Viterbo – Perché votare? Perché, come diceva De Gaulle, “la politica è una cosa troppo seria per lasciarla fare ai politici”.
Chi sono costoro? Distinguiamo tra chi conta e chi no. Dei secondi, quelli che il mafioso de Il Giorno della Civetta di Sciascia non considererebbe neanche ominicchi, non vale parlare.
Interessano i loro capi che, nonostante la nostra democrazia avanzata, ormai son meno delle dita di una mano.
“Contare” però è parola grossa perché pure loro son prestanome di poteri ben più decisivi quanto impalmabili come gli algoritmi che usano per spostare denaro e con esso potere nelle borse mondiali e, da che mondo è mondo, i governi nascono o dal popolo o sopra il popolo. In quest’ultimo caso, specie quando poggiano su sgabelli come porcellum, italicum, rosatellum.
Dei pochi cui è consentito giocare con la fascia di capitano impressionano le definizioni che all’interno della casta alla quale appartengono si danno reciprocamente.
Dovremo perciò scegliere tra personaggi giudicati ad esempio “delinquente politico, delinquente seriale, serial killer” e su sponde opposte “pregiudicato”, evasore, barbaro, ladro. O “poveraccio” detto da un riccone ad un giovane capopolo.
Allargando poi l’orizzonte sui nomi di alcuni candidati può tornare in mente quel che scriveva Fortebraccio, il grande corsivista de l’Unita comunista “C’è poco da scegliere. Ci si muove tra capi storici e capi d’imputazione e in qualche caso c’è il cumulo”.
Questo da noi passa il convento e sarebbe niente a confronto delle tante promesse di bengodi sparse a piene mani in un paese dove, se anzichè capetti avessimo statisti, la campagna elettorale sarebbe all’insegna delle parole d’ordine che Winston Churchill disse ai connazionali nel 1940: “Non ho nulla da proporvi se non lacrime e sangue”.
Lui vinse la guerra mentre qui preferiamo le barelle nei pronto soccorso.
Le elezioni sono date alla gente per fare, se vuole, come nel letto: girarsi dall’altra parte pensando di stare più comodi. Ed ognuno ha la sua parte preferita.
Può darsi che tutto si riduca ad “ammuina con chilli che stanno a destra che vanno a sinistra e chilli che stanno a sinistra che vanno a destra”. Ma chissà, potrebbe andar meglio.
Renzo Trappolini
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