Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Caro direttore, continuo a ripetere che le mie riflessioni di studioso ed esperto di mass media riguardano soprattutto la graduatoria delle notizie più lette su Tusciaweb.
Tuttavia, a beneficio di coloro che si sono spesi contro il mio intervento a riguardo, portando il discorso esclusivamente sulla caccia e sulla presenza di cinghiali nel nostro territorio – e segnatamente a beneficio di Severi – riporto i seguenti ragguagli, probabilmente più attendibili del mio pensiero e dei saperi del mio informatore cacciatore.
A Severi, ovviamente in amicizia, segnalo in particolare la nota del professore Francesco Petretti, che ha insegnato (non studiato, certo, ma spero che basti…) all’Unitus.
Dall’articolo “Cinghiali, una criminalizzazione ingiustificata”, di F. Balocco, “Il Fatto Quotidiano”, 14 settembre 2015:
Iniziamo con il dire che non esiste praticamente più il cinghiale autoctono, ma quelli che troviamo in circolazione sono per lo più ibridi con specie provenienti dall’Europa dell’est, quando non sono addirittura ibridi derivanti da accoppiamenti fra cinghiali e suini lasciati al pascolo, ibridi definiti “porcastri”.
Purtroppo, sono anche ibridi molto prolifici e il cinghiale non ha altri predatori che il lupo (che prolifica molto meno). Ma da dove provengono questi cinghiali alloctoni? Qui sta il nocciolo della questione. Essi provengono da immissioni – autorizzate o no – effettuate in questi decenni da enti che hanno assecondato le richieste delle associazioni venatorie, appunto a scopo di caccia.
Se, ipoteticamente, il cinghiale fosse rimasto in questo periodo quello autoctono, autorizzandone la caccia, esso sarebbe rimasto in numero contenuto. Con le immissioni, ripeto, autorizzate o clandestine, il numero dei cinghiali è aumentato in maniera drastica.
Come ricorda giustamente il biologo Francesco Petretti: “La falla è rappresentata dai ripopolamenti che ancora oggi vengono fatti annualmente a ritmo di decine di migliaia di capi. Inutile pensare di risolvere il problema del sovrannumero dei cinghiali se prima non si tappa la falla, arrestando questo fiume di esemplari liberati ogni anno dalle strutture pubbliche e private per alimentare una crescente domanda venatoria”.
Fabio Balocco è avvocato, ambientalista, saggista, già nello staff giuridico di Enel e collaboratore de Il Fatto Quotidiano.
Francesco Petretti, biologo e ornitologo, ha avuto incarichi di insegnamento all’Università del Molise, all’Università di Perugia e all’Università della Tuscia. E’ membro del Comitato scientifico del Wwf e ha diretto i programmi per la Biodiversità della stessa associazione, occupandosi di tutela delle risorse naturali e di specie minacciate.
Per me, il discorso si chiude qui. Ognuno è libero di trarre le conclusioni che crede.
Francesco Mattioli
Articoli: Severi: “Lei parla di caccia come fosse un giochino feticista” – Mattioli: “La ‘cultura’ della caccia appartiene al passato” – Tuccini: “La caccia è cultura, istruzione, ricerca” – Serrani: “Fuori luogo paragonare i cacciatori a chi spacca le bottiglie…” – Mattioli: Tira più una battuta al cinghiale che… – Oltre 50 milioni di visualizzazioni nel 2017
