Viterbo – Socialmente pericoloso ma incapace di intendere e di volere, non sarà processato. “Non imputabile” il 47enne che ha accoltellato una barista e minacciato gli avventori con un cellulare-taser, facendo irruzione due volte in due mesi in un locale di viale Trieste. No della difesa alla libertà vigilata: “Meglio la comunità, ha bisogno di essere curato”.
Due mesi e mezzo prima di accoltellare la barista aveva fatto già irruzione nel locale tenendo sotto scacco la donna e gli avventori con un telefonino-taser comprato su internet. Ma al momento dell’episodio, avvenuto lo scorso 3 gennaio, era incapace di intendere e di volere, per cui non sarà processato.
E’ il 47enne viterbese fermato verso mezzanotte dello scorso 28 marzo con una bomboletta di spray al peperoncino da una barista 32enne, aggredita e minacciata di morte nello stesso pubblico esercizio di viale Trieste, alla quale, per vendicarsi della donna che lo aveva denunciato, voleva sfregiare il volto con un pugnale.
Il 3 gennaio si era presentato nel bar impugnando un telefonino-taser che avrebbe acquistato su internet, minacciando le persone presenti con il dispositivo, classificato tra le armi da difesa “meno che letali”, che fa uso dell’elettricità per paralizzare i movimenti del soggetto colpito facendone contrarre i muscoli, noto anche come “pistola elettrica”, “storditore elettrico” o “dissuasore elettrico”.
Per l’aggressione del 3 gennaio avrebbe dovuto essere giudicato lo scorso 13 aprile, ma il giudice Gaetano Mautone ha “congelato” il processo, disponendo una perizia psichiatrica d’ufficio, come chiesto dal difensore Giuseppe Puri, per stabilire se il 47enne fosse capace di intendere e di volere, di stare in giudizio e socialmente pericoloso.
Per il consulente del tribunale, sentito ieri dal giudice, il 47enne è incapace di intendere e di volere e socialmente pericoloso, in quanto soffrirebbe di un disturbo della personalità, aggravato dall’uso di sostanze stupefacenti e dalla dipendenza decennale dall’alcol.
“Problematiche che non vuole risolvere, sottraendosi ai tentativi di sottoporlo a cure, come al Sert, i cui interventi terapeutici si sono rivelati fallimentari”, ha spiegato il perito.
“Non imputabile” per l’accusa, anche se il pubblico ministero, proprio in virtù della pericolosità sociale dell’imputato, ha chiesto la misura di sicurezza della libertà vigilata per un anno.
Si è detta contraria la difesa, chiedendo l’inserimento del 47enne in una comunità terapeutica a doppia diagnosi. “La costrizione della libertà senza una terapia aggraverebbe la situazione e la pericolosità sociale del mio assistito”, ha detto l’avvocato Puri.
Il giudice, sentite le parti, ha concordato sulla non imputabilità, riservandosi sulla misura di sicurezza. L’uomo, nel frattempo, liberato dopo la convalida dell’arresto per l’episodio del 28 marzo e finito ai domiciliari all’inizio di maggio perché continuava a minacciare la barista, nei giorni scorsi ha ottenuto una revoca della misura cautelare ed è di nuovo in libertà.
Silvana Cortignani
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