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Tribunale - Imputate di tentata estorsione erano assistite da Douglas Duale, l'avvocato del somalo accusato ingiustamente dell'omicidio di Ilaria Alpi

Lite per la piazzola, assolte due lucciole

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Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

 

L'avvocato Douglas Duale

L’avvocato Douglas Duale

Viterbo – Lucciole nigeriane e romene litigano per la piazzola, assolte con formula piena dall’accusa di tentata estorsione le due giovani africane, difese dal noto avvocato d’origine somala Douglas Duale. 

I fatti risalgono all’ottobre 2011.

Due coppie di lucciole, di diversa nazionalità, avrebbero preteso di esercitare in esclusiva la professione, su una delle tante piazzole della strada che collega Orte a Gallese.

E siccome le nigeriane sarebbero arrivate prima delle romene, avrebbero preteso una sorta di affitto di 500 euro al giorno dalle ragazze dell’est europeo, minacciando di cacciarle armate di un coltello e di un ombrello.

In aula non si sono viste né le vittime, né le imputate. Non ha invece mai mancato un’udienza il legale Douglas Duale, noto per avere fatto parte del collegio difensivo di Hashi Omar Hassan, il presunto assassino di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, la giornalista e l’operatore del Tg3 ammazzati a Mogadiscio il 20 marzo del 1994.

Su incarico del console somalo, la difesa di Hassan venne affidata all’avvocato Douglas Duale, in Italia dagli anni 70, che ne ha ottenuto l’assoluzione nell’ottobre 2016 dopo che aveva scontato 17 anni di carcere. Un richiesta di assoluzione arrivata dalla stessa pubblica accusa, davanti alla corte d’appello di Perugia,  cui si sono associati sia i legali della Rai, sia i legali della famiglia Alpi. 

“E’ la pagina più nera e oscura della giustizia italiana”, fu il commento a caldo di Duale. In confronto, verrebbe da dire, l’assoluzione di due nigeriane accusate di tentata estorsione dopo oltre sei anni è una passeggiata.

Ma l’avvocato Duale non si tira indietro. “Tutta la vicenda è stata frutto di un equivoco clamoroso – ha tenuto a sottolineare, dopo la sentenza del collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone – non c’era nulla, niente di niente, nei confronti delle due imputate nigeriane, se non la testimonianza delle due lucciole romene, che non si sono mai presentate al processo per confermare le accuse e che avevano tutto l’interesse a inventarsi una storia per liberarsi della concorrenza in modo da avere in esclusiva la piazzola”. 

“Nessuna certezza oltretutto – ha ricordato – che le attuali imputate, fermate non in flagranza, ma alla stazione di Orte, mentre si apprestavano a prendere il treno per Roma, fossero le presunte aguzzine indicate dalle vittime”.

Il processo, partito nel 2014, lo scorso 16 gennaio sarebbe stato rinviato per l’ennesima volta, rischiando di slittare al 18 settembre, se Duale per primo, seguito a ruota dall’altro difensore, non avesse sollecitato la discussione. 

“Sono passati oltre sei anni – ha ribadito ieri, come aveva detto due settimane fa al tribunale – e la mia assistita aveva necessità che il processo si chiudesse al più presto, per motivi di lavoro”.

Velocissima è stata il 16 gennaio la requisitoria del sostituto procuratore Eliana Dolce, secondo la quale, non essendo emerse prove, le imputate dovevano essere prosciolte dall’accusa di tentata estorsione. Ieri nessuna replica, il collegio si è ritirato per pochi minuti e, come chiesto dalla difesa, dopo un’attesa durata quasi sette anni ha assolto le imputate con formula piena. 

Silvana Cortignani


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31 gennaio, 2018

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