Viterbo – Imprese della Tuscia ostaggio della cyber criminalità organizzata. Sarebbero infatti centinaia le aziende della provincia di Viterbo colpite dagli hacker tra il 2017 e il 2018.
“Con un obiettivo specifico – spiega Gianluca Boccacci, ethical hacker ed esperto di cyber security -, infettare server e computer tramite un ‘ransomware’ spedito per posta elettronica. Si tratta di un ‘virus’ che, una volta entrato nel pc, ‘sequestra’ dati, foto e altre informazioni sensibili rendendoli inaccessibili e inutilizzabili alle aziende stesse. I dati di fatto vengono criptati. Per riaverli a disposizione le imprese devono pagare un riscatto in bitcoin”, moneta virtuale spendibile solo online.
“Un bitcoin – sottolinea Boccacci – ha tuttavia un valore di mercato che si aggira attorno ai 6.500 euro ciascuno. Chi ricatta le aziende ne chiede di solito due. Nella Tuscia le aziende colpite tra l’anno scorso e gli inizi di quest’anno sono centinaia. Un fenomeno che non riguarda soltanto il viterbese ma tutt’Italia e che vede agire nell’ombra una vera e propria cyber mafia che punta a monetizzare nell’immediato anche attraverso questi metodi”.
A rischio anche i pc dei cittadini. Non solo quelli delle aziende. “Questi hacker – prosegue Boccacci – colpiscono tutti. Nessuno è al sicuro”.
Che fare, allora, per prevenire l’attacco? “Innanzitutto – commenta l’esperto di cyber sicurity – vanno tenuti aggiornati gli antivirus. Sembra poco, ma è fondamentale. Va poi fatto un backup periodico dei dati del proprio computer conservandoli offline, ossia staccati dalla rete internet. Vanno infine verificati sempre i mittenti della mail prima di aprire gli allegati”.
Se invece l’attacco si è già verificato e i dati del pc sono stati criptati il consiglio dell’esperto è quello di “rivolgersi immediatamente alla polizia postale senza pagare in alcun modo il ‘riscatto'”.
Daniele Camilli
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