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Viterbo - Il vescovo Lino Fumagalli lancia l'appello durante la cerimonia della Madonna del Carmelo - La pioggia costringe ad annullare la processione

“Adottate una chiesa del centro storico”

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Viterbo – “Adottate una chiesa”. Messaggio senza mezzi termini del vescovo Lino Fumagalli. Ieri sera, in una chiesa piena di colori e in attesa di una processione che alla fine non c’è più stata. Causa pioggia, una di quelle che a Viterbo, a luglio, anticipano settembre. La Madonna del Carmelo è rimasta nella chiesa del Gonfalone e non s’è più mossa. Alle 9 e mezza in punto ha iniziato a piovere a dirotto.

Fotogallery: Salta la processione della Madonna del Carmelo

E il vescovo ne ha approfittato per invitare confraternite e realtà sociali in generale a prendersi cura di una chiesa di Viterbo. Ad adottarla. Quindi promuoverla e valorizzarla. Tenendola innanzitutto aperta ai turisti.

“I viterbesi sono un popolo generoso – ha detto Fumagalli –. Sono come il diesel. Il motore ci mette un po’ a riscaldarsi. Ma una volta partiti, nessuno li ferma più”.


Viterbo - Lino Fumagalli

Viterbo – Lino Fumagalli

Viterbo - Salta la processione della Madonna del Carmelo

Viterbo – La Madonna del Carmelo


Porta inoltre ad esempio la confraternita del Gonfalone che da anni si prende cura dell’omonima chiesa di via Cardinal La Fontaine. Poi, prima che Giovanni Arena prenda la parola, Fumagalli scherza. “Il sindaco ci promette che valorizzerà i beni culturali di Viterbo”. Il vescovo è divertito. Resta accanto al sindaco, sul pulpito. Quasi a tenergli il microfono. È il padrone di casa. Taglia corto con lo sguardo sopra le teste. Squadra il contesto che ha di fronte da cima a fondo. La chiesa del Gonfalone è una di quelle che segnano il confine tra potere spirituale e potere temporale nella città di Viterbo. E occorre essere chiari.

La risposta di Arena è circostanziata. Qualche ringraziamento e poi l’impegno. “L’amministrazione sarà attenta alla riqualificazione dei beni culturali e alla loro valorizzazione”. Tra i banchi anche il consigliere Giulio Marini. 


Viterbo - Lino Fumagalli e Giovanni Arena

Viterbo – Lino Fumagalli e Giovanni Arena

Viterbo - Giulio Marini e Giovanni Arena

Viterbo – Giulio Marini e Giovanni Arena


Franco Chiaravalli, punto di riferimento della confraternita del Gonfalone che da 41 anni organizza la processione, ha provato invece a convincere il vescovo ad aspettare un po’. “Mo’ smette!”. Però Fumagalli si era già seduto. Canti e preghiere si fanno all’interno. Fuori piove e continuerà a farlo per tutto il tempo. Alla fine aveva ragione il vescovo. Fuori, gli ombrelli fanno da cornice al sagrato della chiesa. A fine cerimonia, Chiaravalli non era ancora convinto. Organizzare una processione comporta lavoro e qualche sacrificio. La soddisfazione comunque arriva. Il vescovo li elogia pubblicamente per quanto fatto a difesa del patrimonio della chiesa.

Fuori c’è chi aspetta e apre la finestra di casa su palazzi magnifici affacciati di fronte alla chiesa. 

La processione è sentita. La prima edizione è del 1977. Quest’anno il percorso era stato persino ridotto. Niente via del Meone. Si sarebbe dovuto tirare dritto per via delle Fortezze per arrivare subito a via Cavour e da lì, senza soste, risalire per via San Lorenzo e di nuovo in via cardinal La Fontaine.


Viterbo - Francesco Chiaravalli prova a convincere il vescovo ad aspettare che smetta di piovere

Viterbo – Francesco Chiaravalli prova a convincere il vescovo ad aspettare che smetta di piovere

 


 “Il tempo incerto – spiega il vescovo con un eufemismo – ci permette un momento di silenzio, ascolto e riflessione. Per essere registi della propria vita ed evitare scelte sbagliate. Protagonisti invece della propria esistenza”.

La chiesa è piena zeppa di gente. I colori delle confraternite si mischiano a quelli dei dipinti attorno. Facce che non ti aspetti, contadine, bruciate dal sole di chi va a lavorare sui campi. Le confraternite ieri sera si sono date appuntamento da tutta la provincia. Un mondo che avresti dato per disperso, travolto da quello che è il mondo oggi, e che invece continua in qualche modo a respirare. Le confraternite sono preziose anche per questo. Contengono e al tempo stesso tutelano un patrimonio antropologico legato alla culture contadine che altrimenti rischierebbe di andare perduto per sempre. Lo stesso don Mario Brizzi, parroco di Santa Maria Nuova, è un prete contadino dell’alto Lazio.


Viterbo - Salta la processione della Madonna del Carmelo


La politica bazzica poco questi spazi. La sua è soprattutto una presenza istituzionale. Marini è stato uno dei primi e dei pochi a coglierla. La confraternita è una formula politica a se stante. Ma all’interno di altre mura. Quelle sormontate dal copricapo pontificio. Una forma di rispetto, nella chiarezza dei ruoli. Quest’ultima più evidente nel modo di fare del vescovo piuttosto che delle autorità laiche. Salvo rare eccezioni. 

Arrivano anche le Alcantarine, con suor Francesca che si fa strada. Fissa dritto negli occhi. Saluta e stringe mani. Le clarisse non lo facevano. Probabilmente a Viterbo nessun’altra suora lo aveva mai fatto prima d’ora. Un gruppo di francescane con un loro sito internet e un monastero che, grazie a loro, è rinato. In una città dove francescani e giuseppini gestiscono un istituto universitario con corsi di filosofia e teologia aperti a tutti. E dove molti laici si laureano. Dove, a Viterbo, c’è il convento della Trinità con gli agostiniani che custodiscono, e lo stanno catalogando per renderlo fruibile, manoscritti di straordinario valore per la storia del territorio.


Viterbo - Salta la processione della Madonna del Carmelo

Viterbo - Il gonfalone restaurato

Viterbo – Il gonfalone restaurato


Con le confraternite il vescovo è a suo agio. A lui soltanto devono obbedienza. Veri e propri ordini diocesani laici contrapposti a quelli religiosi. Che infatti, quando ci sono le confraternite in giro, gli ordini religiosi, che del vescovo riconoscono l’autorità, o non ci sono oppure si tengono a debita distanza. Le confraternite sono la cinghia di trasmissione tra la curia e il centro storico. Si racconta che una volta Fumagalli abbia anche invitato le confraternite ad aprirsi alle donne, cioè a conferire alle donne incarichi finora esclusivamente riservati agli uomini.

Canti e preghiere nella chiesa del Gonfalone sono intonati da don Luigi, vicario del vescovo. La Madonna è ferma lì, a sinistra dell’altare. Attorno la confraternita che ne ha cura. Sull’altare il vescovo prende la parola. E alla fine del discorso l’invito ad adottare una chiesa del centro storico dove le parrocchie rischiano veramente di chiudere i battenti. Senza più una vita sociale da organizzare al loro interno perché l’intera zona si è spopolata. Confraternite e associazioni possono far rivivere non solo un monumento ma anche il tessuto sociale che lo ha caratterizzato. Il turismo può aiutare a risanare soltanto i bilanci cittadini. Alla chiesa serve altro. Consapevole del potenziale turistico della città. Considerato che il colle del duomo è il vero e solo polo turistico di Viterbo. Con i lavori fatti a Valle Faul, ascensore incluso, che lo hanno potenziato enormemente.

Sembrava infine tutto finito, quando il vescovo torna al microfono. Sono ancora tutti seduti. C’è sempre un momento di smarrimento a fine messa che lascia le persone lì ferme ai banchi per qualche istante. Nel complimentarsi con la confraternita del Gonfalone, Fumagalli aveva poco prima citato il restauro dell’antico gonfalone della confraternita.

“Adesso – il vescovo ha chiuso la serata con un ultimo invito – vi prego di venire a vedere tutti quanti il gonfalone restaurato. Entrate a destra dell’altare e uscite a sinistra”. Quando si dice avere cura dei suoi e tributare al lavoro fatto gli stessi onori dovuti a un capo di Stato.

Daniele Camilli


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17 luglio, 2018

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