Sorano – Antonello Ricci della “Banda del racconto” narratore per “Il fascino delle vie cave, passeggiata/racconto tra storia, cultura e musica”.
PROGRAMMA
Sabato 23 giugno ore 17.30: Ritrovo a Sorano presso l’ufficio informazioni (piazza Busatti) e partenza per la passeggiata all’insediamento rupestre di San Rocco. La narrazione itinerante si snoderà attraverso il centro storico, la valle del Lente e la via cava omonima. Protagonista, fianco a fianco con l’archeologo Fabio Rossi, Antonello Ricci di “Banda del racconto”.
Ore 19. Arrivo sulla terrazza panoramica e degustazione di prodotti tipici delle aziende del territorio.
Ore 19.30. Esibizione del gruppo musicale “Aisling & Friends”. (Marianne van Steenbergen, chitarra; Ben van Leeuwen, chitarra e djembé; Mariette Meisters, flauti; Hans Elzinga, chitarra e voce; Dorien Hooman, fisarmonica e voce; Irene Bienenmann, vari flauti.)
Ore 20.30 circa. Rientro a piedi dalla via cava, oppure rientro con navetta.
Si consiglia abbigliamento comodo, scarpe da trekking e torcia per coloro che desiderano ripercorrere la via cava.
INFO – È gradita la prenotazione presso l’ufficio informazioni turistiche di Sorano (0564/633099) Orario ufficio 10.30/13.00 15.00/18.30 chiuso il mercoledì – E mail: info@leviecave.it
La manifestazione, che rientra nell’ambito di “Toscana – Arcobaleno d’estate” ciclo d’iniziative della Regione Toscana (21-24 giugno 2018), è organizzata e patrocinata da: Comune di Sorano, Musei della Maremma, Parco archeologico Città del Tufo e Cooperativa sociale Zoe.
CASPITA, CHE PITTORESCA SORANO!
Che Sorano e i suoi contorni fossero (e certo tutt’ora: sono) uno stupefacente brano paesaggistico, quasi una quintessenza del “pittoresco” europeo, se n’era già accorto alla metà del XIX secolo il gran viaggiatore George Dennis (vero demiurgo del romanzo internazionale degli Etruschi): dopo aver infatti trascorso suo malgrado una tremenda notte insonne in promiscuità sui giacigli di un’osteria della Città del Tufo – forse anche perché rimesso di buon umore dalla eccellente cucina sciorinatagli dall’ostessa, tale Farfanti detta “la Livornese” – ne aveva comunque lodato la delicatezza d’incantagione per “posizione” e “colorito della natura che lo circonda”.
Prima di lui se n’era accorto pure (e niente poco di meno) che il leggendario Sansovino: accadde nel cuore del XVI secolo, assistendo egli, da qualche altura prominente, all’assedio congiunto portato da senesi e veneziani (ecco che cosa ci stava a fare) alla fortezza degli Orsini.
Ma in fondo, per quanto interessanti, le citazioni autorevoli non servono per rendersi davvero conto della peculiarissima bellezza di Sorano. Basterà dare un’occhiata a questi scatti “rubati” da Marco D’Aureli (Banda del racconto) nel corso del nostro sopralluogo in vista della passeggiata di sabato 23 giugno. Gli ingredienti ci sono davvero tutti: le suggestive forre boscose, sui cui acrocori pendici e fondovalle si affollano gli orridi delle vie cave etrusche (da percorrere in rigorosa fila indiana), certi vecchi ponticelli sul fiume Lente, i resti di necropoli antiche e d’insediamenti medievali, le chiesette rinascimentali.
E poi, volgendo lo sguardo alla città: l’arcigna e incombente fortezza che fu degli Orsini, la elegante porta detta dei Merli, la incredibile escrescenza, il bubbone naturale-addomesticato del masso Leopoldino (un unicum, a quanto ne so).
Il fatto poi che, a differenza del solito, Marco abbia voluto immortalare i luoghi “in “purezza”, cioè assoluti, deserti e solitari, mi fa ricordare come noi di Banda del racconto, in decenni di azioni narrative pubbliche, abbiamo imparato – fra tante – una cosa davvero essenziale: che non di soli-semplici “posti” è fatto un paesaggio, ma dal fluire-rifluire continuo e reciproco tra luoghi fisici (monumenti “viventi”, siti archeologici ecc.) e il permanervi fragile-ostinato di una qualche latenza narrativa.
Perdurante brusio che dal suolo riaffiora e si disperde – sempre riprincipiando – schegge “fossili” di ricordi e memorie, di vite vissute e storie narrate, conglomerati antropologici da cui racconti infiniti promanano. Racconti di chi in questi luoghi visse e operò (e, infine, se ne partì dal mondo); di chi invece li visitò (ma ne scrisse o dipinse) anche soltanto una volta di passaggio; di chi non se ne andò mai ma ne coltivò con amorevole culto la storia di campanile.
Ecco così farsi all’attacco una vera folla di presenze fantasmatiche: i “poveri diavoli” che muoiono di freddo durante l’altro assedio (uno degli infiniti subiti da Sorano) quello portato nel XV secolo da Sigismondo Malatesta (sì, proprio lui, “il miglior perdente”, lo stesso del Tempio albertiano di Rimini e Piero della Francesca) evocato negli impeccabili-esatti versi del “miglior fabbro”, Ezra Pound.
Ma anche certi componimenti di schietto stampo carducciano del soranese Manfredo Vanni, poeta colmo di pietas vernacolare, dove passato e presente di Maremma si affrontano-confrontano all’alba del XX secolo nel segno ambiguo del dio progresso.
Le bestemmie e gli scatarri, infine, la grinta e la sfortuna di quel pugno di garibaldini sfigati-sbarcati da Garibaldi a Talamone (quelli che la Sicilia dei Mille non la videro mai): in rotta dopo la squallida scaramuccia delle Grotte di Castro, essi riparano su Sorano agli ordini del mangiapreti Zambianchi e di Cesare Orsini (sì, proprio il fratello di Felice).
L’esercito italiano li umilia con l’arresto. Ce li racconta, dal punto di vista dei regolari, quel capitan Colobiano posto alla guida dell’operazione per scongiurare l’incidente diplomatico con la Francia. Nel suo resoconto, un inatteso-sorprendente brano paesaggistico…
Direi che può bastare. Un appuntamento da non perdere!
Antonello Ricci
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