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Tribunale - Acquapendente - Così un cameriere 29enne avrebbe minacciato la ex, finendo sotto processo per stalking

“L’unico modo per liberarti di me è uccidermi”

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Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

 

L'avvocato Vincenzo Dionisi

L’avvocato Vincenzo Dionisi

Acquapendente – (sil.co.) – “Non voleva che svolgessi servizio nella protezione civile e una volta mi ha buttato i farmaci salvavita dalla finestra”. E’ finita così, dopo un paio d’anni, la convivenza tra una 31enne originaria del viterbese e un cameriere 29enne conosciuto a Montecatini. Nella città toscana la coppia è rimasta dal 2013 a dicembre 2015, quando, alla vigilia di Natale, la donna ha troncato la relazione, tornando dai genitori ad Acquapendente. 

All’inizio del 2016, però, lui si è ripresentato e l’ha convinta a tornare insieme. E da quel momento, per la donna, sarebbe iniziato un incubo, conclusosi cinque mesi dopo, una sera di giugno, con l’arresto in flagrante dell’uomo, finito ai domiciliari, su disposizione della pm Chiara Capezzuto, dopo l’ennesima scenata in piazza, proseguita anche dopo l’arrivo dei carabinieri. 

“Lo sai cosa mi fanno, se li chiami”, avrebbe detto il cameriere alla ex, strappandole di mano il cellulare per impedirle di chiedere aiuto al 112, consapevole di avere passato il segno. Poche settimane prima le aveva scritto “L’unico modo per liberarti di me è uccidermi”.

La presunta vittima lo aveva lasciato per la seconda volta in pochi mesi, stavolta definitivamente, e quel giorno era uscita a fare una passeggiata con un amico, infermiere presso il locale ospedale. Al processo, iniziato nei giorni scorsi davanti al giudice Giacomo Autizi, la 31enne si è costituita parte civile con l’avvocato Vincenzo Dionisi. 

“Quando convivevamo a Montecatini cercava di impedirmi di svolgere servizio per la protezione civile e una volta mi ha buttato dalla finestra i farmaci salvavita che devo assumere quotidianamente per una patologia di cui soffro. Per questo l’ho lasciato e sono tornata a vivere coi miei genitori ad Acquapendente”, ha raccontato la donna al giudice. 

“Quando ho accettato di dargli un’altra possibilità e ci siamo rimessi insieme, io per prudenza sono rimasta a vivere coi miei genitori, mentre lui, che nel frattempo si era trasferito ad Acquapendente, si è preso un monolocale”.

“Ma non gli stava bene e dava la colpa a mia madre, se non tornavo a vivere con lui ha proseguito – fatto sta che se l’è presa con lei e mi inviava messaggi in cui diceva che sarebbe venuto a spaccarle la testa”. 

Un crescendo di vessazioni e di minacce, per cui la 31enne avrebbe deciso di troncare definitivamente la relazione. 

Da quel momento l’inferno: “Potevo uscire da casa solo accompagnata dai miei familiari e pure quando ero con i miei genitori, con mia nonna o con mia figlia minorenne lui mi tormentava, fermandomi per strada e pretendendo di parlarmi per convincermi a tornare insieme”.

“A un certo punto, avevo talmente paura di lui da rinviare l’inaugurazione di un laboratorio artigianale che stavo per aprire, nel timore di ritorsioni”.

Il tenore dei messaggi si sarebbe fatto via via sempre più aggressivo: “Vengo a Bolsena, male per te e per tuo padre”, “Le promesse si mantengono, cazzi tuoi se non provi più nulla”. “L’unico modo per liberarti di me è uccidermi”.

Fino all’episodio clou del 29 giugno 2016. Erano circa le 19, quando avrebbe pedinato l’ormai ex fidanzata, fermandola in una piazzetta di Acquapendente mentre stava passeggiando con un amico infermiere.

“Mi strattonava, voleva parlarmi a tutti i costi, non voleva saperne di andare via – ha raccontato la vittima – quando ho tirato fuori il telefonino dalla borsa per chiamare i carabinieri, me lo ha strappato dalle mani urlando ‘lo si cosa mi fanno se li chiami’. E, non contento, ha cominciato a leggere i miei messaggi, mentre il mio amico chiamava lui i carabinieri”.

Non avrebbe desistito nemmeno all’arrivo dei militari, continuando col suo atteggiamento aggressivo nei confronti della ex. Denunciato già più volte nei mesi precedenti, per molestie e anche per violazione della privacy, il 29enne è stato così arrestato, finendo ai domiciliari per violenza privata, rapina e stalking. E poi sotto processo. 


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8 gennaio, 2018

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