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Canino - Parte offesa Vincenzo Camilli - La donna nel 2016 fu convinta a desistere dopo cinque ore di trattative

Minaccia di darsi fuoco per un terreno, marito e figlio a processo per truffa

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Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

Canino – (sil.co.) – Ore in macchina, con una tanica di benzina e un accendino, a minacciare di darsi fuoco. Nel febbraio 2016 fece scalpore la vicenda di una cinquantenne di Canino che si era barricata in macchina all’arrivo degli ufficiali giudiziaria, dicendo di essere pronta a esplodere con la vettura, se l’avessero cacciata da casa. 

Gli ufficiali giudiziari avevano in mano un provvedimento di sequestro del terreno in cui la donna e il marito abitano, in località Doganella, a Canino.

Moglie e marito dovevano andarsene e portare via tutte le loro cose, perché il terreno era stato comprato all’asta dal presidente della Viterbese Castrense, Vincenzo Camilli, figlio del vulcanico sindaco e imprenditore Piero Camilli, che su quel terreno ha una sua azienda agricola. 

Ebbene, per quel terreno conteso sono finiti a giudizio per truffa il marito e il figlio della donna. Il processo si è aperto ieri davanti al giudice Gaetano Mautone, con l’ammissione delle prove e il difensore della coppia che ha già anticipato la volontà dei due imputati di farsi interrogare. Non si è invece costituito parte civile Vincenzo Camilli, assistito da Enrico Valentini, che sarà sentito solo come parte offesa il prossimo 10 luglio. 

Il 24 febbraio 2016, dopo circa cinque ore di trattative, fu proprio l’avvocato Vincenzo Dionisi a riuscire a farsi consegnare la tanica di benzina, raggiungendo un accordo affinché marito e moglie potesse avere ancora venticinque giorni di tempo per trasferirsi altrove.

Alla lunga e complessa mediazione furono presenti almeno una quarantina persone, tra forze dell’ordine, soccorritori e i veterinari della Asl per gli animali che si trovavano sul posto. 


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17 marzo, 2018

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