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Agrigento - Vittima una pallavolista di Lucca in vacanza in Sicilia col fidanzato

Attaccata da branco di meduse giganti, 25enne rischia shock anafilattico

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Una medusa sul bagnasciuga

Una medusa sul bagnasciuga

Agrigento – Attaccata da decine di meduse giganti, rischia shock anafilattico. Vittima una pallavolista 25enne di Lucca in vacanza ad Agrigento col fidanzato. Soccorsa dai bagnini, è stata trasferita al pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento. 

La giovane toscana sarebbe stata attaccata da un branco di meduse mentre nuotava a circa 250 metri dalla riva.

E’ accaduto a Cannatello, rione balneare di Agrigento.

L’anno portata in salvo i bagnini Felice Amodio e Giuseppe Filippazzo della cooperativa “Ulisse” di Porto Empedocle.

Si tratterebbe del secondo caso in due giorni in Sicilia. Il primo sarebbe avvenuto in provincia di Palermo e la vittima avrebbe rischiato un infarto. 

Sono i tentacoli a ospitare gli cnidociti, particolari cellule che funzionano una volta sola, e che devono pertanto essere rigenerate, con funzioni difensive e soprattutto offensive per paralizzare la preda.

Si attivano quando vengono toccate e sono collegate a “organuli” contenenti un liquido urticante: in genere inoculano una sostanza che uccide la preda per shock anafilattico. Il liquido urticante ha azione neurotossica o emolliente, la cui natura può variare a seconda della specie, ma di solito è costituita da una miscela di tre proteine a effetto sinergico: ipnotossina, talassina e congestina.

L’ipnotossina ha effetto anestetico, quindi paralizzante; la talassina ha un comportamento allergenico che causa una risposta infiammatoria; la congestina paralizza l’apparato circolatorio e respiratorio.

Anche se non tutte le meduse sono urticanti, alcune cubomeduse come la Chironex fleckeri sono particolarmente pericolose per l’uomo e in taluni casi possono causare la morte per shock anafilattico, anche se i casi mortali sono localizzati prevalentemente nelle aree del sud-est asiatico e dell’Oceania e nel Golfo del Messico, mentre le specie normalmente presenti nel Mediterraneo non sono mai così pericolose.

Le sostanze urticanti provocano una reazione infiammatoria acuta caratterizzata da eritema, gonfiore, vescicole e bolle, accompagnata da bruciore e sensazione di dolore. A volte le meduse possono provocare lesioni cutanee ritardate nel tempo, un’entità clinica seria nella quale si sviluppano lesioni di tipo eczematose a distanza di giorni o di mesi dopo il contatto con gli invertebrati. In questi casi si può anche ricorrere, quando particolarmente gravi, a terapie sperimentali con immunosoppressori. Talvolta le lesioni cutanee hanno carattere di dermatiti ricorrenti

Comunemente vengono utilizzate soluzioni diluite a base di: bicarbonato di sodio, ammoniaca o acido acetico per lenire l’effetto urticante provocato dalle nematocisti delle meduse.

D’altra parte un recente studio statunitense ha verificato che le stesse sostanze non hanno proprietà lenitive sul dolore; al contrario, l’anestetico per uso topico lidocaina, bloccando i canali ionici del calcio e del sodio delle nematocisti, mostra un’azione inibente il rilascio delle tossine, oltre che un’azione anestetica lenitiva sulla pelle colpita.[

Nella terapia di pronto soccorso viene anche usato l’aceto prima di applicare un bendaggio compressivo oppure, nel casi di tentacoli di Tamoya gargantua, una specie tropicale, il ghiaccio, il solfato di alluminio e l’acqua calda.

 

 


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30 luglio, 2018

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