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Bagnoregio - Lo scrittore che per primo chiamò Civita “la città che muore”

Cinquant’anni dalla scomparsa di Bonaventura Tecchi

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Civita di Bagnoregio

Civita di Bagnoregio

Bagnoregio – Cinquant’anni dalla scomparsa di Bonaventura Tecchi.

1968, 30 marzo. Muore Bonaventura Tecchi. Questo venerdì ricorrono i cinquanta anni dalla scomparsa dello scrittore a cui si deve la definizione più celebre di Civita di Bagnoregio: “la città che muore”.

Nell’importante anniversario il comune di Bagnoregio ha deciso di rendere omaggio a questo suo illustre figlio, con la deposizione in mattinata di un mazzo di fiori nel luogo che lo ricorda presso il belvedere Falcone e Borsellino.

“Orgoglio bagnorese, Bonaventura Tecchi, ha saputo raccontare nei suoi libri l’anima più profonda del nostro territorio. I suoi scritti sono custodi preziosi di un’identità che dobbiamo ricordare e mantenere viva per le future generazioni. Grande amante della nostra Civita, forse fu il primo a intuirne la profonda e unica bellezza. Quella bellezza che oggi siamo riusciti a proporre al mondo, incantandolo. Ricordare oggi Tecchi è importante per sottolineare alle nuove generazioni l’importanza della cultura e della scrittura. Scrittura che oggi, fortunatamente, è tornata a rivivere nella Teverina grazie alla preziosa esperienza contemporanea dei Civita Writers”. Le parole di omaggio del sindaco di Bagnoregio Francesco Bigiotti.

Il contrasto tra sensualità e coscienza morale, tra l’egocentrismo e il desiderio di superarlo è già presente nei suoi primi racconti (Il nome sulla sabbia, 1924). In tale contrasto, di fondo romantico, confluisce la lezione delle varie correnti del decadentismo europeo, filtrata tuttavia da un gusto classico tendente a riportare l’indagine dei più sottili moti psicologici alla chiarezza della coscienza e all’evidenza dell’espressione.

Nella sua produzione, accanto ai volumi di racconti e prose (Il vento tra le case, 1928; Tre storie d’amore, 1931; La signorina Ernestina, 1936; La vedova timida,1942; L’isola appassionata, 1945; Storie di bestie, 1958; Storie di alberi e fiori, 1963; Resistenza dei sogni, post., 1977), sono da ricordare i romanzi I Villatàuri (1935), Giovani amici (1940), Valentina Velier (1950), Gli egoisti (1959), Gli onesti(1965), Tarda estate (post., 1980). Tecchi svolse anche un’intensa attività di saggista e critico, soprattutto della letteratura tedesca (Wackenroder, 1927; Maestri e amici, 1934; Scrittori tedeschi del ‘900, 1941; Carossa,1947; L’arte di Thomas Mann, 1956; Officina segreta, 1957; Romantici tedeschi, 1959; Goethe in Italia,1967), e curò pregevoli traduzioni.


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30 marzo, 2018

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