Viterbo – Anche le fogne muoiono. Anzi, collassano e sprofondano. Soprattutto se hanno 800 anni alle spalle. Ed è quello che potrebbe essere successo a Viterbo, in via San Giovanni decollato, a due passi dal parcheggio del Sacrario dove sabato scorso un collettore fognario ha ceduto tirando fuori rifiuti e liquami. In una zona sostanzialmente disabitata, dove una volta c’erano una banca e alcuni uffici chiusi ormai da anni.
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Articoli: Sprofonda un collettore fognario al Sacrario
“Un problema impegnativo – dice l’assessore all’urbanistica del comune di Viterbo Alvaro Ricci – La fogna, che ha più di otto secoli di storia, si deve essere rotta in un punto e i liquami hanno mano mano eroso il terreno fino a raggiungere la superficie stradale. Adesso si sta cercando di ricostruire il percorso delle fognature. Alcuni tratti sono tracciati, altri poco chiari. Entrambi arrivano fino a 7 metri di profondità. Va detto tuttavia che non ci sono stati sversamenti su strada, ma solo sotto stradali”. Un crollo che richiederà quindi diverso tempo prima che tutto torni alla normalità.
Sul posto, fin da sabato mattina, gli operai e i tecnici della Talete, ente gestore delle fognature, e del comune, proprietario delle reti fognarie cittadine. “Non è una cosa di ordinaria amministrazione o di poco conto”, ribadisce l’assessore.
La fogna in questione risalirebbe infatti al XIII secolo, collegando il quartiere della Trinità, poco più a monte rispetto al Sacrario, con il fiume Urcionio che fino agli anni ’30 del secolo scorso attraversava Viterbo.
Al suo posto ora c’è una voragine di circa venti metri quadrati. Tutt’attorno una ruspa e i macchinari per capire e riparare il danno. La zona è completamente transennata e in questi giorni battuta dalla pioggia. Nel frattempo i liquami vengono drenati indirizzati verso la rete fognaria ancora funzionante.
“Ora si tratta di capire cosa è successo – spiega Ricci – dove è il problema, quanto è vasto e poi il tipo di intervento che va fatto. E su questo stanno lavorando il comune, proprietario delle reti, e la Talete, ente gestore delle fognature”.
Oltre otto secoli di vita finiti nel peggiore dei modi. In un mare di liquami, alimentati dalla pioggia. In una città dove non è la prima volta che si verificano crolli dovuti a quanto ogni giorno succede sotto il manto stradale. Tra cunicoli, fogne e sotterranei.
Daniele Camilli
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