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Tribunale - Prostituzione - Presunta vittima una cinese sposata con un italiano

Era una squillo “fai da te”, marito assolto dall’accusa di sfruttamento

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Viterbo - La polizia davanti al tribunale

Viterbo – La polizia davanti al tribunale

Viterbo – (sil.co.) – Era una squillo “fai da te”, assolto il marito. La donna, una cinese che si prostituiva in un appartamento del Riello, tra il tribunale e la caserma dei carabinieri, avrebbe fatto tutto da sola. Il coniuge sarebbe stato solo a conoscenza. 

Alla fine l’ha avuta vinta la difesa. Anche l’accusa ha chiesto l’assoluzione. Il collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei ha prosciolto il marito della presunta vittima, un italiano accusato di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, assistito dall’avvocato Federica Ambrogi. 

L’uomo, secondo l’accusa, avrebbe smistato i clienti della donna, parte offesa nel processo, allontanandosi da casa al loro arrivo e lasciando aperto il portone e il cancello automatico dell’elegante complesso residenziale alle porte del capoluogo, i cui inquilini hanno portato alla luce il caso, denunciando il continuo via vai di uomini, diretti tutti all’appartamento situato al primo piano. 

Secondo la difesa, che ha citato come testimoni due clienti, sarebbe stata la stessa presunta vittima a decidere di prostituirsi, quando il marito ha perso il lavoro ed è rimasto disoccupato. “Era una prostituta fai-da-te”, hanno confermato entrambi gli habitué al tribunale.

E ancora: “Era lei a rispondere al telefono e a fissare gli appuntamenti”. Negando di avere mai visto prima l’imputato, presente in aula “Mai incontrato quell’uomo, nemmeno sotto casa”.

Per l’accusa, l’uomo era il protettore: “Viveva del lavoro della moglie ed era a conoscenza del fatto che faceva la squillo, tanto che usciva di casa sistematicamente prima dell’arrivo dei clienti. Ci sono gli estremi sia per lo sfruttamento che per il favoreggiamento”. 

Era tra la fine del 2013 e la primavera 2014. La coppia avrebbe esercitato la “professione” in un appartamento trasformato in casa d’appuntamento in via Torricelli. Gli altri inquilini dei due palazzi aventi in comune lo stesso cortile l’avrebbero capito dal continuo andarivieni di uomini diretti a casa dell’orientale. Ne hanno parlato tra loro, poi si sono recati in questura a sporgere denuncia.

“Riceveva clienti di mattina, di pomeriggio e pure di sera – hanno detto i vicini di casa – si capiva che non erano semplici visite, perché l’uomo si allontanava e loro spesso non trovavano la strada e si mettevano a telefonare dal cortile condominiale oppure suonavano ad altre porte”.

Il giorno del blitz, sono stati sequestrati ben 144 preservativi a casa della coppia. Gli annunci erano sia su internet che sui giornali e i numeri telefonici corrispondevano alla donna. Sul suo conto corrente c’erano quattro versamenti da mille euro. E nella cappetta della cucina erano nascosti oltre tremila euro in contanti. Dal meretricio, la cinese avrebbe ricavato lauti guadagni, con cifre che si aggirerebbero attorno ai 10mila euro al mese. 

Per l’avvocato Federica Ambrogi, difensore dell’imputato, fin dall’inizio tutto era riconducibile alla donna: “Dalle schede telefoniche al contratto col gestore, alla pubblicazione degli annunci, al conto corrente. Su quello intestato all’imputato c’era un saldo di tre euro. Faceva tutto lei, infatti si è arrabbiata con gli agenti quando l’hanno portata in questura. Lui era solo a conoscenza”. 


Articoli: Squillo cinese al Riello, per la difesa testimoniano due clienti –  Via vai di uomini a tutte le ore, squillo denunciata dai condomini


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28 giugno, 2018

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