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Vetralla - Il giudice non ha convalidato i tre fermi della notte scorsa - A brandire la roncola un pluripregiudicato già condannato per un analogo episodio

“Non è stata una rissa, ma un’aggressione ai gestori del circolo”

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Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

Vetralla – Brandisce una roncola durante una rissa, non sono stati convalidati i tre fermi.

“Non è stata una rissa, ma un’aggressione da parte di uno nei confronti degli altri due”. Così l’avvocato Stefania Sensini, che difende uno dei tre fermati la notte scorsa dai carabinieri di Vetralla in seguito a un violento episodio scoppiato all’interno di un locale notturno.

Episodio che ha fatto temere il peggio, quando uno dei tre, un pluripregiudicato già noto alle forze dell’ordine, ha sferrato una roncola cercando di colpire gli altri due. 

Una vicenda la cui dinamica risulta difficile da ricostruire, tanto che il giudice Elisabetta Massini ieri non ha convalidato i tre fermi, al termine di un’udienza lunga e laboriosa, che non ha chiarito l’accaduto, per cui spetterà ora alla procura fare ulteriori accertamenti per decidere il seguito giudiziario dei tre indagati. 

In manette sono finiti il gestore del circolo e il figlio studente universitario, di 42 e 21 anni,  e un avventore, un pluripregiudicato 48enne noto per i suoi trascorsi, che avrebbe seminato il panico nel locale, spaventando gli altri clienti.

Padre e figlio lo avrebbero invitato a uscire dal locale, ma la discussione sarebbe presto degenerata fino a quando l’uomo, non volendone sapere di andarsene, su tutte le furie, si sarebbe armato della roncola cercando di colpire il gestore e il figlio.

Protagonista della vicenda, un pluripregiudicato di origini siciliane, condannato in primo grado a due anni e mezzo, il 16 settembre 2014, per un episodio analogo accaduto il 2 marzo 2011. Era una domenica sera e  non voleva saperne di uscire da un  bar di Vetralla all’orario di chiusura per continuare a giocare con le slot machine, sventolando improvvisamente l’arma che teneva nascosta sotto la giacca, per essere più convincente, un fucile Beretta calibro 12, per poi nasconderlo con i vari pezzi nella siepe vicina e sotto le auto in sosta.

All’epoca fu arrestato sia per minaccia a mano armata, sia per illecita detenzione di munizioni (5 cartucce) e arma clandestina, visto che il fucile, oltre alle canne mozzate, aveva anche la matricola abrasa.

Silvana Cortignani

 


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21 marzo, 2018

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