Viterbo – A Ferento tornano i Romani.
Appuntamento sabato 2 e domenica 3 giugno a Ferento, l’area archeologica situata ad una manciata di chilometri da Viterbo, per la “riconquista”, per il secondo anno consecutivo, dell’antica città romana da parte delle lgioni.
Una vera e propria “marcia” su Ferento, città che l’imperatore Vespasiano amava perché aveva dato i natali alla moglie, Flavia Domitilla Maggiore, madre dei futuri imperatori Tito e Domiziano e luogo nativo di Marco Salvio Otone, l’etrusco, che fu imperatore di Roma per soli tre mesi nel 69 dopo Cristo.
L’associazione Archeotuscia onlus di Viterbo, che gestisce l’apertura del sito grazie all’impegno dei volontari, e l’associazione di promozione culturale Legio IIII Flavia Felix con la partecipazione delle associazioni A.C. Civiltà Romana, A.R.S. Avxilia Legionis, Cohors Sagittaria, A.C. Cvltvs Deorvm – Ostia Antica, A.C. Nereides Danze Antiche, Gruppo Storico Roma Aeterna – Scuola Gladiatori Mvnera Gladiatoria, il patrocinio del ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, del comune di Viterbo, dell’università della Tuscia, la collaborazione di Confesercenti di Viterbo propongono per sabato e domenica, “La riconquista di Ferento”.
Si tratta di due giornate di eventi nell’area archeologica rivolti al pubblico con rappresentazioni di vita quotidiana antico romana nella città ferentana in epoca aureo-imperiale: mercati, didattica e danze, campo e addestramento antico militare con evento conclusivo nel meraviglioso teatro romano alle 18,30. All’esterno della zona archeologica è prevista un’area ristoro con prodotti tipici della Tuscia.
I resti di Ferento sulla collina di Panicara sono la testimonianza di una lunga storia che vide fiorire la città, prima romana e poi medievale.
Intorno al I secolo, Ferento fu municipium e nella prima età imperiale, raggiunse il suo massimo splendore con una popolazione di circa 10 mila abitanti ed era estesa su 30 ettari. Risale a quel periodo la costruzione dei più importanti edifici pubblici, come il teatro, il foro, le terme e l’augusteo.
Nel I secolo d.C., fu costruito l’anfiteatro, poco distante rispetto all’abitato, ancora oggi interamente interrato. Lo splendore di Ferento proseguì anche nel secolo successivo e fu definita “civitas splendidissima”. Dopo un periodo di declino Intorno al X-XI secolo, Ferento riprese a crescere economicamente e di importanza, attirando così le poco rassicuranti attenzioni della vicina Viterbo che nel 1170, compì un primo assalto e, dopo averla saccheggiata, la diede alle fiamme.
La notte del 1º gennaio 1172, con il favore del buio e con il pretesto di eresia, l’esercito viterbese alleato con i cellenesi, attaccò a sorpresa la città addormentata, distruggendo tutto. Alcuni ferentani furono trasferiti a Viterbo presso la zona di San Faustino, mentre altri, sopravvissuti , perché erano fuori della città si allontanarono dirigendosi verso la valle del Tevere, trovando riparo in alcune grotte di origine etrusca, dando così origine a Grotte Santo Stefano. Da quel momento Ferento fu completamente abbandonata, ignorata per secoli.
Numerose campagne di scavo eseguite nell’ampia zona, in particolare all’inizio del XX secolo, hanno consentito di riportare alla luce straordinari reperti archeologici tra cui il magnifico teatro, il decumano, le terme con mosaici e i resti di una magnifica “domus”.
Sabato e domenica prossimi verrà celebrata , per il secondo anno, la “riconquista” dell’antica città da parte delle “legioni” romane, manifestazione ideata da Archeotuscia per far conoscere e valorixxare ancora di più il suggestivo sito archeologico.
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