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Lettere - Scrive Luigi Borriello a 40 anni dalla strage e dal rapimento

Il caso Moro, visto dagli occhi di un bambino di 50 anni

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Aldo Moro

Aldo Moro

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo –  Il caso Moro, riflessione di un bambino di 50 anni.

Avevo 10 anni, i pantaloncini corti e lo sguardo di un bambino che si affaccia al mondo con sguardo curioso, una televisione Voxson bianca posta in cucina che vomitava un’immagine che resterà scolpita nel mio cervello.

Una Renault 4, un uomo dall’espressione affranta riversa nel bagagliaio, privo di vita, la mia prima visione della morte. Avevo seguito con prima cuiriosità lo sviluppo della vicenda, genitori e tg avevano creato in me la curiosità per una vicenda che non comprendevo ma che mi attraeva come evento storico. Ne avevo capito, forse incoscientemente, l’importanza.

Sono passati gli anni, i pantaloncini corti, la tv in bianco e nero, gli articoli di stampa, i libri e le chiacchiere ma restano i dubbi. Dubbi di un uomo che vorrebbe, per una volta, vedere sacrificata la visione di stato alla verità assoluta.
L’Italia lo chiede, gli Italiani lo chiedono.

Moro è stato un uomo dalla visione politica d’avanguardia con futuristico pensiero relativo agli scenari attuali. Avanti di 40 anni ma con una differenza, il suo pensare era costruttivo, pulito, abbatteva le barriere in nome di un compromesso storico dalle solide basi ma che forse avrebbe compromesso gli equilibri politico-economici e quindi storici dell’epoca. Le sue azioni avrebbero influito sull’intero scenario mondiale, forse cambiando gli esiti di future dinamiche. Troppo pericoloso ed estremamente complicato per quei tempi.

Quindi il sacrificio, opera di un organizzazione spietata, forse il braccio criminale e non la mente politica dell’agire. Basta leggere le lettere dell’onorevole, dalle prime il cui tranquillo scrivere gettava le basi della speranza, alle ultime dove la consapevolezza della fine trascendeva nell’oblio della fine, rinnegando partiti, stato, amici ma non la famiglia, la moglie e il suo amato nipote Luca.

Via Fani chiede giustizia, 5 uomini delle forze dell’ordine uccisi all’ora chiedono giustizia, via Caetani chiede giustizia in nome del popolo italiano che in quei 55 giorni ha trepidato per il suo uomo di stato.

Auguro alla commissione parlamentare d’inchiesta già presieduta da Fioroni buon lavoro, nella speranza di vedere un giorno un bambino di 50 anni gioire con sorriso alla verità, almeno una volta e, per non risentire mai più, il fragore passato di 91 colpi d’arma da fuoco che tagliarono perpendicolarmente via Fani gettando le basi del terrorismo politico scolpito nei visi degli uomini lì caduti.

Luigi Borriello


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16 marzo, 2018

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