Viterbo – “Igp Roma potrebbe rappresentare una grande opportunità per lo sviluppo dell’olivicoltura laziale, ma così come è stato pensato rischia di trasformarsi in un boomerang per i produttori olivicoli”.
Così Fabrizio Pini, presidente di Appo Viterbo e vicepresidente del Consorzio nazionale degli olivicoltori, ha commentato l’iniziativa che adesso attende il vaglio del ministero prima degli approfondimenti dell’Unione europea.
“Ci sono caratteristiche chimico-fisiche che vanno assolutamente riviste nel disciplinare, a partire da acidità, numero di perossidi e polifenoli che devono avere parametri assolutamente stringenti per garantire la massima qualità – ha sottolineato Pini –. Le olive devono essere raccolte e molite in non più di 24 ore, a differenza delle 48 ore previste in questa prima bozza.
Altro dato fondamentale da modificare, se davvero si vuole produrre un olio Igp che rappresenti la qualità del territorio, è quello relativo alle cultivar: bisogna aumentare almeno all’80 percento la percentuale di olio da cultivar autoctone, ammettendo quote di altre varietà che devono essere italiane, cosa attualmente non specificata.
Solo attraverso questi cambiamenti potremo aderire in maniera convinta a questo progetto e invito i sindaci del territorio a pretendere queste migliorie necessarie. In caso contrario si tratterebbe dell’ennesima trovata pubblicitaria di Unaprol – Coldiretti, buona per qualche titolo di giornale, ma completamente inutile e dannosa per la produzione laziale”.
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