Viterbo – (s.s.) – “Il cibo buono, pulito e giusto salva il mondo”.
E’ invitante ma anche nobile il tema dello Slow food village 2018, che torna nella Tuscia per la sesta edizione viterbese.
La manifestazione enogastonomica e culturale sarà inaugurata venerdì e andrà avanti fino al primo giugno, volutamente in contemporanea con il festival Caffeina e con la volontà di renderlo complementare a quest’ultimo.
Per dieci giorni l’area pedonale del Sacrario (piazza dei Caduti) si trasformerà in un villaggio del gusto con più di 150 incontri spalmati tra tardo pomeriggio e sera. Spazio dunque alle varie iniziative inserite nel programma: laboratori del gusto, percorsi sensoriali, botteghe del gusto, street food, RistoPizza slow, enoteca, oleoteca, birroteca, scuola di cucina, laboratori per bambini, show cooking, area mercatale e pic-nic urbano. Il tutto sotto l’organizzazione della Slow food Viterbo e Tuscia di Alberto Valentini.
“Porto i saluti del neopresidente – spiega Claudia Storcè di Slow food Viterbo e Tuscia -. Dal 2013 il village è sempre lo stesso ma sempre nuovo. La novità principale è rappresentata dagli appuntamenti dedicati ai bambini mentre l’offerta gastronomica dello street food è stata ampliata con molti più produttori locali. La proposta non è soltanto enogastronomica ma anche didattica, educativa, informativa e divulgativa“.
Il fulcro del village, infatti, sarà l’arena centrale dove si svolgeranno i molteplici incontri con gli ospiti di rilievo. Tra i tanti Iside De Cesare, Riccardo Cotarella, Anna Moroni, Antonio e Giuseppe Bozzaotra, Giampaolo Trombetti, Alessandro Scorzone, Maurizio Filippi, Danilo Ciavattini, Maurizio Minichetti, Giorgio Barchiesi (meglio conosciuto come Giorgione), Giuseppe Zannini, Gaetano Pascale e Andrea Lo Cicero.
“Ce ne sarà davvero per tutti i gusti – commenta l’enogastronomo Carlo Zucchetti – ma anche per tutte le orecchie. Discussioni importanti con ospiti altrettanto importanti. L’importante è parlare alle persone e in questa occasione ce ne sarà modo. Paradossalmente dieci giorni non basteranno e lancio una provocazione: il prossimo anno provare ad allargare ancora gli orizzonti di degustazione con la presenza di più aziende. L’obiettivo è raccontarci e raccontare”.
Samuele Sansonetti
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