Viterbo – Si candida di nuovo alle comunali. Non per partecipare: “Arriverò al ballottaggio e poi me la gioco”. Filippo Rossi (Viva Viterbo) al via per la corsa bis a palazzo dei Priori. Promette sorprese, con un paio di liste a sostegno. Trova obbligata la scelta di Michelini di non ripresentarsi e sul tornado che il 4 marzo ha spazzato un intero sistema politico, ha idee molto chiare: “Era scontato che crollasse il sistema fioroniano e lo ritengo un bene per la città, perché bloccava Viterbo”.
Perché ha deciso di candidarsi nuovamente, chi glielo fa fare?
“Intanto perché sono una capa tosta – afferma Filippo Rossi – altrimenti non avrei realizzato tutto quello che ho fatto per Viterbo in ormai più di dieci anni. La mia fissazione è cambiare Viterbo e credo d’avere dimostrato che si può fare. Sono convinto che, date le condizioni, sono l’offerta politica migliore, perché noi viterbesi possiamo vedere la città finalmente cambiata. L’ho anche detto con una battuta, altrimenti non saprei per chi votare”.
Proprio nessuno? Come cinque anni fa, l’offerta di liste e candidati si preannuncia particolarmente ricca, tra destra, sinistra, centro e realtà più o meno civiche.
“Intanto non si capisce ancora molto. A due mesi dal voto il centrodestra sta discutendo, giustamente, mentre il Pd sta cercando di sbrogliare la matassa sul suo futuro. Io, invece, sto lavorando affinché la mia non sia una corsa in solitaria, l’ipotesi che la mia candidatura sia appoggiata da almeno un paio di liste civiche. Nuove. Credo che ci saranno grosse novità”.
Sostiene d’avere fatto molto per la città, Caffeina estiva e invernale, il teatro. Ma non è detto che un bravo operatore culturale sia anche un bravo politico. O no?
“Nulla è detto di un commercialista, di un ristoratore o una qualsiasi altra professione. Di nessuno è detto”.
Lei però, alla prova ci si è messo, in maggioranza per quattro anni in comune.
“Mi sono messo alla prova in una maggioranza molto conflittuale, tanto che alla fine me ne sono andato. Le redini non le avevo io, bisogna dirlo. Ho tentato, perché sono convinto che la politica sia compromesso e discussione, far viaggiare insieme cose differenti. L’obiettivo era inserire idee forti nell’amministrazione. Non è andata bene, da quasi subito, tanto che mi sono dimesso da presidente del consiglio dopo un anno e mezzo, in forte critica politica con Michelini. È stato un tentativo. Qualcosa siamo riusciti a farla, molte no, infatti siamo usciti”.
Sta lanciando segnali d’aggregazione con altre liste civiche. Cinque anni fa ha corso da solo. Non teme che possa essere letto come un segnale di debolezza?
“Per me è un segnale di forza, il rendersi conto che non è ovvio andare da soli. Ho messo anche a disposizione la mia candidatura. Non credo che a Viterbo serva un one man show, non esiste un salvatore della patria e non voglio esserlo io. Serve, invece, un grande lavoro di riappacificazione, su un minimo comune denominatore di cose da fare”.
Che obiettivo si pone alle prossime elezioni comunali?
“Il mio obiettivo è arrivare al ballottaggio, non partecipare. Sono convinto che la mia proposta politica abbia tutte le possibilità d’arrivarci e poi di giocarsela”.
Al ballottaggio con chi?
“Non lo so, visto che non si sa ancora nulla, ma tendenzialmente con il centrodestra. Anche se mi sembra strano come una parte politica risultata vincente non abbia ancora un candidato sindaco. Sono talmente vincenti che non riescono ad avere un nome a due mesi dal voto. Ma non penso he si divideranno. Arriverà. Certo, scorrendo la lista dei possibili candidati a sindaco, non posso non rilevare come siano tutti rappresentati del vecchio, di partiti che in decenni hanno portato Viterbo a questa condizione. Quattro ex assessori”.
Con un Pd dalle ossa rotte, al centrodestra si apre un’autostrada, politicamente parlando. O ritiene che possano esserci sorprese?
“Qualcosa può succedere. Ne sono convinto. Ogni elezione ha la sua storia. Prima di quest’intervista ho incontrato due ragazzi che mi appoggiano e sono elettori della Lega. Sono certo che il centrodestra rimarrà deluso dal risultato delle comunali. Potrà anche vincere, lo metto in conto. Tuttavia, i numeri delle politiche non si trasmetteranno automaticamente alle amministrative. Lo sanno anche loro, solo che non lo dicono”.
Chiara Frontini, cui ha proposto d’allearsi, le ha risposto?
“No, Chiara non ha risposto e me ne dispiace. Sono convinto, come lo ero cinque anni fa, che le nostre proposte sono differenti, ma complementari”.
Un aggregatore di liste è Civici per Viterbo, promosso tra gli altri da Fondazione di Gianmaria Santucci. L’hanno contattata?
“In questi anni con Gianmaria siamo diventati amici. Ma no, non ci sono contatti politici, perché lo capisco, lui ha fatto una scelta organica a un sistema partitico, che per me rappresenta un tradimento del civismo”.
Santucci sarebbe un buon candidato e poi sindaco?
“Posso non rispondere alla domanda? È di certo un bravo politico, non so se sarebbe anche un bravo sindaco”.
Leonardo Michelini non si ricandida. Saggia decisione?
“La saggezza avrebbe suggerito di fare altre scelte, questa a me sembra obbligata, per un’amministrazione che non è mai riuscita ad alzare la testa. Ho provato in tutti i modi a convincere Michelini che così non poteva fare il sindaco. Non è così che si porta avanti quel ruolo. Lui ha assorbito il nulla della città e lo ha restituito. È stato una delusione”.
Dove ha mancato l’amministrazione comunale? Si è tanto parlato di rilancio del termalismo, ma l’ex impianto Inps è ancora nell’abbandono.
“Per le ex terme Inps c’è stato il nulla, ma un nulla strategico, oggi come negli anni passati, a dire il vero. Non c’è stata proprio la capacità di seguire un’idea forte per la città, che su questo tema va pacificata. Ci sono diatribe, su acqua o non acqua, che vanno avanti da trent’anni. Il comparto termale è una grande risorsa, ma il comune lo deve mettere a sistema. Le Inps per me possono diventare, intanto un grande albergo d’accoglienza a servizio di una delle piscine termali più belle e più grandi al mondo, per una ricettività che oggi in città non esiste. Lì mi devono spiegare perché bisogna creare concorrenza alle terme del comune, quelle dei Papi, anziché renderle un’eccellenza. Facciamo che il sistema sia attraente per centinaia di migliaia di turisti e poi vediamo cosa fare. Priorità è invece la rinascita del Bullicame, attraverso il ripristino della legalità sulla callara oggi desolatamente abbandonata, nonché un piano immediato per chiudere i pozzi abusivi ed evitare le dispersioni.”.
Le preferenze che lei ha ottenuto alle regionali sono poche o tante in vista delle comunali, anche se come detto, competizioni elettorali diverse sono difficilmente sovrapponibili?
“Sono tante. La scelta d’appoggiare Zingaretti la rivendico e ne sono orgoglioso. Quei voti, ottenuti con la lista +Europa m’inorgoglisce e lo considero un bel punto di partenza”.
Essersi connotato con un partito politico preciso non è uno svantaggio per le comunali?
“No. Perché tante persone che mi hanno appoggiato alle regionali non fanno parte di quel mondo, votando la persona. +Europa va oltre il mondo radicale e lì comunque io ero candidato come indipendente. Ero e sono quello che sono sempre stato”.
S’immaginava un simile ribaltamento del quadro politico a Viterbo, prima del 4 marzo, con una classe politica azzerata e una rappresentanza in parlamento totalmente cambiata?
“Assolutamente sì, era quello che mi aspettavo. Era nei fatti. Chi pensava il contrario s’illudeva. Che qui a Viterbo è crollata la mitologia del sistema Fioroniano forte è lapalissiano e previsto. Chi non se lo aspettava, vuol dire che non ha saputo leggere quello che è successo negli anni”.
Sistema Fioroniano crollato, ma politicamente non morto?
“Per me quel sistema politico è morto. L’impianto Fioroniano, per come Fioroni l’ha pensato, per me sbagliando totalmente, ritengo che sia finito. Poi, l’onorevole potrà pure avere un altro percorso, ma non con quel sistema. Quella roba lì non esiste più. Questo è sicuro. E lo voglio dire, lo considero un grande bene per la città. Bloccava Viterbo e non so nemmeno io perché. Poteva essere un motore di crescita, ma Fioroni l’ha interpretato male. Mi dispiace per lui”.
“Andare avanti o tornare a 5 anni fa”, è uno degli slogan che lei ha lanciato in vista delle comunali. Ma cinque anni fa non c’era lei e non c’era Viva Viterbo? Non è un controsenso?
“Sono convinto che la città non sia stata abbandonata tre, cinque o dieci anni fa. A Viterbo, tutta la classe politica, centro, destra, sinistra, alto o basso, negli ultimi quarant’anni non ha capito che la città stava andando a sbattere. In trent’anni sono stati fatti talmente tanti errori che ora la città vive su un baratro di una crisi senza fine. Capisco la domanda, io c’ero, non c’ero, ma il nodo è, o rifondiamo l’idea di politica in questa città, con scelte forti o non c’è speranza. Quando sento dire, finalmente il centrodestra vince, io mi metto paura. Non perché temo la vittoria del centrodestra. Figuriamoci. È che non può essere quello l’obiettivo. Vorrei che qualcuno dicesse, Viterbo finalmente vince. Perché adesso sta perdendo”.
Giuseppe Ferlicca
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