Viterbo – Se uno dei due candidati sindaci al ballottaggio perderà la fascia tricolore per un voto, potrebbe essere quello di un uomo finito agli arresti domiciliari col braccialetto elettronico per violenza sessuale e stalking. Si tratta di un 58enne residente a Viterbo il quale, piuttosto che presentarsi al seggio scortato dai carabinieri o dalla polizia, ha deciso di rinunciare al voto.
Tutto nasce dal fatto che nel comune di Viterbo non è previsto l’esercizio domiciliare del voto per i soggetti agli arresti domiciliari, ma trattandosi di un diritto costituzionalmente garantito, il giudice per le indagini preliminari Savina Poli ha dovuto attrezzarsi di conseguenza.
“Osservato che le esigenze cautelari risultano particolarmente intense, per motivi di sicurezza e tutela della persona offesa – scrive il giudice – il permesso può essere accordato solo con servizio di scorta a cura della polizia giudiziaria incaricata dei controlli sull’esecuzione della misura, che in orario individuato dovrà prelevare il 58enne dall’abitazione, accompagnarlo a votare presso il seggio competente, aspettarlo nel locale di voto, fuori dalla cabina, e accompagnarlo immediatamente a casa non appena espletato l’incombente, permanendo nell’abitazione sino a quando non sia riattivato il braccialetto elettronico“.
Da qui la decisione del 58enne, tramite il difensore Samuele De Santis, di rinunciare a recarsi alle urne per il ballottaggio del 24 giugno attraverso una lettera formale fatta pervenire ieri alle autorità competenti.
“Il sottoscritto intende rinunciare a esercitare il proprio diritto di voto costituzionalmente garantito non per volontà di astenersi dall’esprimere un’indicazione del sindaco di Viterbo, ma perché il diritto di voto è sacro e inviolabile, ma soprattutto espressione libera della volontà del cittadino”, premette.
“L’esercizio di tale diritto – prosegue – non può e non deve essere l’occasione per una pubblica umiliazione. Il cittadino deve essere autorizzato a esprimere il proprio voto raggiungendo il seggio libero e lasciarlo libero. Le modalità di accompagnamento di scorta e controllo a vista addirittura non fuori dal seggio, ma fuori dalla cabina elettorale, è una modalità barabara soprattutto per un cittadino che non è mai evaso o si è reso irreperibile”.
“Il reato per cui si procede ha a che fare con una persona che vive a Marta e non nel territorio comunale di Viterbo dove esercitare il voto – spiega – e le presunte necessità di continenza non possono essere prorporzionate alle modalità disposte da codesto giudice. Questo cittadino dichiara di non poter votare nelle modalità imposte e per questo rinuncia a tale diritto sperano che la giustizia faccia il suo corso non impedendo di fatto mai più l’esercizio di voto ad altri cittadini come il sottoscritto”.
“Perché essere indagati è una situazione difficile, ma non va resa insostenibile. Mai”, la conclusione.
Silvana Cortignani
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