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La fine della carta stampata - Il punto di vista di Giuseppe Mantovani, ex edicolante di piazza della Rocca

“L’epoca dei giornali cartacei è finita per sempre”

di Daniele Camilli
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Viterbo - L'edicola chiusa in piazza della Rocca

Viterbo – L’edicola chiusa in piazza della Rocca

Viterbo - L'edicola chiusa in piazza della Rocca

Viterbo – L’edicola chiusa in piazza della Rocca

Viterbo - L'edicola chiusa in piazza della Rocca

Viterbo – L’edicola chiusa in piazza della Rocca

Una lettrice in un bar di Viterbo

Una lettrice in un bar di Viterbo

Viterbo - Giornali all'interno di un bar

Viterbo – Giornali all’interno di un bar

Un lettore in un bar di Viterbo

Un lettore in un bar di Viterbo

Viterbo - Ivan Guerrini del Bar Centrale

Viterbo – Ivan Guerrini del Bar Centrale

Viterbo – “La gente preferisce comprare il pane piuttosto che il giornale. Questo, non solo perché c’è internet, ma soprattutto per la crisi economica che ha colpito le famiglie”. Giuseppe Mantovani, edicolante da una vita, è lapidario. “L’epoca dei giornali cartacei – prosegue – rischia di finire per sempre”.

A testimoniarlo è anche la chiusura dei giornalai. Una vera e propria crisi di settore in corso ormai da anni.

Anche l’edicola di Mantovani, in piazza della Rocca a Viterbo, ha da poco chiuso i battenti. Un’edicola storica che serviva parte del centro storico a ridosso di Porta Fiorentina, l’ingresso a nord della città dei Papi.

Sono circa un centinaio le edicole nella Tuscia. Una decina quelle a Viterbo. Un tempo erano almeno 15, alcune negli ultimi anni hanno deciso di chiudere, “perché non ci si guadagna più niente – ha sottolineato Mantovani -. Fino a dieci anni fa le persone leggevano i giornali cartacei. Decine di copie al giorno con guadagni che a Viterbo arrivavano a toccare i 3-4mila euro al mese puliti, considerando anche che la nostra attività ha costi che si riducono a 600 euro l’anno per l’occupazione di suolo pubblico, il commercialista che ti tiene la contabilità e la bolletta della luce più altre piccole spese”.

Per rilevare un’edicola già avviata si parla però di un investimento di circa 200mila euro. Per aprirne una nuova l’investimento iniziale è inferiore. Tra i 50 e gli 80mila euro per l’acquisto del chiosco. Se invece si decide di affittarlo si parla di uscite mensili (utenze, banca, affitto, commercialista) che si aggirano attorno ai 2mila euro, quasi 24 mila euro all’anno. A queste vanno aggiunte le tasse comunali e le tassazioni riguardanti ogni attività commerciale.

“Oggi le edicole viterbesi che guadagnano di più si attestano sui 1.500 euro al mese, ma la media è di 5-600 euro non di più. Una situazione che va avanti da almeno 3 anni. Inutile dire che con questo stipendio di certo non ci si mantiene una famiglia”.

Le edicole attive in Italia sono circa 30mila. Dal 2001 hanno chiuso oltre 13mila attività, di cui quasi 7mila negli ultimi due anni. Nella città di Viterbo hanno chiuso almeno in 5, da viale Trieste a Corso Italia. “Alcuni riaprono – ha detto Mantovani – come è successo sulla Teverina e in via Garbini, ma altri restano chiusi per sempre”.

A incidere non solo internet, ma anche il diverso peso specifico dei soggetti in campo, dagli editori ai distributori fino ai giornalai che rappresentano l’ultimo anello della catena, l’anello debole, quello che si spezza, senza alcuna conseguenza per le persone che “tanto – spiega Giuseppe Mantovani – le notizie se le leggono online, da quelle nazionali a quelle locali. L’edicola è ormai sul web, anche se pure lì alcune informazioni sono a pagamento”. In particolar modo dai cellulari. La Repubblica per alcune notizie ed editoriali chiede di attivare un abbonamento da una decina di euro al mese. Il primo mese è gratuito. Stessa cosa per il Corriere della Sera che permette la lettura completa di soli 10 articoli al mese, poi è necessario abbonarsi.

“Comunque sia non c’è più niente da fare, le notizie non passano più dalle edicole” che rischiano invece di finire nel dimenticatoio o di diventare un oggetto di antiquariato, se non addirittura nel recinto della tradizione e del folklore.

Inoltre, la concorrenza del web è a dir poco spietata. Più si è letti più sponsor arrivano, e questa è la sola fonte di guadagno di tantissime testate online. Con la possibilità da parte degli utenti di controllare il traffico, ossia il numero di visite, per ciascun giornale che viaggia sul web.

Per farlo, basta collegarsi al sito di Amazon, www.alexa.com, aprire la tendina Features e cliccare su Website Traffics Statistics, inserendo l’indirizzo internet del giornale per avere tutte le informazioni necessarie: rank, titolo di studio e genere dei visitatori, da dove entrano e da quale paese provengono. In Italia il giornale online più letto è Repubblica, seguito da Libero. Ma nella classifica generale sono rispettivamente al 9° e 10° posto, preceduti da Google.it (1°), Youyube.com (2°), Google.com (3°), Facebook.com (4°), Amazon.it (5°), Wikipedia.org (6°), Ebay.it (7°) e Yahoo.com (8°). Per trovare il Corriere della Sera dobbiamo invece arrivare alla 14ma posizione, preceduto da Instagram.com (12°) e seguito da Subito.it (15°), il sito di offerte e vendite online. Il giornale sportivo più letto su internet è la Gazzetta.it (23°). Prima però c’è Pornhub che in Italia si piazza alla 21ma posizione, subito dopo Poste.it e WhatsApp.com.

Nel Centro Italia, la testata giornalista locale più seguita è Tusciaweb, tra le prime 260 posizioni tra tutti i siti a livello nazionale. E al ventesimo posto se si calcolano solo i quotidiani.

“Nelle edicole di Viterbo – prosegue Giuseppe Mantovani – i giornali più letti sono riviste dedicate ai motori, alla casa e al gossip. La più letta è la Settimana enigmistica, 40 copie ogni 7 giorni. Per quanto riguarda i quotidiani, vanno per la maggiore quelli locali. Il Messaggero vende al massimo 20 copie al giorno, mentre il Corriere di Viterbo si attesta sulle 10-15. Le testate nazionali invece non superano le 3-4. Repubblica arriva ad esempio a 10, ma solo il venerdì quando c’è l’inserto. Detto ciò, le edicole vanno avanti con altro, dai giochi per i bambini alle figurine”. Un vero e proprio sistema di sopravvivenza che ha portato alla creazione di piccoli spazi dedicati all’interno dell’attività.

Ed è proprio per fronteggiare una crisi che tra pochi anni rischia di veder scomparire le edicole che comuni ed editori il 2 ottobre hanno firmato un protocollo d’intesa per salvaguardare la rete delle edicole, trasformandola in rete di servizi al cittadino. 

Il protocollo, sottoscritto da Anci (associazione nazionale comuni italiani) e Fieg (Federazione italiana editori giornali), prevede infatti la sensibilizzazione delle amministrazioni comunali affinché riducano considerevolmente i canoni delle edicole per le occupazioni permanenti e temporanee di suolo pubblico ed esonerino dall’imposta le locandine editoriali dei quotidiani e dei periodici esposti nei locali pubblici.

Si stabilisce inoltre che gli edicolanti possano ampliare le categorie di beni e i servizi offerti a cittadini e turisti (pagamento ticket, prenotazioni visite mediche, spedizioni e recapiti corrispondenza, ecc.), così come la possibilità da parte dei comuni di promuovere iniziative volte ad assicurare una presenza capillare dei punti vendita della stampa, individuando criteri volti alla liberalizzazione degli orari e dei periodi di chiusura dei punti vendita. 

Prevista infine la costituzione di un tavolo bilaterale Anci-Fieg per valutare le modalità delle iniziative da mettere in campo valutandone l’andamento. Il protocollo ha durata di tre anni. Poi si vedrà.

Dulcis in fundo, le persone che ogni giorno leggono i giornali al bar. Gratuitamente. “Sono di solito appena qualche decina le persone che sfogliano il giornale – dice Ivan Guerrini del Bar Centrale in piazza del comune a Viterbo -. I  giornali li teniamo per una questione di servizio. Ma se fosse per me li toglierei perché l’80% di chi entra per leggere un quotidiano poi sta ore al tavolino consumando solo un caffè”. Crollato anche il numero dei lettori al bar…

Daniele Camilli

 


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25 gennaio, 2018

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