Vallerano – Ci sono mamma Sonia e papà Massimiliano accanto a quella bara ricoperta di fiori rossi. Sono distrutti dal dolore, per aver perso il loro figlio maggiore. Davanti al feretro ci sono il fratello Leonardo, la fidanzata Prisca e i suoi amici. In lacrime. E a seguire l’intero paese.
Multimedia: Fotocronaca: Tra le lacrime, l’addio a Emiliano Morelli – I funerali di Emiliano Morelli – video
Quanta gente ai funerali di Emiliano Morelli, stroncato da un infarto a soli 23 anni. Sotto gli occhi degli amici. La chiesa della Madonna del Ruscello, a Vallerano, sembra così piccola. Tante le persone. In piedi e anche fuori. Tantissimi i ragazzi, anche perché Emiliano era allenatore degli esordienti della polisportiva Monti Cimini.
Papà Massimiliano lo ha ricordato prima dell’inizio della messa, leggendo una straziante lettera dall’altare. “Incasso il colpo – ha detto con la voce rotta dalle lacrime -, come un pugile alle corde che non vuole andare a tappeto. Resto freddo. Sembro un automa. Il medico sussurra una parola che pare un muro assordante nella testa. Infarto. 24 anni neanche. Infarto. Non chiedo perché sia successo a me o meno. Infarto. Non voglio spiegazioni. Tutto diventa efimero adesso.
Ma una domanda mi resta impressa nella mente. Cos’è un figlio? Ecco, un figlio è una valanga di felicità che ti travolge da quando cominci ad aspettarlo contando le settimane. E che prosegue senza soluzione di continuità. E che passa per il primo pianto, la prima parola, il primo dentino, il pannolino sporco e il latte in polvere. Fino a quando, carponi, si alza in piedi per muovere i primi passi, che quasi svieni dall’emozione. Il primo giorno di scuola e l’ultimo esame universitario. Nel mezzo un sorriso perenne. La gioia di vivere, di rallegrare e far divertire. Emiliano, c’era una vita da raccontarci. I sogni nel cassetto e i progetti. La telecamera, le riprese in hd, le fotografie, i montaggi, il Liverpool e il basket Nba. Che capivi solo tu e gli Stati Uniti. Lo studio e lo sport, la famiglia e Prisca. E i suoi genitori, che a volte ho sospettato volessero più bene a te che alla figlia.
Perdo il filo nel mettere in fila il tuo sapere tante cose. La tua quotidianità. La genialità che avevi nella post produzione dei video. Il tuo essere tecnologicamente un passo avanti agli altri su un lavoro che amavi e che avevi imparato rubando con l’occhio.
Sbiadisce la vita, subentrano sensazioni da far accapponare la pelle. Nella tua stanza restano quattro chitarre e mi chiedo: ‘Adesso chi le suonerà?’. Poco prima di morire, qualche minuto prima, hai postato una frase: ‘La speranza ricoperta dalle foglie’. Non so se sia beffa o meno ma sono stato due ore a terra, te esanime, ad accarezzarti il volto. Mentre le foglie degli alberi ci cadevano addosso. E ho cercato invano la speranza di un miracolo. Ecco, adesso ti alzi e mi dici ‘andiamo a casa che mi devono consegnare un pacco’.
Scrivo. Scrivo e piango, mentre fantastico un’altra vita. E la chiave che entra nella toppa, la porta che si apre e tu che dici: ‘Ciao papà’. E io che ti rispondo: ‘Hai portato la trasmissione?’. E tu, come al solito, che dici: ‘Faccio una partita alla Playstation con Leonardo e la monto’.
Se già sei arrivato lassù Emiliano dai un’occhiata quaggiù. Guarda quanti ti stanno piangendo. Li vedi? Ecco, per farti perdonare, adesso devi diventare l’angelo custode di ognuno di noi. Noi ci contiamo”. E il silenzio viene rotto da un lungo applauso.
Oltre a essere un giornalista (passione, quella della scrittura, che aveva ereditato da papà Massimiliano), Emiliano era anche un videoperatore freelance. “Era un istruttore di calcio Emiliano, ma amava anche registrare la vita. Amava oggettivarla e condividerla attraverso i media”, ricorda il vescovo Romano Rossi durante l’omelia.
“Ora, con tanta delicatezza, chi ha voluto bene a Emiliano, e sono in tanti, sta vivendo questo momento come un insegnamento. Ma il messaggio che ne viene fuori è terribile, inquietante. Ovvero, la vita è vulnerabile e si può interrompere da un momento all’altro. Questo che stiamo dando a Emiliano non è un saluto qualunque, perché Emiliano sta lasciando il nostro scenario. E lo ha lasciato a soli 23 anni. Ora stiamo vivendo un senso di angoscia, ma dobbiamo trovare il coraggio e la fiducia per andare avanti”.
Il vescovo Rossi si rivolge poi ai tanti giovani in chiesa. “La vita è una tesoro, ma non ne siete padroni. È un tesoro racchiuso in un vaso di argilla, abbiatene cura”.
Emiliano è morto alle 12 di ieri, stroncato a soli 23 anni da un infarto. Mentre era con i suoi amici nel centro di Vallerano. Lì viveva con la sua famiglia, dopo essersi trasferito dalla Capitale. I sanitari del 118 hanno fatto il possibile, nel minor tempo possibile, per salvargli la vita. Ma purtroppo non c’è stato nulla da fare.
Emiliano era un ragazzo serio, affabile e benvoluto da tutti. Amato dalla sua fidanzata Prisca. “No, amore mio. Non te lo meritavi – ha scritto su Facebook -. Il cuore mi è stato strappato dal petto con troppa violenza”.
E anche il calcio si è fermato per Emiliano, 23enne dal sorriso luminoso e dagli occhi buoni e profondi. Tutte le gare sono state rinviate e nei prossimi giorni la polisportiva Monti Cimini giocherà con il lutto al braccio. “Perdere un figlio, peraltro così giovane, è come perdere un pezzo della propria vita, del proprio cuore. È contro natura, inaccettabile”, il messaggio della polisportiva a papà Massimiliano. “Lo abbracciamo forte, con la speranza che trovi la forza di reagire”.
Singhiozzi, lacrime e tanti applausi. All’uscita dalla chiesa il feretro è stato accolto da un bagno di folla e salutato con i fumogeni. Poi l’abbraccio dei bambini che Emiliano allenava, che si sono stretti introno al fratello Leonardo.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY