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Viterbo - L'esito del voto e il ballottaggio visto dall'ex assessore Alvaro Ricci (Pd)

“L’esperienza in comune bocciata dal 90% degli elettori”

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Francesco Serra, Marco Volpi e Alvaro Ricci

Francesco Serra, Marco Volpi e Alvaro Ricci

Alvaro Ricci

Alvaro Ricci

Viterbo – “Ci sarà modo, in consiglio e nelle nostre assemblee, di esprimerci e confrontare valutazioni più argomentate sulla situazione politica e amministrativa in città dopo il voto”. Sarà un percorso lungo e per l’ex assessore Alvaro Ricci, inevitabile. Il risultato delle elezioni comunali e prima ancora alle politiche e alle regionali per il Pd è stato una tripla doccia fredda. Gli effetti si sentiranno ancora a lungo. Intanto, qualcosa va pure detta. 

“Due o tre cose nell’immediatezza mi sembrano d’obbligo – dice Ricci – la prima riguarda la decadenza dal Pd di Serra e gli altri. Sanno bene che chiamarsi fuori comporta questa certificazione e non possono non concordare sul fatto che senza regole non c’è comunità. Anche se  non mi sembra il primo dei problemi  che attanagliano il Pd a Viterbo. Credo, anzi, che vadano ricercati modi e tempi per risanare la frattura.

Dopodiché, penso che un Pd senza Francesco e i suoi sia un partito più debole e povero. Io non sono tra quelli contenti, mi auguro che non ce ne siano.

C’è un problema col quale dobbiamo misurarci, se possibile, senza buttarla in caciara”. Ovvero, l’esito della chiamata alle urne. “Il risultato ottenuto a Viterbo, innanzitutto al primo turno – continua Ricci – l’esperienza di governo del Pd è stata bocciata dal 90% di chi ha votato. Una distanza enorme dai voti, dalle percentuali, dalle attese raccolte nel 2013.

In cinque anni è andata in fumo l’esperienza dei civici moderati di Michelini e Treta, allontanate con malcelato sollievo le criticità, come le tensioni di Filippo Rossi, dispersa del tutto la sinistra di governo e civica, aggregata allora intorno a Raffaella Valeri, che oggi non ha trovato nemmeno forza e ragioni per presentare una lista.

Tutto il contrario di quello che avrebbe dovuto essere un lavoro d’inclusione e allargamento, di un impegno amministrativo sui servizi fondamentali per la città, dove oggettivamente abbiamo registrato maggiori carenze, senza essere in grado di coglierne la portata e trovare soluzioni adeguate e per tempo”.

I conti sono presto fatti. “Come Pd perdiamo circa 4000 voti. Ci attestiamo, uniti in questo alle liste di Serra, al 10% . Per chi si candida al governo cittadino equivale a dire che la proposta è stata respinta al mittente. Senza se e senza ma. Siamo stati capaci di dare sfogo alle nostre battaglie interne, niente di più e soprattutto niente di più inutile. Con diversa lungimiranza avremmo potuto accantonare la disputa e concentraci sulle soluzioni. Così non è stato e paghiamo inevitabilmente pegno.

Impegnati in questo scontro, non abbiamo poi trovato il tempo di riflettere bene sul risultato delle politiche e delle regionali, che avevano già mandato segnali chiari. Ha di nuovo prevalso la conta delle preferenze, rimuovendo il dato politico del ribaltamento a favore del centrodestra a livello provinciale. Tant’è che Zingaretti , che nel 2013 ebbe un ruolo importante, stavolta avrebbe potuto aggiungere ben poco alle nostre sorti. Anche volendo, ma non voleva, e s’è capito bene.

Per primo, avendo speso un impegno che ritengo concreto e positivo nella giunta uscente, faccio fatica a riconoscere questo esito così bruciante . Ma questo è”.

Male prima e non bene dopo il voto. “È emblematico – sostiene Ricci –  il silenzio assordante di tutti al ballottaggio, quando si decideva il futuro amministrativo della città. Al primo turno , mentre i cittadini ci fischiavano, la giovane Frontini intercettava un’alternativa allo stanco e scontato ritorno della destra, purtroppo sperimentata per vent’anni ai vertici di Palazzo dei Priori.

Non abbiamo saputo o forse non abbiamo voluto leggere questa tendenza, ciechi e muti di fronte a un pezzo di città che non si rassegnava a un esito quasi annunciato e spinto da pattuglie di freschi neo governanti d’ogni levatura.

Praticamente, mentre mezza Viterbo scommetteva su Chiara Frontini, da questa parte, spinti da titubanze, convenienze ravvicinate, calcoli indecifrabili, non s’è levata una parola d’indirizzo , anche solo per negare a voce alta e senza ambiguità un qualsiasi sostegno alla destra strutturata e consolidata.

Le abbiamo azzeccate davvero poche e da questo poco dobbiamo ripartire, dall’aprire intano occhi ed orecchie. Lo dobbiamo a chi, nonostante tutto ci ha dato fiducia e poi perché è dimostrato che non c’è fortuna se non costruita giorno per giorno, via per via, con ogni singolo cittadino e le sue attese. Il tempo delle alchimie e degli alchimisti è finito”. 


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1 luglio, 2018

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