Montalto di Castro – Il suo racconto potrebbe essere fondamentale per continuare a ricostruire la rete dei contatti italiani di Anis Amri, l’attentatore che a dicembre 2016 piombò con un camion sul mercatino di Natale di Berlino facendo dodici morti. Il suo racconto potrebbe aiutare gli inquirenti a proseguire nello smantellamento della cellula del terrorista ucciso a Sesto San Giovanni all’antivigilia di Natale, quattro giorni dopo l’attentato in Germania.
Ieri mattina i poliziotti della Digos di Viterbo, diretti da Monia Morelli, hanno individuato a Montalto di Castro un tunisino di 28 anni che la procura della Capitale, che sta coordinando l’operazione antiterrorismo, vuole interrogare. Anche per sapere – nonostante non risulti nemmeno indagato – se ha, e in caso quale, qualche ruolo nella rete.
L’attività di rintraccio degli agenti viterbesi è stata brillante, perché sono riusciti a individuare il 28enne nonostante non risultasse né residente né domiciliato in provincia. Ma a Matera. Eppure i poliziotti della Digos sono riusciti a localizzarlo, in un casolare abbandonato nelle campagne di Montalto dove si trovava per un lavoro stagionale da bracciante. Rintracciato, dopo essere stato perquisito, è stato portato a Roma, dove verrà interrogato dal pm inquirente Sergio Colaiocco.
Ma ieri perquisizioni ci sono state anche nelle province di Caserta, Latina, Matera, Napoli e Roma. Nella Capitale gli inquirenti hanno notificato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, firmata dal gip Costantino De Robbio, a un palestinese già detenuto a Rebibbia per traffico di droga. Mentre altri arresti sono stati eseguiti a Napoli e nel Casertano, dove sono finiti in manette quattro tunisini. Sarebbero stati loro, secondo la polizia, ad aver fatto entrare illegalmente in Italia un centinaio di connazionali ai quali, dietro il pagamento di grosse somme di denaro, avrebbero fornito documenti falsi per proseguire il viaggio verso la Francia e la Germania. Avrebbero avuto contatti con la rete jihadista.
Ai cinque arrestati la procura di Roma, che li ritiene vicini agli ambienti dell’estremismo islamico e in particolare li considera i fiancheggiatori di Amri, contesta a vario titolo l’addestramento e l’attività con finalità di terrorismo internazionale e l’associazione per delinquere finalizzata alla falsificazione di documenti e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Venti in totale gli indagati, che gravitano a Latina – dove Amri era passato nell’estate di tre anni fa – e in altre città del Lazio.
L’operazione antiterrorismo, chiamata Mosaico, è nata dal setaccio della rubrica del cellulare dell’attentatore di Berlino. Dalle intercettazioni telefoniche tra arrestati e indagati è emerso che si riferivano agli occidentali come quelli a cui “bisognerebbe tagliare la testa e i genitali”. Critiche all’Italia perché “le donne girano seminude”, e alla Tunisia perché “non vige la Sharia e le donne non portano il velo”.
A margine dell’operazione, nello stesso casolare a Montalto di Castro dove hanno rintracciato il tunisino 28enne, i poliziotti della Digos hanno scovato altri dodici tunisini. “Tutti sono stati portati in questura – spiegano gli agenti – e sottoposti ad approfondite verifiche, a seguito delle quali è emerso che cinque di loro erano sprovvisti dei documenti. Inoltre, dai controlli di tutte le banche dati disponibile, è stato appurato che uno dei tunisini era addirittura ricercato per tentato omicidio”. Commesso anni fa in una città del nord Italia ai danni di un connazionale.
“Gli accertamenti – continua la questura di Viterbo – ci hanno consentito di constatare che gli altri quattro tunisini erano destinatari di un provvedimento di respingimento alla frontiera”. Erano clandestini, arrivati in Italia dopo essere sbarcati a Lampedusa. “Su proposta del questore e con provvedimento del prefetto – sottolineano i poliziotti -, saranno espulsi. Ora sono nel centro di permanenza di Potenza”. Ma poco prima del trasferimento, mentre veniva caricato sull’auto, uno di loro ha tentato la fuga a piedi. Immediata l’entrata in azione degli agenti che, dopo aver sparato a scopo intimidatorio e in tutta sicurezza due colpi di pistola in aria, sono riusciti a bloccare il tunisino dopo pochissimi metri. In via delle Fortezze.
Raffaele Strocchia
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