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Viterbo – Risolto il caso della “saponificatrice” di Correggio. Si è chiuso pochi giorni fa con la condanna dell’imputato da parte del giudice Giovanni Pintimallli il processo per plagio all’autore di un libro stampato a Ronciglione che racconta la storia di Leonarda Cianciulli, la serial killer italiana tra le pochissime donne serial killer della storia, nata nel 1894 e morta nel 1970, all’età di 76 anni, al manicomio di Pozzuoli.
Alla sbarra è finito Fabio Sanvitale, uno scrittore di Pescara, difeso dalla legale Diamante Ceci, il quale, oltre ad essere stato condannato a tre mesi di reclusione (con sospensione condizionale della pena e non menzione), dovrà risarcire del danno subito, da liquidarsi in sede civile, la vittima, ovvero l’editore ferrarese Fausto Bassini.
Soddisfatto a metà Bassini: “Sicuramente lo sono dal punto di vista morale, ma sono deluso dal fatto che non mi sia stata riconosciuta la provvisionale. Ora dovremo portare una battaglia davanti al giudice civile per vederci riconosciuto il risarcimento danni che ci spetta”.
Il volume condannato al palagiustizia del Riello si intitola “Leonarda Cianciulli – La Saponificatrice. Nuove indagini e rivelazioni sul ‘mostro’ di Correggio”, firmato a quattro mani dal giornalista Fabio Sanvitale e dal professore della “Sapienza” Vincenzo Mastronardi e pubblicato nel 2010 da Armando Editore di Roma.
In pieno Ventennio, la serial killer uccise tre donne in Emilia Romagna, dopo di che ci avrebbe fatto il sapone.
A Viterbo il caso è approdato per una contesa di tipo editoriale. Per violazione della legge sul diritto d’autore è stato rinviato a giudizio uno scrittore di Pescara, per l’appunto Sanvitale, che nella sua opera sulla Cianciulli, uscita nel novembre 2010, avrebbe plagiato una precedente pubblicazione di Bassini, depositata alla Siae.
Bassini ha sporto querela otto anni fa, evidenziando anche i capitoli e i passaggi in cui, a suo avviso, emergerebbero le analogie tra i due volumi. E si è costituito parte civile al processo, assistito dall’avvocata Carla Gelsomini, Edoardo Maria Manni e Marco Fornaciari di Reggio Emilia. Un nome, quest’ultimo, legato alla storia della saponificatrice.
Il legale è infatti figlio dell’avvocato Piero Fornaciari, che oltre settant’anni fa difese i familiari di una delle vittime. Lo stesso cui l’assassina avrebbe continuato a spedire auguri natalizi dal manicomio criminale in cui era rinchiusa.
Corsi e ricorsi. La stessa Cianciulli avrebbe scritto un memoriale, “Confessioni di un’anima mareggiata”, che molti sostengono però non essere opera sua, bensì degli avvocati che la difesero al processo, dal momento che la donna aveva studiato solo fino alla terza elementare e dunque difficilmente poteva essere in grado di scrivere un libro di oltre settecento pagine.
Lo scopo sarebbe stato alleggerire la sua posizione, infatti non finì in carcere, ma in manicomio.
“Finì in un pentolone, come le altre due – avrebbe scritto la serial killer di una delle sue vittime – ma la sua carne era grassa e bianca. Quando fu sciolta vi aggiunsi un flacone di colonia e, dopo una lunga bollitura, ne vennero fuori delle saponette cremose”.
Silvana Cortignani
Articoli: Saponificatrice di Correggio, valanga di testimoni al processo per plagio – In tribunale il caso della “Saponificatrice di Correggio”


