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Vetralla - Bosco di Montefogliano - Potrebbe essere stato un vero e proprio punto di riferimento per molti religiosi tra il XV e il XVIII secolo

L’eremo di San Girolamo tra storia e misticismo

di Daniele Camilli
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L'eremo di San Girolamo

L’eremo di San Girolamo

L'eremo di San Girolamo

L’eremo di San Girolamo

Il bosco di Montefogliano

Il bosco di Montefogliano

L'eremo di San Girolamo

L’eremo di San Girolamo

L'eremo di San Girolamo

L’eremo di San Girolamo 

Vetralla – Un eremo nel bosco scavato a mano nella pietra lavica tra la fine del ‘400 e la prima metà del XVI secolo. È l’eremo di San Girolamo e si trova nel comune di Vetralla. Nel bosco di Montefogliano, a un chilometro dalla strada e a poche centinaia di metri dal convento di Sant’Angelo scelto nel 1744 da San Paolo della croce come sua residenza e sede dei padri passionisti, tuttora presenti.

Fotogallery: L’eremo di San Girolamo

L’eremo è raggiungibile lungo un sentiero nel bosco a ridosso di un avvallamento attraversato dall’acqua in inverno e carico di foglie in autunno.

Un eremo strettamente legato al convento di Sant’Angelo, le cui prime testimonianze risalgono all’VIII sec. quando l’oratorio venne donato al monastero benedettino di Farfa. Ai benedettini subentrarono i francescani fino al 1413. Il convento è stato poi gestito da diversi eremiti fino al 1744 quando San Paolo della Croce scelse questo luogo come sua abituale residenza e sede dei Padri Passionisti che tuttora vi dimorano.

Non è quindi da escludersi l’ipotesi che l’eremo di San Girolamo possa essere soltanto uno dei luoghi di eremitaggio che caratterizzavano la zona attorno al convento trasformato anch’esso in luogo di ascesi e preghiera per lungo tempo a cavallo tra il XV e il XVIII secolo quando sul territorio si imposero i frati passionisti.

Se così fosse, l’eremo di San Girolamo non sarebbe un esempio isolato, ma la testimonianza di un nucleo di eremiti più ampio e complesso che per oltre trecento anni hanno vissuto nei boschi di Montefogliano ritirandosi volontariamente dalla società in nome di una visione monacale fortemente spirituale del cristianesimo, stabilendo tuttavia un rapporto molto forte con la popolazione del territorio di Vetralla che, sebbene non ancora indagato, potrebbe trovare riscontri evidenti.

Dal legame di profonda stima ancora forte tra popolazione e frati passionisti che inoltre, nonostante non siano eremiti e qualcuno di loro sia a capo di alcune parrocchie, hanno sempre mantenuto un rapporto molto discreto e distaccato con il territorio. Fino alla festività di Sant’Antonio abate del 17 gennaio che Vetralla festeggia con un mercato per le vie della città. Come se si trattasse di un santo patrono. Sant’Antonio abate è considerato il fondatore del monachesimo cristiano. 

Lo stesso San Paolo della Croce, che riconsegna la zona a forme di monachesimo più moderate, richiama con il suo stesso nome il primo eremita cristiano, vale a dire Paolo di Tebe, vissuto in Egitto nel III sec. d.C. e chiamato anche “San Paolo primo eremita”.

Poche cose si sanno sull’eremo in mezzo al bosco. Si sa che venne costruito da frate Girolamo Gabrielli che vi si trasferì nel 1525.

Per poco tempo, perché, complice anche la via Cimina che passa proprio da quelle parti, nel 1527 i lanzichenecchi diretti a Roma per saccheggiarla e catturare papa Clemente VII per conto dell’imperatore Carlo V, si fermarono prima all’eremo di San Girolamo distruggendolo e malmenando il povero frate che salvata la pelle se ne ritornò a Siena.

L’eremo venne fatto ricostruire da un concittadino di Girolamo, fra’ Marcantonio, mentre le fonti ne attestano l’esistenza fino al 1628.

Daniele Camilli


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17 gennaio, 2018

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