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Lettere - Viterbo - Lo conferma Maurizio Grattarola che spiega: "il nome dell'autore compare in un carteggio del principe Francesco Maria Ruspoli"

“L’urna di S. Giacinta fu disegnata da Giovan Battista Gazzale”

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Vignanello - Il castello Ruspoli

Vignanello – Il castello Ruspoli

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – La bellissima urna in cui è posto il corpo di S. Giacinta, di cui, grazie alle ricerche del professor Giorgio Felini, si conosceva l’autore materiale, l’intagliatore romano Valentino Consalvi, ha ora anche il nome di chi realizzò il disegno.

Si tratta dell’architetto Giovan Battista Gazzale, genovese, al servizio del principe di Cerveteri e conte di Vignanello Francesco Maria Ruspoli, ed autore fra l’altro della maggior parte dei disegni dell’arredo della chiesa collegiata di Vignanello.

Una lettera del Principe inviata proprio a Gazzale il 19 aprile 1727, poco prima dei festeggiamenti per la beatificazione avvenuta nel 1726 e che si terranno a Viterbo e Vignanello nel maggio dello stesso anno, lettera conservata in un archivio privato e recentemente trascritta dallo scrivente, ce ne fornisce la prova: “[…]L’urna con t[ut]t᷉o l’ornato compito l’abbiamo fatta mettere assieme, e posta alla pubblica vista nella n[ost]r᷉a cam.[er]a d’udienza [a Palazzo Ruspoli a Roma ndr], dove vi è concorsa molta nobiltà, e popolo a’ vederla con approvaz.[ion]e, et applauso universale, conf.[orm]e speriamo che riuscirà ancora in Viterbo p[er] mag:[gio]re gloria della n[ost]r᷉a Beata, vantag.[gi]° del Mon[aste]r᷉o, et onore della Casa n[ost]r᷉a, et applauso p[er] voi che ne siete stato l’ingegniero, e non poca sodisf[azi]o᷉ne abbiamo avuta nel sentire sì da voi che dal Mons.[ign]or Vescovo medesimo l’approvaz.[ion]e del n[ost]r᷉o pensiero di collocare p[er] i giorni della Festa l’urna còl Sacro Corpo con t[ut]t᷉o l’ornato nella tribuna dell’Altare mag.[gio]re, mentre colà potrà molto più comparire la machina, e con minor confus.[ion]e sarà goduta dal popolo, e vener.[at]° il Sacro Corpo.”

Altre lettere dello stesso periodo ci forniscono anche un curioso aneddoto: le urne probabilmente dovettero essere due perché sempre il principe, poco tempo prima della lettera precedente, si lamentò in un altra lettera degli inizi del 1727 con l’Architetto della sua dimensione:

“Finalmente ci portò l’intagliatore la cassa terminata p[er] riporci il B.[eato] Corpo, ma’ avendola ben ved.[ut]a, e considerata riesce molto corta, et impropria p[er] il corpo della Beata, quando p[er] relazione si sa’ d’essere di statura grande, onde necessariam.[ent]e dovete in faccia del luogo, dove state, pigliar tutte le misure, e farne lo scandag.[li]° in forma che si possa allungare la cassa in cong.[iuntu]ra che ritornarete a’ Roma, altrim.[ent]i parerebbe il corpo di una giovanetta, e non di una donna fatta, e q᷉[ues]to bisogna onninam.[en]te rimediarlo. E Dio vi feliciti.”

Gazzale riuscì poi ad allargare la nicchia dove doveva essere riposta l’urna e quindi a ridisegnarla più lunga. Purtroppo al momento non è stato possibile rinvenire il disegno, ma i documenti su Vignanello conservati presso l’Archivio Segreto Vaticano sono fonti di continue sorprese, e quindi mai dire mai.

Maurizio Grattarola


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17 febbraio, 2018

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