Viterbo – Cinquanta icone sacre e una trentina di altri oggetti provenienti dalla tradizione religiosa cristiano coopta d’Egitto. È il tesoro che arriva a Viterbo grazie alla collaborazione tra la curia vescovile viterbese, fondazione Caffeina cultura e fondazione Sib italiana di beneficienza-fondazione Benedetti. “Le icone coopte. Capolavori di arte egiziana cristiana”, il titolo.
“Vogliamo fare della città dei Papi – ha detto il presidente della fondazione Caffeina cultura, Andrea Baffo – la capitale del dialogo ecumenico”.
Questa mattina la conferenza stampa di presentazione presso le sale del museo del Colle del duomo in piazza San Lorenzo. Al tavolo, il portavoce e il vicario del vescovo di Viterbo Lino Fumagalli, rispettivamente don Emanuele Germani e don Luigi Fabbri, il presidente della fondazione Caffeina Andrea Baffo, Bruno Blanco di Archeoares e l’avvocato di Caffeina, e tra i principali organizzatori della mostra, Giacomo Barelli. Seduto in sala anche il direttore artistico del festival Caffeina Filippo Rossi.
La mostra aprirà domenica 24 giugno alle 19, alla presenza della ministra della cultura egiziana Ines Abdel-Dayem, dell’ambasciatore d’Egitto in Italia Hisham Mohamed Badr, del sottosegretario alla cultura del governo italiano Lucia Bergonzoni e del vescovo Fumagalli di ritorno dal pellegrinaggio che la diocesi del capoluogo della Tuscia sta conducendo nelle terre del Sinai, sulle orme della Sacra Famiglia, a cementare un rapporto fra Italia ed Egitto sempre più stretto.
Il 30 giugno, sempre alle 19 e sempre a Palazzo dei Papi, Caffeina inaugurerà un’altra mostra. Questa volta dedicata ai “Tesori di Tutankhamon. La tomba, il corredo”. Evento che fa parte dello stesso percorso avviato con la visita in Egitto di Fumagalli e che oggi prosegue, in Italia, con le mostre dedicate alle icone coopte e ai gioielli del faraone.
Punto di riferimento espositivo della mostra che aprirà domenica, la sala Gualtieri all’interno di Palazzo dei Papi. Per entrare si dovrà pagare solo il biglietto di ingresso al museo, che resterà invariato. Ingresso gratuito per i viterbesi, dal lunedì al venerdì. Ad occuparsene, Archeoares, la società che gestisce l’offerta turistica del colle del duomo. “Un evento – ha commentato Blanco – che rappresenta un valore aggiunto per tutto il polo monumentale”.
“La mostra – ha detto il portavoce del vescovo Fumagalli, don Emanuele Germani – è il coronamento del viaggio fatto in Egitto. Il desiderio di continuare a camminare insieme. Ieri in nord Africa, oggi in Italia”.
La chiesa ortodossa copta è una chiesa orientale diffusa prevalentemente in Egitto, Eritrea ed Etiopia. Venne fondata ad Alessandria d’Egitto dall’apostolo Marco nei suoi viaggi apostolici fra il 40 e il 60 d.C.. Dopo l’invasione araba (641-654 d.C.) e la conseguente conversione all’islam della maggioranza della popolazione, il termine “coopto” fu associato agli egiziani cristiani non convertiti. I copti sono attualmente la più grande comunità cristiana del vicino e medio oriente, costituendo circa il 15% della popolazione egiziana, tra i dieci e i dodici milioni di persone. Il titolare della diocesi romana del culto coopto ortodosso è monsignor Barnaba El Soryany. Il Papa di Alessandria, primate della confessione, è invece Teodoro II, incaricato sulla cattedra di San Marco dal 2012.
“Siamo onorati – dichiara Giacomo Barelli a nome della fondazione Caffeina, co-promotrice della mostra – di fare la nostra parte per favorire e rinsaldare il dialogo ecumenico e l’unità dei cristiani. Parliamo di un tema cruciale per la nostra epoca, oltre che al centro dei pensieri del pontificato di Papa Francesco. In particolare la relazione con i Paesi del vicino oriente come l’Egitto, sempre più cruciale e fra le priorità del governo appena insediatosi. Fondazione Caffeina cultura si augura che i giorni del festival, della mostra delle icone e della mostra dei tesori di Tutankhamon possano essere soprattutto un’occasione di dialogo, di scambio e di amicizia fra confessioni religiose, popoli e paesi del Mediterraneo”.
Trentanove le icone che verranno esposte in sala Gualtieri, affiancate da 8 oggetti sacri dell’arte copta. Assieme, anche 17 pezzi iconografici islamici, a testimonianza di un dialogo che vuole proseguire idealmente anche in quella direzione.
“Sono 250 pezzi in tutto – ha sottolineato Barelli -, riproduzioni fedeli che per la prima volta in assoluto escono dall’Egitto, per arrivare a Viterbo. Per trasportarli, compresi i pezzi destinati alla mostra di Tutankhamon, ci sono voluti due container da 10 mila chili ciascuno”.
“Viterbo è capitale del dialogo ecumenico – ha detto Baffo -. La mostra dedicata alle icone coopte si inserisce all’interno di questo contesto. Un ponte verso una grande mèta per la città di Viterbo. Un lavoro dove ognuno ha dato il proprio fondamentale contributo”.
Le icone hanno un ruolo fondamentale nella religiosità copta da sempre, soprattutto come strumento di culto popolare e domestico, solo in una fase successiva come momento ufficiale e liturgico. I pannelli lignei che le caratterizzano, siano essi mobili o fissati sulle pareti, sono un punto fermo della spiritualità cristiana d’Egitto, attraverso i secoli, dall’antichità al contemporaneo.
“Le rappresentazioni – ha spiegato don Luigi Fabbri – variano tra le tematiche principali della religione vicino orientale. Santi e martiri ritratti singolarmente o in gruppi, scene bibliche o del Vangelo, angeli e serafini, figure di Cristo, Madonne col Bambino. Le icone più note del vicino oriente cristiano sono quelle della religiosità bizantina. Quelle dell’arte copta si distinguono da queste ultime perché nelle terre del deserto del Nilo si viene a creare un profondo spirito di essenzialità legato ai movimenti monastici primitivi che animano queste terre. Ne risulta uno stile più semplice e fortemente locale”.
Daniele Camilli
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY