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Viterbo - Solenne concelebrazione presieduta dall'arcivescovo spagnolo Josè Rodriguez Carballo nel monastero di San Bernardino

Oggi festa di S. Giacinta Marescotti

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Santa Giacinta Marescotti

Santa Giacinta Marescotti

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Festa di S. Giacinta Marescotti.                                                                                              

Le celebrazioni in onore di santa Giacinta Marescotti culmineranno oggi con una solenne concelebrazione presieduta dall’arcivescovo spagnolo Josè Rodriguez Carballo Ofm,  nella chiesa dedicata  alla santa francescana presso il monastero di San Bernardino, in piazza della Morte.

Al rito parteciperà in forma ufficiale la delegazione di Viterbo-Rieti del Sovrano Militare Ordine di Malta di cui Santa Giacinta è Patrona. Come da tradizione, sarà presente anche il Principe Don Sforza Marescotto Ruspoli, legato da vincoli di parentela con la Santa. 

Al termine della liturgia eucaristica vi sarà la tradizionale distribuzione delle foglie di Santa Giacinta, una pianta di natura boschiva, conservata da tempo immemore nell’orto delle monache clarisse .

Giacinta, al secolo Clarice, figlia del Conte Marcantonio Marescotti e di donna Ottavia Orsini, nasce a Vignanello  il 6 marzo 1585.Assieme alle sue due sorelle Ginevra e Ortensia, compie gli studi al Convento di San Bernardino a Viterbo; al termine degli studi Ginevra rimane in convento e prende il nome di Suor Immacolata.Clarice e Ortensia sono introdotte nelle migliori case gentilizie; Clarice è molto attratta dal giovane Paolo Capizucchi ma egli chiede la mano della sorella minore Ortensia. Clarice ne rimane sconvolta e dopo qualche settimana decide di raggiungere la sorella suor Immacolata a San Bernardino.

Qui prende il nome di Giacinta, ma senza farsi monaca: sceglie lo stato di terziaria francescana, che non comporta clausura stretta. Anziché vivere in una cella, si fa arredare un intero appartamento nello stile delle sue stanze nel castello di Vignanello, ed è servita da due giovani novizie. Conduce una vita mondana  fino al 1615, quando, in seguito ad una malattia, entra in una crisi spirituale. Il giorno dopo viene a trovarla il padre confessore e la notte seguente suor Giacinta trascorre l’intera notte pregando.Si converte e si dedica ad esercizi di penitenza e di perfezione cristiana.

Per suor Giacinta cominciano ventiquattro anni straordinari e durissimi: povertà totale e continue penitenze, con asprezze oggi poco comprensibili, ma che rivelano energie nuove e sorprendenti. Dalle due camerette raffinate lei passa a una cella disadorna  per vivere di privazioni ma al tempo stesso, di lì, compie un’opera singolare di“riconquista”. Personaggi lontani dalla fede vi tornano per opera sua, e si fanno suoi collaboratori nell’aiuto ad ammalati e poveri. Un aiuto che Giacinta la penitente vuole sistematico, regolare, per opera di persone fortemente motivate.

Questa mistica si fa organizzatrice di istituti assistenziali; aiutata dal cittadino Francesco Pacini fa nascere una confraternita laicale, detta dei“Sacconi”, col fine di soccorrere poveri, malati e detenuti.Non sono molti quelli che la conoscono di persona. Ma subito dopo la sua morte, avvenuta il 30 gennaio 1640, tutta Viterbo corre alla chiesa dove è esposta la salma e tutti si portano via un pezzetto del suo abito, sicché bisognerà rivestirla tre volte.

Viene beatificata da  Benedetto XIII  nel 1726 e proclamata santa da Pio VII  nel 1807.

Roberto Saccarello

 


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30 gennaio, 2018

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