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Dialogo sui minimi sistemi - Quando un fatto politico mette in ginocchio un'intera comunità - Per le strade gente che piange e si dispera

Aria da tregenda, Viterbo sotto shock!

di Lupo Solitario alias Salviati
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Lisetta Ciambella

Lisetta Ciambella

Viterbo – Mario piange. Piange. Piange. Singhiozza. Sbraita. Si dimena. Si mette le mani in faccia. E’ disperato. Sono anni che non ci vediamo, ma ci conosciamo da più di 50 anni. Scuola medie e superiori insieme. Un amico. Poi la vita ci ha portato lontano. Ma, insomma gli voglio bene e vederlo, così disperato, mi fa male. Mi avvicino. Mi avvicino con cautela. Non ho quasi il coraggio di chiedere.
Deve essere accaduto qualcosa di grave. Di gravissimo.

Arrivo a un passo da lui e lui mi stringe le mani. Senza ritegno. Con una voce stranamente stridula biascica e rantola. Non riesce a spiccicare parola.
“Ma… ma hai capi-i-i-to che è successo!”.

Deve proprio essere accaduto qualcosa di pesante. Prendo coraggio e sussurro per non ridestare la profonda amarezza: “Il figlio…? Tua moglie…?”.
“Macché! Macché! Tu non puoi capi’. Tu non puoi capi’. Tu non puoi…!”.
Sapevo che il figlio cercava lavoro. Che la moglie non stava bene. Ma niente, deve essere successo qualcosa alla madre…
E lui tra un lamento, un mezzo rantolo, tremolante riesce a sputare qualche sillaba: “Si è… Si è…”. Un ultimo sforzo e Mario Simplicio riesce a singhiozzare qualcosa: “Si è dimessa! Capisci si è dimessa! Io l’avevo appena vista. L’avevo salutata. Sembrava del tutto normale. Mi ha pure sorriso. Nulla. Ma proprio nulla lasciava pensare a un fatto di questa portata. Una cosa così grave. Una fatto irreversibile ha detto. Un fatto inevitabile. Pe’ sarva’ er partito. Per il bene der partito. Pe’ fa’ in modo che ‘l partito torni unito…”.
Mario ormai è un fiume in piena. E parla. Parla. Parla. Piange e parla. Piange e bofonchia. Piange e mormora. Piange e farfuglia.

E mentre Mario Simplicio ormai straparla. Mi rivengono in mente una serie di immagini che entrando a Viterbo da porta Romana non avevo compreso. Non avevo razionalizzato. In effetti avevo visto che la città era un po’ mesta e con tratti da tregenda. Gente che si abbracciava per consolarsi. Gente che leniva il dolore bevendo. Chi diceva alla madre: “ No, io me ne vado… Io me ne vado… Non riesco a vivere qui… Che senso ha? Lei SI E’ DI-ME-SSA. E io qui a Viterbo non ce resto. Basta! Me ne vado”. La leggenda dice pure che c’è stato chi ha tentato di buttarsi, dal piano terra, ma di buttarsi.

“Ma Mario chi s’è dimessa?”.
“Ma come non lo sai? Ma ‘ndo vivi? Che vivi a fa’? Si è dimessa L-i-s-e-t-t-a C-i-a-m-b-e-l-l-a”.
“Ah si, si è dimessa da vicesindaca?”, chiedo ingenuo.
“Macché – brontola sibilando Mario -. Macché si è dimessa da presidente dell’assemblea del Pd. E tu capisci ora cosa può accadere. Può arriva’ er commissario dar nazionale. Robba pensantissima. Dice che a Pianoscarano la gente è disperata, senza parole. Non mangiano più. Non lavorano più. E poi se si dimetteva da vicesindaca…  Je toccava torna a lavora’. Capisci a l-a-v-o-r-a’! Robba da matti. Certo con un ottimo stipendio regionale. Ma a lavora’, me sembra un’ingiustizia. Una politica così brava. Che ha fatto tanto pe’ Viterbo. Tanto amata dai noi cittadini. Da tutti i cittadini viterbesi. Una politica che ha risolto tutti i problemi: la città è pulita, le strade sono dei tavoli da biliardo, le fontane zampillano, i pullman di turisti non si sa dove metterli, il centro storico è pieno di attività e negozi… I muti parlano, i sordi odono… E poi il mirabile rapporto che la sua giunta ha avuto con tutta la città. Con tutti i cittadini”.

“Beh, io qualche dubbio sul rapporto con la città l’avrei… Perfino chi li ha votati si lamenta…”, tento di spiegare a Mario Simplicio.
Ma Mario continua a biascicare qualcosa, irrefrenabile.
“Lo sai che ha detto? Lo sai? Parole di un valore politico grandioso: “Ritengo che per favorire un processo, che dia al Pd viterbese la forza, non di voltare pagina ma di cambiare libro, occorre un autorevole contributo esterno come fatto in tante altre province italiane.
Per questo mi dimetto da presidente dell’assemblea in maniera irrevocabile e confido che il partito nazionale, secondo i dettami statutari, intervenga per ricostruire l’unità del partito provinciale su valori chiari e prospettive condivise”. “Di voltare libro” ha detto. Capisci la finezza semantica. Capisci il sottile messaggio politico. Robba da fa’ sbianca’ un De Gasperi qualsiasi. Robba seria. Neppure Moro poteva pensa’ tanto”.

Mario non si tiene. E tutta la città ormai non sa che fare.
“E Fioroni che dice?”, chiedo con cautela. E Simplicio: “Fioroni chi?”.
Insomma cose mai viste. Cose da tregenda, troppo forti per cuori deboli. Viterbo ha paura ed è sotto shock.

Lupo Solitario alias Salviati


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31 marzo, 2018

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