Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Viterbo - Intervista ad Andrea Egidi dopo le dimissioni dalla segreteria Pd - Ammette errori ma non risparmia critiche, pure all'indirizzo di un altro "dimissionario", il sindaco Michelini

“E adesso sotto a chi tocca…”

di Giuseppe Ferlicca
Condividi la notizia:

Andrea Egidi

Andrea Egidi

Andrea Egidi

Andrea Egidi

Claudio Mancini e Andrea Egidi

Claudio Mancini e Andrea Egidi

Viterbo – Andrea Egidi si è dimesso da segretario provinciale del Pd e adesso “Sotto a chi tocca”, dice. La sconfitta elettorale ha portato alla scelta per Egidi inevitabile. Decisione che analizza, partendo dal voto nelle regionali dove era candidato. Ammette gli errori, ma invita alla responsabilità altri esponenti Pd. Il suo futuro e quello del partito, ma non mancano stoccate all’indirizzo del sindaco Michelini.

Si è dimesso dalla segreteria provinciale. Scelta inevitabile?
“Decisamente si. Il Pd in Italia è al minimo storico e nella Tuscia non è poi così diverso – dice Andrea Egidi – rischiamo d’implodere in una discussione fatta solo per il gusto di dire “avevo ragione io”. Serviva un gesto chiaro utile a far depositare la polvere, calmare le acque e consentire al partito di fare un’assunzione di responsabilità collettiva. Così leggeremo meglio i risultati, tutti”.

Quanto pesa l’esito del voto e quanto l’essersi anche candidato in regione, venendo meno un ruolo di garanzia quale, quello di un segretario provinciale?
“Pesa più di tutto il segnale politico generale. La fine dell’era Renzi non può significare che chi sul territorio l’ha sostenuto con convinzione continui senza far finta di nulla. Nell’ultimo anno mi sono caricato l’onere, insieme ad altri, di un battaglia in suo sostegno e siccome non si è uomini giusti per tutte le stagioni, ora sotto a chi tocca”.

E le regionali?
“Poi, c’è il risultato che ci consegnano le urne, specie sulle preferenze per le regionali. Quando hai pezzi interi di gruppo dirigente di maggioranza o sindaci da me nominati in segreteria provinciale che fanno altre scelte, ne prendi atto. Io ho tanti difetti, ma non mi manca la lucidità nel leggere la politica. E la lettura è chiara, su di me la maggioranza non esiste più e gli autori di questa situazione sono certificati”.

Col senno del poi si ricandiderebbe?
“Assolutamente si, io non rinnego mai le scelte politiche. Continuo a pensare che i contenuti della battaglia politica esistono, sono evidenti. Specie su come si svolge la funzione di rappresentanza istituzionale e sull’esercizio della gestione del potere. Le pare normale, ad esempio, che a una settimana dal voto la Regione faccia nomine su enti di propria competenza? Al tempo di Parroncini, per molto meno avrebbero fatto le guerre puniche, ora stanno tutti zitti”.

Adesso nel partito che succede?
“Ora sarà convocata l’assemblea provinciale e li si verificherà l’esistenza di una soluzione a segretario, se c’è, sennò si fa il congresso. Io, quello  che dovevo l’ho fatto, mi sono dimesso, non spetta a me convocare riunioni e passaggi”.

C’è possibilità d’intesa tra le varie anime democratiche, adesso sul segretario e poi su scelte quali le elezioni comunali a partire da Viterbo?
“Me lo auguro, Egidi rappresenta il 15% dei delegati e sa che serve la riapertura di un processo unitario. Adesso, chi ha reclamato unità nei mesi scorsi si metterà alla prova”.

La sua ultima segreteria, la minoranza l’ha bollata per essere stata portata avanti a colpi di maggioranza. Pensa in questi mesi d’avere commesso qualche errore di valutazione?
“Se siamo giunti a questo evidentemente ci sono stati errori anche da parte mia, non sono tra quelli che nel Pd dicono che non sbagliano mai. Questa parte la lascio ad altri, a quelli che “danno buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio” ma mai pronti a farsi un esame di coscienza vero. Tant’è che mi sono dimesso”.

Quanto il risultato a Viterbo è frutto delle divisioni del partito in ambito locale e quanto di fattori a carattere generale, nazionale?
“Credo ci sia l’uno e l’altro. Il clima nazionale prima di tutto e una campagna elettorale sulle politiche fatta nei migliori dei casi solo a mezza bocca, anzi, con mezzo facsimile”.

Si aspettava un simile risultato alle nazionali?
“Non così, il risultato è sconvolgente. Mai come in questa stagione dobbiamo fare lo sforzo di uscire dalla nostre classiche valutazioni e comprendere che non serve la trovata di un nuovo grande leader, ma la ricostruzione di un soggetto collettivo in grado di avere una visione del paese. Una cosa diversa dal cominciare a dire se va bene Tizio o Caio per il dopo Renzi”.

In regione Zingaretti vince ma non ha i numeri per governare. Vittoria di Pirro?
“Zingaretti ha vinto perché è stato bravo in questi anni e perché la destra era divisa. Ora si apre una stagione complicata in consiglio regionale per i numeri stretti e voglio sperare che nessuno nel Pd si metta in testa di ricattare Zingaretti per avere un potere d’interdizione sulle scelte future. Lo dico perché è semplice valorizzare la vittoria, dire bravo a Zingaretti a parole e poi ricattarlo”.

Lei si dimette, Michelini non si ripresenta. Fioroni fuori dal parlamento. Si chiude un’epoca peri l centrosinistra a Viterbo?
“Michelini avrebbe dovuto avere rispetto per il Pd e per la sua maggioranza che l’ha sostenuto anche in momenti in cui era insostenibile. Invece mi risulta che abbia deciso in solitudine senza neanche fare una riunione con i gruppi consiliari. Per il resto è semplice, le esperienze, tutte, nascono, crescono e finiscono. Per noi si è chiusa una lunga stagione di rappresentanza istituzionale e di governo, ora spetta ad altri rappresentare la Tuscia in parlamento, spero lo facciano con equilibrio”.

Panunzi è stato eletto, vi siete sentiti?
“L’ho chiamato io lunedì pomeriggio per fargli i complimenti, visto che funziona così. Lui ha vinto e io ero in dovere di fare la telefonata, poi non ho più sentito nessuno. Ho letto una sua dichiarazione nella quale valuta il mio atto come gesto di responsabilità, ma che non serve solo cambiare i nomi quanto i metodi. Sono d’accordo e spero che cambino i metodi anche nella gestione delle funzioni istituzionali che si ricoprono e nell’esercizio del potere, perché ne abbiamo bisogno noi e la Tuscia”.

Cosa farà adesso?
“La politica è una passione e dalle passioni non ci si dimette mai”.

Giuseppe Ferlicca


Condividi la notizia:
14 marzo, 2018

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/tamponamento-tra-due-auto-sulla-teverina/