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Caffeina - Raffaello Fusaro chiama la banda del suo paese, Bitonto, per ricordare che la canzone di borgata è il fulcro identitario della storia di una nazione

Scorribanda, un meraviglioso spettacolo di musica e parola

di Alessandro Gatti - Tusciaweb Academy
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Caffeina - Raffaello Fusaro

Caffeina – Raffaello Fusaro

Caffeina - Lo spettacolo Sarabanda di Raffaello Fusaro

Caffeina – Lo spettacolo Sarabanda di Raffaello Fusaro

Caffeina - Raffaello Fusaro

Caffeina – Raffaello Fusaro

Viterbo – Si chiama “Scorribanda” l’evento teatrale e musicale ideato dall’autore e regista Raffaello Fusaro. Una banda musicale che è un ricordo d’infanzia, per risvegliare quel senso di appartenenza frutto delle generazioni passate e preziosa eredità per quelle presenti e future.

“Una nazione nasce prima con la sua musica e poi nella Costituzione e nella democrazia”, afferma Raffaello Fusaro regalando uno spettacolo di teatro energico e appassionato.

Eccolo esibirsi con lo stile del bravo attore e del nostalgico. Un nostalgico autentico, di quei sapori della tradizione italiana e del Sud. Ecco che va in scena Raffaello Fusaro. Va in scena per esibirsi nel palcoscenico di una suggestiva piazza di San Lorenzo. Entra in azione recitativa nello spettacolo teatrale delle ventuno e trenta, organizzato da Caffeina, per ricordare che le tradizioni della musica popolare sono l’anima dell’identità di una nazione.

Fusaro cita così alcuni grandi parolieri e poeti della tradizione italiana: “Cesare Pavese ci insegna che nel piccolo paese non sei mai solo, e sarai sempre qualcuno pur non essendo nessuno. Nel paese ti riconoscono tutti sulla base di chi sei figlio. Per la borgata di paese questa cosa si chiama memoria. Questa cosa è identità”.

Parole magiche, vere, recitate con arte e teatrale vitalità da un attore che rievoca tutta l’energia della tradizione del Sud Italia. Tra una scena teatrale e l’altra, ecco levarsi l’eco della piacevole musica dei fiati. Quei fiati degli strumenti della banda di Bitonto, paesino non lontano da Bari. Eccoli i musici di Bitonto, eccoli suonare i capolavori che parlano dell’Italia e delle tradizioni popolari.

Eccoli riprodurre passi dell’Opera Turandot di Giacomo Puccini, per poi passare le loro note alle colonne sonore delle scene raccontate nei film del regista Federico Fellini. Quel Fellini che amava così tanto la tradizione di borgata da affermare che “quando qualcuno parla del proprio paesello, parla con un linguaggio universale, che chiunque nel mondo può comprendere bene”.

Ieri sera suonavano con passione ed energia i fiati di Bitonto, intervallati dalla finzione teatrale di Fusaro, talentuoso attore cui è piaciuto citare, in ultimo, lo stesso Fellini: “La musica è strana e misteriosa, mi affascina come fossi un bambino, ma al contempo mi spaventa come fosse un demone”.

Alessandro Gatti
Tusciaweb Academy


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28 giugno, 2018

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