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Ospitalità e lavoro ad Ala Ceoban, tre indagati sono di Tarquinia

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Tarquinia - Il commissariato di polizia

Tarquinia – Il commissariato di polizia

 

Ala Ceoban

Ala Ceoban

 

Fabio Zampaglione

Fabio Zampaglione

Tarquinia – (sil.co.) – Avrebbero ospitato in casa Ala Ceoban e l’avrebbero fatta lavorare nonostante non fosse in regola col permesso di soggiorno. Per questo quattro persone sono state denunciate a vario titolo per falso e favoreggiamento, nonché per avere assunto una dipendente straniera irregolare. Tre sono di Tarquinia. 

Tutti italiani, sono uomini e donne, tre dei quali residenti a Tarquinia e uno in un altro comune del litorale. A loro gli uomini del vicequestore Fabio Zampaglione sono risaliti nel corso delle indagini successive al fermo della 33enne moldava rimpatriata il 20 giugno dal centro di Ponte Galeria dove era stata trasferita lo scorso 28 marzo. 

C’era da chiarire, infatti, perché la donna, cittadina extracomunitaria, cui non era stato rinnovato il permesso di soggiorno e colpita da decreto di espulsione dal 2016, si trovasse tuttora nel Viterbese, ma non nel comune del litorale dove aveva ufficialmente la residenza.  Quando gli agenti del commissariato di Tarquinia l’hanno rintracciata nella cittadina etrusca, tradita da un money transfer, ovvero da un’operazione di trasferimento di denaro, la donna si trovava al civico 22 di via Mazzini, a pochi passi da piazza Cavour e circa 400 metri dal pub dove Ala lavorava. 

Ma non era l’unico impiego.  La cognata-amante di Paolo Esposito – che sta scontando l’ergastolo a Mammagialla per il duplice omicidio della compagna Tatiana e della figliastra Elena, 37 e 14 anni, scomparse da Gradoli il 30 maggio 2009 – avrebbe infatti avuto almeno un’altra occupazione, come badante. 

I tre tarquiniesi e la quarta persona denunciati a piede libero sarebbero finiti nei guai, a vario titolo, per avere ospitato in casa Ala Ceoban e averle dato un lavoro per consentirle di mantenere una posizione giuridica di immigrata regolare. E’ infatti obbligatorio comunicare le generalità di eventuali stranieri che si ospitano in casa, così come è obbligatorio sincerarsi che un lavoratore sia regolare. 

La 33enne, ricercata perché irregolare sul territorio nazionale, sarebbe riuscita a rimanere in Italia, pur non avendone titolo, solo grazie ad una fitta rete di connivenze. Dopo avere trascorso tre mesi presso il centro di permanenza per il rimpatrio di Ponte Galeria a Roma, dal 28 marzo al 20 giugno, mercoledì, è stata imbarcata da due agenti dell’ufficio immigrazione su un volo in partenza da Fiumicino per la capitale della Moldavia. 

Una decisione drastica e imprevista dagli stessi legali della Ceoban, che sarebbe stata presa dall’autorità giudiziaria di Roma competente dopo il trasferimento della donna a Ponte Galeria. 


Articoli: Ala Ceoban, quattro denunce per favoreggiamento – Rimpatriata Ala Ceoban, appello a Salvini per farla tornare in Italia – Giallo di Gradoli, Ala Ceoban vuole la protezione internazionale


Chi è Ala Ceoban 

Ala Ceoban vive in Italia da quindici anni: sei trascorsi in libertà tra la Tuscia e la Toscana, sei in prigione a Civitavecchia e gli ultimi tre a Tarquinia.

Dal 2003 al 2007 è stata a Gradoli; dal 2007 al 2009, dopo che la sorella Tatiana ha scoperto la relazione clandestina del compagno con la sorella, gli “amanti diabolici”, è andata a lavorare come badante a Santa Fiora, sul Monte Amiata; dal 2009 al 2015 ha scontato la sua pena nel carcere femminile di Civitavecchia; dal 2015 fino al 28 marzo 2018 ha vissuto e lavorato a Tarquinia.

Ala Ceoban è giunta in Italia, appena 18enne, nel 2003, ospite nella villetta di Cannicelle, a Gradoli, della sorella 30enne Tatiana e del compagno Paolo Esposito, all’epoca 36enne. La giovanissima Ala avrebbe allacciato subito una relazione col cognato, nonostante avesse il doppio dei suoi anni.

Il giorno del duplice delitto –  il 30 maggio 2009 quando, nel primo pomeriggio, sarebbe stata uccisa per prima, probabilmente soffocata, la nipote Elena tredicenne e dopo le ore 18 la sorella Tatiana – Ala aveva 24 anni, mentre Paolo Esposito ne aveva 42.

Negato ad Ala il rinnovo del permesso di soggiorno per via dei suoi trascorsi, la condanna a otto per favoreggiamento e l’occultamento dei cadaveri della nipote e della sorella, la 33enne, una volta finito di scontare la sua pena, ha iniziato la battaglia per restare in Italia. Uscita dal carcere, è rimasta sul litorale laziale, a Tarquinia, dove chi la conosceva ha avuto modo diverse volte di incrociarla e dove ha sempre lavorato per mantenersi.

Con il duplice delitto di cui nove anni fa sono rimaste vittime la nipote e la sorella e la morte della madre Elena Nechifor, a Bologna il 2 gennaio 2017, ad Ala Ceoban restano in Italia altre due consanguinee: la zia Olga, sorella della madre, nel 2009 residente a Bagnoregio con la famiglia; e la nipote più piccola, oggi quindicenne.

 

 

 

 


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