Viterbo – Carta stampata addio. Corriere, Repubblica, Stampa, Secolo XIX, Sole 24 ore, Messaggero e Manifesto. Nessuno escluso. Impossibile fermare le perdite.
Non una crisi, ma l’inizio della fine.
Con un risvolto ambientale non da poco. Quanto costano al giorno, in termini di alberi tagliati, i quotidiani stampati e mai venduti? Facendo un calcolo, approssimativo ma significativo. Partendo da un’analisi fatta dal magazine scientifico Focus.
Dalle 5 milioni e passa di copie vendute quotidianamente dalle testate giornalistiche italiane nel 2008, appena 10 anni dopo, le copie vendute sono diventate meno di due milioni e mezzo al giorno su una popolazione che da Canicattì a Bolzano conta 60 milioni di abitanti tondi tondi.
Un tonfo del 52% che sale al 60 se si confrontano le copie di giornale quotidianamente vendute oggi con quelle acquistate in edicola nel 1998. Quando in Italia si vendevano più di 6 milioni di quotidiani al giorno.
La conferma arriva dalla lettura dei dati “Accertamenti Diffusione Stampa” (Ads) che, come sta scritto sul sito on line della società, “certifica e divulga i dati relativi alla tiratura e alla diffusione e/o distribuzione della stampa quotidiana e periodica di qualunque specie pubblicata in Italia”.
Un database consultabile da chiunque dove è possibile trovare in dettaglio qualsiasi cosa utile riguardante la vendita dei giornali italiani. Dal 1998 a oggi. Una serie “infinita”, si fa per dire, di fogli excel da cui è possibile ricavare anche dei grafici. Basta solo un po’ di volontà.
L’analisi dei dati prende come riferimento le vendite totali del mese di dicembre di ciascun anno mettendoli a confronto. tenendo conto che nel corso degli altri mesi le vendite restano sostanzialmente invariate.
Dall’analisi ed elaborazione dei dati si scopre anche che la “resa”, vale a dire le copie di carta stampate ma non vendute dunque ritirate dall’editore, si attestano attorno al milione e mezzo di quotidiani al giorno. Fino al 2008 erano più di due milioni.
In sintesi, ogni giorno in Italia, vengono stampate quasi 4 milioni di copie di giornale. Due milioni e mezzo circa vengono vendute. Quasi un milione e mezzo buttate.
Un anno su tutti fa da spartiacque al crollo delle vendite. Il 2008. L’anno in cui in Italia Facebook, i social e internet in generale sono diventati diffusissimi. Fino ad allora il calo era stato solo del 15%. Una flessione. Dopo il 2008 è stato invece il precipizio. Nei dieci anni successivi la percentuale è salita al 52%.
E ha riguardato tutti. La Repubblica fondata da Eugenio Scalfari. Cinquecentomila copie vendute nel 1998, centosettantamila nel 2017 (-61% rispetto al 2008). Lo storico Corriere della Sera, 600 mila nel ’98, 210 mila nel ’17 (-61%). Al trend non sfuggono nemmeno i giornali sportivi. Sebbene con una portata diversa. La Gazzetta dello Sport è passata dalle 331 mila copie al giorno vent’anni fa alle 147 mila di oggi (-46%). Messo peggio il Corriere dello Sport. Dalle 217 mila copie del 1998 alle 76 mila di oggi (55% rispetto al 2008). Tende a scomparire la stampa legata a gruppi che un tempo si definivano “extraparlamentari”. Il Manifesto vende solo 8 mila e 300 copie al giorno. Nel 1998 erano più di 25 mila.
Stessa sorte per le testate locali più vicine alla Tuscia. Corriere di Viterbo e Messaggero. Il primo è parte integrante di un network di giornali che oltre alla Tuscia comprende le province di Rieti, Arezzo Siena, in più Umbria e Sabina. In tutto un milione e seicento mila abitanti.
Il Corriere dell’Umbria, Viterbo, Rieti, Sabina, Arezzo e Siena nel 2017 ha registrato nel suo insieme una vendita di oltre 10 mila copie al giorno. Con una resa quotidiana di 8500 copie circa. Rispetto al 2008, quando ne vendeva quasi 19 mila il calo è stato del 45%. Rispetto al 1998 (23 mila copie vendute) la percentuale è del 56%.
Idem per il Messaggero che oltre a Viterbo e alle altre province può contare anche sul bacino romano dove vivono più di 3 milioni di persone. Nel 1998 il venduto del Messaggero era 270 mila copie. Nel 2017 è stato di 91 mila con un calo 52% rispetto al 2008 (190 mila copie) e del 66% se rapportato al 1998.
Se poi si confrontano le vendite della stampa italiana con quelle dei fratelli nord europei, il divario è imbarazzante. Il Bild, in Germania, vende un milione e seicentomila copie al giorno. In Inghilterra il Daily Mail un milione e mezzo. La situazione italiana è paragonabile invece a quella Francese e Spagnola dove i quotidiani non superano le 300 mila copie.
Infine, un ultimo dato. La “resa”, che tutto sommato sono anche alberi tagliati. Senza che nessuno potrà mai leggere quella copia finita al macero. Se infatti si dà una raschiatina al fondo, si nota che l’invenduto ha anche un suo impatto ambientale non da poco.
Punto di partenza. Da un albero si ricavano 79 mila fogli di carta formato A4. Molto più piccoli come dimensione rispetto a un foglio di giornale. Quindi, mutatis mutandis, si può affermare che da un albero di ricavano circa 40 mila fogli di quotidiano. Dati alla mano, un giornale conta in media una quarantina di pagine che moltiplicate il milione e mezzo di invenduto al giorno nel 2017 fa più di 58 milioni di fogli di giornale che quotidianamente non raggiungono il loro scopo, vale a dire essere letti dalle persone.
Infine, se dividiamo il totale dei fogli di giornale buttati ogni giorno (58 milioni) per il numero di fogli di giornale che si ricavano da un albero (40 mila), il dato non è confortante. Quasi mille e cinquecento alberi tagliati. Tutti i giorni della settimana.
Sommando alla copie giornalmente invendute (un milione e mezzo) anche il venduto (2 milioni e mezzo circa) nel 2017, gli alberi abbattuti diventano 4 mila.
Daniele Camilli
Il crollo delle vendite della carta stampata in Italia
Dati “Accertamenti Diffusione Stampa”
Elaborazione Tusciaweb
Il crollo dei giornali cartacei – Lo studio di Tusciaweb
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