Viterbo – Ricordando Francisco Palma Burgos (Paco) nel centenario della nascita 12 febbraio 1918-2018.
L’incontro con Paco fu davvero singolare, ero nella chiesa dei Frati a Castel Sant’Elia avevo solo 23 anni. Da poco un evento insolito aveva danneggiato una preziosa opera d’arte: la Pietà di Michelangelo era stata sfregiata da un geologo ungherese, un certo Lazlo aveva colpito la statua con un martello ripetutamente.
Era l’estate 1972 e di lì a poco la città di Carrara avrebbe indetto un Premio “il Michelangelo d’oro”, due milioni e mezzo per l’artista che avesse raffigurato in modo efficace lo sfregio alla Pietà.
Francisco Palma Burgos aveva già in mente di partecipare, essendo soprattutto scultore oltre che pittore, con una tela e cercava un modello, mi chiese se potevo posare per un ritratto, doveva raffigurare un giovane rattristato, lo ero davvero, per l’evento, mentre leggevo la notizia da un giornale. Sulle prime non ero affatto convinto di farlo, poi arrivò un mio amico che lo conosceva e fummo così invitati a visitare la sua caratteristica casa che si ergeva su un costone con sotto la bellissima basilica romanica di Sant’Elia.
Fu visitando le varie stanze e laboratorio con una vista a picco sulla valle Suppentonia, tra Nepi e Civita Castellana, che scorsi sul comodino della sua camera da letto, il libro del mistico spagnolo, di cui aveva restaurato l’Oratorio a Ubeda, San Giovanni della Croce “La Notte Oscura” naturalmente in lingua. Pensai tra me che forse avrei potuto con lui parlare della ricerca della luce in un’adolescenza altrettanto oscura, stando fermo come modello. Già il volto e lo sguardo appariva particolare, cosa che accadde tanto da superare le mie aspettative per una visione della vita che definirei serena del “qui e ora” e scoprii in lui, come direbbe Herman Hesse, che era in possesso del “diploma di maturità umana”.
Francisco per gli amici Paco, nasce in una famiglia di artisti a Malaga il 12 febbraio 1918 aveva studiato dapprima scultura presso l’istituto artistico S. Telmo a Malaga poi a Madrid avendo vinto una borsa di studio per la Scuola Superiore di Belle Arti, infine sempre con una nuova borsa di studio del Ministero Affari Esteri Spagnolo negli anni 1942-43 all’Accademia delle Belle Arti di Roma. Durante quel periodo conobbe dei grandi maestri italiani Sironi, Messina, P. Fazzini ecc… spesso ritornava in Spagna per incarichi vari sia di restauro o addirittura ricostruzioni di quanto la guerra aveva distrutto.
Negli anni ’60 approda a Castel Sant’Elia grazie a una sua amica di Accademia determinata a farlo rimanere, tanto da comperare una piccola casa poi restaurata da lui stesso. Ma fu l’accoglienza fraterna del sindaco Nazzareno Mazzolini, diventando a tutti gli effetti uno di famiglia (a volte mi ripeteva: “Zeno è una persona generosissima, ha una sensibilità particolare per l’arte, così dovrebbero essere gli insegnanti, non soffocare nei bambini l’amore per il bello che da solo senza parole educa”), a farlo restare.
Rimase a Castello per circa 20 anni restaurando chiese in varie parti dell’Umbria Visso, Gubbio ma soprattutto a Castel Sant’Elia riportando al suo splendore originario l’immagine cinquecentesca di Maria SS.ma ad Rupes, e anche parte della chiesa di Sant’Antonio Abate, nella cui sagrestia allestì un laboratorio per una statua di un Cristo morto. Numerose sono le sculture lignee e in marmo e gli affreschi sparsi tra le chiese di Madrid, Malaga la sua patria, molteplici i restauri tra questi ricordo il Forte San Gallo a Civita Castellana.
Muore il 31 dicembre 1985 a Ubeda.
Un grazie particolare va a Rodolfo Mazzolini figlio di Zeno che mi ha permesso di accedere all’archivio fotografico del padre, di cui conserva la straordinaria bonomia.
Massimo Fornicoli
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