Viterbo – Verrà dedicato ai caduti viterbesi della Grande Guerra il trasporto della macchina di Santa Rosa 2018. A darne notizia è stato il presidente del Sodalizio Facchini di Santa Rosa, Massimo Mecarini, nell’ambito della commemorazione ai caduti, tenutasi ieri mattina alle ore 11 nella Sala Regia di Palazzo dei Priori, organizzata dall’associazione culturale Take Off con il patrocinio del comune di Viterbo.
La decisione è stata presa nei giorni scorsi dal consiglio direttivo del Sodalizio Facchini di Santa Rosa. I dettagli delle iniziative collaterali verranno decise successivamente. Di sicuro quest’anno la sosta davanti al monumento ai caduti e il silenzio suonato dal trombettiere, durante il giro delle sette chiese nel pomeriggio del 3 settembre, acquisteranno un significato ancora più importante e commovente.
Alla commemorazione di ieri, di fronte ad una Sala Regia gremita di gente nonostante la neve e il gelo, sono intervenuti, tra gli altri, il sindaco della città Leonardo Michelini, lo storico Luciano Osbat, Giuseppe Fioroni e Franco Marini presidente del Comitato Storico Scientifico per gli anniversari di interesse nazionale presso la presidenza del consiglio dei ministri.
Come si sa quest’anno, oltre al centenario della Grande Guerra, ricorre anche il centenario della ripresa del trasporto della macchina di Santa Rosa dopo la drammatica parentesi della Prima Guerra mondiale. Un trasporto che venne interrotto per tre anni, dal 1915 al 1917, e ripreso soltanto il 3 settembre del 1918 a poche settimane dalla fine del conflitto mondiale.
Nel 1914, infatti, il comune di Viterbo aveva deciso di assegnare l’incarico per la progettazione e la costruzione della nuova Macchina di Santa Rosa all’artista Virgilio Papini. Purtroppo, con l’entrata in guerra dell’Italia, la festa di Santa Rosa venne soppressa il 27 luglio 1915.
Numerosi facchini furono alle armi e inviati al fronte a combattere. Durante la Prima Guerra Mondiale il Regio Decreto Legge n. 674 del 23 maggio 1915, in materia di pubblica sicurezza, aveva previsto il divieto di riunioni, cortei, processioni e assembramenti in luoghi pubblici.
Di conseguenza il consiglio comunale di Viterbo, con deliberazione n. 62 dello stesso anno, all’unanimità decise di non celebrare le festività in onore di Santa Rosa destinando i soldi risparmiati al Fondo speciale per le esigenze belliche. Il trasporto della Macchina di Santa Rosa rimase sospeso per tre anni (dal 1915 al 1917) e riprese soltanto il 3 settembre del 1918 mentre alcuni ciuffi e alcune spallette erano ancora in trincea a combattere. Ad oggi non si conoscono i loro nomi e non si hanno notizie di quanti siano caduti e di quanti siano sopravvissuti. Un tema da approfondire.
Alla Macchina di Santa Rosa di Virgilio Papini del 1918 è dedicato un intero pannello della mostra fotografica documentaria allestita a Viterbo nel Palazzo dei Priori nelle sale Aurora e Paesaggi che rimarrà aperta fino al 25 aprile prossimo.
Silvio Cappelli
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