Viterbo – (sil.co) – Compra dieci cartucce a palla per la caccia al cinghiale in un’armeria di Viterbo, ma una volta giunto a casa si accorge che in base alla fattura ne avrebbe acquistate trenta.
Troppe per non temere guai, essendo le cartucce a palla unica sono soggette a registrazione, per cui il cacciatore si reca in questura e fa presente il qui pro quo.
Scattano i controlli e non solo i poliziotti scoprono che il cacciatore in questione in effetti di cartucce a palla ne ha comprate sicuramente dieci e non trenta, ma anche che presso l’armeria ci sono 22 fucili oltre il limite consentito.
Era la primavera del 2012. Le armi furono poste sotto sequestro e il titolare del negozio fu denunciato. A distanza di sei anni, l’armaiolo è ancora sotto processo, davanti al giudice Elisabetta Massini, che nei giorni scorsi ha sentito un agente e un cliente dell’imputato.
Quest’ultimo ha spiegato come funziona, se il proprietario di un’arma ha bisogno di assistenza.
“Nell’armeria c’erano delle armi consegnate – ha detto il testimone – in quei giorni anche io avevo lasciato un mio fucile nel negozio, perché aveva bisogno di essere pulito. Al momento in cui ho lasciato il fucile, ho ricevuto in cambio una ricevuta di consegna, per giustificare, in caso di controllo, il fatto che l’arma si trovava in un luogo diverso da quello dove dovrebbe essere custodita”.
Il processo riprenderà il prossimo 14 novembre.
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