Viterbo – “Le parole in questi casi non servono”. La voce si spegne in gola. È quella del parroco della chiesa di san Pietro a Viterbo, don Giuseppe Rainone. L’addio a Silvia Iannaccone, la bambina di due anni tragicamente morta, il 24 aprile, dopo essere precipitata dalle scale della casa dei genitori a Vetralla in località Pian di San Martino.
Don Giuseppe è commosso. La chiesa è piena. Stanno tutti dentro. Nessuno per le scale della chiesa dell’istituto San Pietro. A pochi passi da Porta romana. Tutti dentro. Accanto ai genitori. A piangere con loro. Si stringono tutti attorno al loro dolore. Grande come la navata, superata la scalinata di fronte Pianoscarano. Infinito, come Dio, chiamato oggi ad accogliere la piccola Silvia.
“Silvia non ha bisogno di compassione – ha detto don Giuseppe Rainone – perché gli angeli l’hanno presa per mano e la portano davanti a Gesù. Da lassù lei ci sorride”. Silenzio. Le parole del sacerdote risuonano ovunque.
Una tragedia che si è consumata tra le mura domestiche. Silvia di scatto avrebbe lasciato la mano della madre per poi cadere accidentalmente dalle scale a chiocciola.
Immediata la corsa al pronto soccorso. La piccola sarebbe subito apparsa in condizioni disperate ai medici che, nonostante gli sforzi, non hanno potuto fare nulla per salvarla. Il suo cuore ha smesso di battere poco dopo il ricovero in ospedale.
“L’amore dei genitori verso i propri figli – ha detto infine don Giuseppe – è l’amore di Dio verso ognuno di noi”. L’amore di Dio per Silvia. Angelo tra gli angeli.
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