Viterbo – Sabato 10 marzo alle ore 18, al circolo Il Cosmonauta verrà presentato il volume del giornalista viterbese Massimiliano Mascolo dal titolo “Il campione antifascista: vita e vittorie di Edoardo Ferruzzi, atleta viterbese”, sedicesimo titolo pubblicato da Davide Ghaleb Editore nella collana di memorie, “Fogli di vita”, diretta da Gabriella Norcia.
Edoardo Ferruzzi, atleta viterbese autore di molti e importanti successi nel podismo nazionale degli anni Venti, è il protagonista del nuovo libro del 53enne giornalista di Rai Sport Massimiliano Mascolo, gestore dell’Archivio dello sport viterbese, che fa riemergere da un oblio lungo quasi settant’anni la figura del primo sportivo viterbese in grado di affermarsi in ambito italiano, malgrado la sua carriera sia stata condizionata dall’ostracismo delle autorità fasciste, che lo bollarono come sovversivo e comunista.
A premessa, uno scritto di Ferruccio Ferruzzi, nipote di Edoardo.
I successi di Ferruzzi, colpito dalla tubercolosi e scomparso a poco più di ventotto anni, ebbero breve durata: non così la sua popolarità nella Viterbo sportiva che nell’immediato dopoguerra chiese senza esito che gli fosse intitolato lo stadio di via della Palazzina e gli dedicò anche una società sportiva.
In ottanta pagine corredate da molte fotografie d’epoca e inedite, l’autore ha ripercorso la carriera di Edoardo Ferruzzi dagli esordi nella Robur Viterbo al passaggio alla società romana del Trastevere, fino al sogno brevemente cullato di prendere parte all’Olimpiade del 1928.
Ferruzzi è morto la sera del 2 aprile 1934: una morte dovuta alla malattia tubercolotica, su cui senza dubbio avevano gravato le percosse subite dalle camicie nere.
Una brillante carriera di corridore, con ogni probabilità minata già anni prima dalla mancata adesione al Regime, sebbene risulti sul suo conto una proposta di radiazione dall’elenco degli elementi da sorvegliare, come per migliaia di altre persone che, per le più disparate ragioni, rinunciavano alla lotta politica “antinazionale”.
Poi la polvere del tempo si è posata sul suo nome, e c’è voluta una lunga e complicata ricerca per ricostruirne in maniera fedele i successi sportivi e le sofferenze nella vita quotidiana sotto il regime.
La parabola del Ferruzzi podista si incrocia spesso con i guai del Ferruzzi cittadino, preso di mira per le sue simpatie comuniste, segnalato alla polizia, sorvegliato e probabilmente anche boicottato nella sua rincorsa verso la gloria sportiva.
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