Viterbo – Leggo con grande piacere che quest’anno il 101° Giro d’Italia inizia nel segno del grande Gino Bartali.
Tutti ne hanno sentito parlare almeno una volta, un grande campione dello sport, quello di altri tempi si intende, fatto di sudore, fatica, grande sacrificio per raggiungere la meta di grandi imprese ormai entrate nel mito.
Quest’anno a Gerusalemme, nonostante il grande Bartali non sia più tra noi dal 2000, la sua memoria viene onorata con l’attribuzione postuma al campione della cittadinanza onoraria di Israele che si aggiunge a quella di Giusto tra le Nazioni ricevuta nel 2013 per avere contribuito a salvare centinaia di ebrei agendo nella rete clandestina ebraico-cattolica che a Firenze ruotava attorno al cardinale Elia Dalla Costa che chiese, all’allora amico Gino, di portare documenti falsi ad Assisi.
Bartali non esitò e affrontò il rischio di essere catturato e deportato pur di salvare delle vite umane innocenti nascondendo tali documenti all’interno della sua bicicletta.
Sono passati ormai molti anni e per me e mio padre Giuseppe, anche lui non più tra noi dal 2007, fu un grande onore far vedere la nostra opera, il Volo d’Angeli, al grande campione non solo sportivo ma anche umano, Macchina di Santa Rosa che tutti i viterbesi ricordano per la straordinaria bellezza e anche per la sua storia tanto travagliata che ci costò sudore, fatica e sacrificio quasi come lo fu per il grande Gino vincere il Giro d’Italia.
Erano altri tempi, ci si buttava in avventure che vanno oltre l’immaginazione realizzando imprese ormai passate alla storia.
Luigi Zucchi
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