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“Mi ha dato uno schiaffo perché l’ho morso, rivoglio mio marito”

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Un'aula di tribunale

VIterbo – Un’aula del tribunale

Tuscania – (sil.co.) – “Mi ha dato uno schiaffo perché io l’ho morso, rivoglio a casa mio marito”.

E’ tornata a difendere strenuamente il marito la 43enne di Tuscania sposata con un 37enne di Vetralla, già condannato a un anno per maltrattamenti in famiglia e nuovamente arrestato per avere nuovamente aggredito la moglie, lo scorso 2 novembre, con la quale continuava a vedersi di nascosto nonostante l’allontanamento.

Rimesso in libertà a marzo, dopo quattro mesi a Mammagialla, grazie alla vittima che supplicò il giudice di rilasciarlo in attesa del processo, perché era stata lei a cominciare dandogli un morso,  l’uomo è tuttora sottoposto al divieto di avvicinamento, nonché di colloquio con la donna.

Ebbene, ieri, all’apertura del processo, il difensore Vincenzo Petroni ha chiesto al giudice Gaetano Mautone la revoca o un alleggerimento della misura. Con la moglie presente in aula, a debita distanza dall’imputato ma occhi negli occhi, che, al microfono, ha scongiurato il magistrato di restituirle il marito. 

“Non sono stata picchiata. E’ stata una lite familiare. Io ero ubriaca e gli ho dato un morso. Lui si è difeso con uno schiaffo”, ha ribadito più volte, negando, di fronte alle contestazioni della pm, che lei volesse denunciarlo e che abbia detto ai carabinieri che lui l’avrebbe minacciata di ucciderla con una coltellata al cuore.

L’avvocato Petroni ha chiesto che quantomeno alla coppia venga consentita la possibilità di parlare, a lui di recarsi a Tuscania: “Magari disponendo il divieto di coabitazione”. 

“Per uno schiaffo, la guardia medica ha refertato venti giorni perché sono il minimo per mandare in carcere qualcuno. Non è vero che mi ha minacciata di morte”.

“E tutti gli altri referti che in passato sono stati stilati dai sanitari dei pronto soccorso di Tarquinia e di Viterbo?”, ha chiesto la pm alla donna, sollecitandola a dire la verità. “Quelli appartengono all’altro processo, non c’entrano niente con questa vicenda. La sera del 2 novembre stavamo sul divano, io ero ubriaca, gli ho dato un morso e lui uno schiaffo. Una lite familiare. E’ questa la verità”.

Il processo entrerà nel vivo il prossimo 2 ottobre, quando sarà acquisito nel fascicolo anche il certificato della guardia medica che ha visitato la donna nell’immediatezza dei fatti. Il giudice si è invece riservato sull’istanza della difesa. 


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