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Viterbo - Commemorazione del centenario della Grande Guerra 1915-18

Quando Emilio Bianchi si amputò la gamba e incitò i suoi a combattere…

di Silvio Cappelli
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Emilio Bianchi

Emilio Bianchi

Viterbo – Emilio Bianchi, medaglia d’oro al Valor Militare nella Prima Guerra Mondiale, nacque ad Ancona il 22 febbraio 1882.

Rimasto prematuramente orfano della madre Ginevra trascorse l’infanzia e compì gli studi a Viterbo. Nel 1916, all’età di 24 anni, fu chiamato alle armi nel 1° Reggimento Genio Zappatori, matricola n. 8080, e dovette subito raggiungere la zona di guerra sul Carso.

Durante un combattimento a Hudi Log, nel mese di gennaio 1917, fu ferito gravemente da scheggia di granata e fu ricoverato in un ospedaletto da campo.

Non fece passare neanche un mese di convalescenza che chiese di rientrare al fianco dei suoi compagni a combattere in prima linea.

Ma il suo destino era segnato: morì da eroe circa 4 mesi dopo, il 25 maggio 1917, nell’ospedaletto da campo n. 5 per ferite gravi riportate durante in combattimento.

Fu insignito della medaglia d’oro al Valor Militare con la seguente motivazione: “Sempre primo ove più grave era il pericolo, raggiungeva, sotto violento fuoco, la trincea nemica. Colpito da una granata avversaria che gli asportava la gamba sinistra, con mirabile sangue freddo estraeva dalla tasca un coltello, e, tagliando i lembi della carne sanguinante, alzava nella mano destra la gamba mozzata, gridando parole magnifiche d’incoraggiamento ai propri compagni. Rivoltosi poi al proprio ufficiale, esclamava: “Viva l’Italia”. Il giorno seguente perdeva la vita.- Hudi Log. 24 maggio 1917

Accadde tutto durante la decima battaglia dell’Isonzo, sotto l’imperversare del fuoco dell’artiglieria nemica raggiunse le posizioni conquistate, quando improvvisamente una scheggia di granata gli scoppiò vicino e lo colpì alla gamba sinistra dilaniandola.

Lui, sopportando il dolore atroce e senza lamentarsi, con coraggio e sangue freddo, usando un coltello, recise i lembi di carne che ancora univano la gamba al corpo e poi, sollevato con una mano l’arto amputato e mostrandolo ai compagni rivolse ancora ad essi parole di incoraggiamento, incitandoli a proseguire il loro combattimento contro gli austriaci.

Emilio Bianchi è stato inserito nell’Albo d’Oro dei caduti di Viterbo e frazioni e a lui è stata intitolata una via a Viterbo, da piazza del Sacrario a Via del Pavone.

L’Associazione culturale Take Off, nel corrente mese di febbraio e nel prossimo mese di aprile, sta organizzando un’iniziativa denominata “Che vi sia di conforto”, con lo scopo di rinnovare onore e merito, simbolicamente, a tutti i valorosi combattenti della provincia di Viterbo caduti durante la Prima Guerra Mondiale, sia noti che ignoti, alcuni dei quali dimenticati, finiti nell’oblio, e esclusi anche dagli elenchi ufficiali dei ricordi.

Il 28 febbraio si terrà una solenne giornata di commemorazione a Viterbo all’interno della Sala Regia del Palazzo dei Priori.

Partecipando invece alla manifestazione, dal 21 al 24 aprile prossimo, si potranno visitare alcuni luoghi simbolo della Grande Guerra, che hanno attinenza con i nostri conterranei, con attività organizzate ed escursioni, e questo servirà, comunque in occasione del centenario, a rendere tributo e onore a tutti i caduti del conflitto mondiale di un secolo fa.

Sarà prevista una visita al Sacrario di Fagarè, nel Comune di San Biagio di Callalta in provincia di Treviso, dove sono custoditi i corpi di circa 25 caduti viterbesi della Grande Guerra e dove riposano i gloriosi resti di oltre diecimila soldati caduti nelle dure battaglie del Piave (1917-18) provenienti da 80 cimiteri di guerra del basso Piave.

Un cimitero militare, questo di Fagarè, scelto come simbolo, che servirà a portare il saluto e il riconoscimento, del valore e del merito, anche a tutti gli altri caduti viterbesi, noti e ignoti, sepolti in altri cimiteri.

Durante il viaggio si farà anche una sosta al Sacrario di Santa Maria Ausiliatrice di Treviso, dove sono sepolti altri quattro caduti della provincia di Viterbo, e si soggiornerà ad Asiago dove, durante la “Battaglia degli Altipiani del 1916, numerosi viterbesi combatterono e alcuni furono fatti prigionieri e altri morirono.

In particolare i viterbesi facenti parte del 213° Reggimento Fanteria, in località Campo Rovere, a poca distanza da Roana e Asiago, dove rimasero vittime di una violentissima reazione nemica. Soltanto in quei giorni l’esercito italiano contò la perdita di oltre 1300 uomini compresi i dispersi.

L’iniziativa continuerà con un’escursione guidata sul Monte Cengio, tristemente famoso, per l’estrema resistenza dei Granatieri di Sardegna all’avanzare delle truppe austro-ungariche durante l'”Offensiva di primavera” – maggio/giugno 1916 – più nota come “Strafexpedition”.

La tenuta di questo baluardo affacciato sulla Val d’Astico e la pianura vicentina richiese il sacrificio di oltre duemila soldati. Si narra che alcuni Granatieri pur di non consegnare l’Italia al nemico abbracciassero gli austriaci morendo nel famoso “Salto” (giunti sull’orlo del baratro, i Granatieri si avvinghiavano ai corpi degli assalitori trascinandoli nel vuoto).

Previste anche le visite ad una trincea della Grande Guerra e ai due Cimiteri di Guerra della Val Magnaboschi. Uno di questi è un cimitero inglese che custodisce le salme di 183 caduti e al lato opposto il cimitero italo austriaco (detto degli alberi mozzi) in cui sono stati utilizzati dei tronchi di abete al posto delle lapidi.

Al Sacrario Militare del Leiten invece, sull’Altopiano di Asiago, dove sono custodite 56.000 salme dei caduti della Grande Guerra, si potrà assistere all’alzabandiera con l’inno nazionale e alla proiezione di un breve filmato storico.

Deposizione di una corona di alloro e breve cerimonia per commemorare tutti i caduti della Grande Guerra. Al termine trasferimento sul Monte Verena con salita in quota con la seggiovia per visitare il Forte Verena da dove è partito il primo colpo di cannone che ha dato il via all’entrata in guerra dell’Italia il 24 maggio 1915.

L’iniziativa si concluderà, tra le atre cose, con una visita guidata al Museo della Grande Guerra di Canove, che si presenta come una delle più complete e interessanti raccolte di materiali del primo conflitto mondiale a livello nazionale, allestito nella suggestiva sede della ex stazione ferroviaria del comune di Roana.

“Che vi sia di conforto” è un’iniziativa organizzata dall’Associazione culturale Take Off di Viterbo, in collaborazione con la sezione di Civitella d’Agliano (VT) della Croce Rossa Italiana, in occasione del centenario della Grande Guerra (1915/18 – 2018), in memoria di tutti i combattenti e caduti della Prima Guerra Mondiale, in particolare di quelli viterbesi.

L’iniziativa prevede anche una manifestazione da tenersi precedentemente a Viterbo e sarà realizzata anche il patrocinio del Comune di Viterbo, della Provincia di Viterbo, della Biblioteca Consorziale di Viterbo, dell’Archivio di Stato di Viterbo, del Sodalizio Facchini di Santa Rosa, Ottica F.lli Sorrini, Tipografia Grazini & Mecarini, e di tutte le altre realtà amministrative/associative che vorranno aderire.

Il titolo “Che vi sia di conforto” è stato mutuato da una significativa frase scritta sul retro di una foto-cartolina raffigurante un gruppo di otto militari, sette dei quali della provincia di Viterbo, catturati dagli austriaci sull’Altopiano di Asiago all’inizio del conflitto mondiale, e inviata ai familiari a mo’ di conforto.

Silvio Cappelli


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20 febbraio, 2018

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