Viterbo – “Venezia, i bambini e i cani sono i veri nemici del cinema. Venezia non per il festival ma per le luci strane che ha. I cani e i bambini perché sono imprevedibili. L’imprevedibilità dei cani, in questo film è quello che ci ha dato lo spillo al culo come si dice a teatro. Perché i cani non ti dicono bugie. Farei un applauso ai cani attori. Che non è la stessa cosa degli attori cani”. Ha aperto così, tra gli applausi, il suo discorso in pubblico Marcello Fonte, ieri sera al Tuscia Film Fest a piazza San Lorenzo. L’attore di recente premiato a Cannes. Protagonista principale di Dogman. L’ultimo film di Matteo Garrone. Il regista ha saputo scegliere argutamente i protagonisti Marcello Fonte e Edoardo Pesce. Che hanno intrattenuto in modo divertente il pubblico. Raccontandosi e scatenando applausi lunghissimi. I due attori hanno dato un contributo distintivo a un film capolavoro. Un successo inaspettato per gli attori stessi.
Il critico cinematografico Enrico Magrelli ha chiesto ai due, Edoardo Pesce e Marcello Fonte, cosa gli avesse lasciato questo film. “Questo film mi ha fatto crescere umanamente e soprattutto professionalmente. Garrone mi ha dato una grande opportunità. Mi ha fatto arrivare ad uno step superiore” – ha risposto Pesce. Invece Fonte, come se stesse facendo una confessione tra amici in una stanza, ha detto “Questo film mi ha migliorato, mi ha smussato i difetti. Ma la cosa più importante che mi ha lasciato questo film è che mi ha dato la voglia di diventare padre. Mi ha fatto capire che a me basta la metà della mia vita per me. Avrei preferito dedicarlo ai miei figli questo successo. Questo film. Perché a un certo punto la vita senza figli non ha senso. Dare te stesso ai tuoi figli è ciò che davvero conta. Avere dei figli è l’opera più bella che si possa fare”.
Il silenzio irreale di una platea gremita e assorta nella visione del film che Matteo Garrone ha scritto a più tappe insieme a Massimo Gaudioso ha testimoniato che il pubblico di piazza San Lorenzo ha seguito ogni istante della proiezione con il fiato sospeso. Fino alla fine. I protagonisti Marcello Fonte e Edoardo Pesce, nella loro antitetica diversità sia fisica sia di temperamento e personalità, esattamente come nel film, hanno divertito tutti con la loro evidente sintonia. Complici come sul set, si sono raccontati divertendo il pubblico. Anche facendo battute come per sdrammatizzare un po’ l’atmosfera di suspence pesante che si era creata durante la proiezione.
Insieme hanno svolto un lavoro che li ha premiati entrambi. Con applausi continui. Tra loro due una sorta di strana alchimia che riflette esattamente la stessa che viene poi trasmessa attraverso la pellicola. Un’opera che testimonia la mania di Matteo Garrone, regista e anche produttore del film, per i profili psicologici. Più che per la storia vera e propria. Storia che, diversamente da come si dice, non parla esattamente di come andò la vicenda del noto personaggio del canaro della Magliana. E’ liberamente ispirata a quella traccia. Ma con evidente necessità e intenzione volge a puntare invece lo sguardo sull’animo umano. Sulle debolezze che nascono da certi rapporti di forza. Su quelle dipendenze tra carnefice e vittima. Che legano due esseri umani oltre ogni ragionevole senso di sopravvivenza. Un film duro. Ma anche tenero. Dove un’umanità fragile esce sconfitta. Ambientato in un quartiere abitato dalla disperazione. Il Villaggio Coppola, a Castel Volturno. Uno scenario da teatro naturale. Una sorta di favelas. “Giravamo in mezzo a tanta umanità. Ma una cosa estrema – sottolinea Edoardo Pesce – Balconi sena parapetti. E bambini che andavano a ritirare il bucato come sospesi”.
“Dogman è un film partorito da una sceneggiatura iniziata per la prima volta nel 2001. Poi interrotta almeno quattro o cinque volte. Per poi trovare una sua conclusione naturale nel 2012” – ha raccontato lo sceneggiatore Massimo Gaudioso parlando di come era nato questo lavoro e di come si fosse evoluto negli anni, faticosamente, lentamente -. Scritta a più riprese, a volte la nostra scrittura è stata interrotta anche dalla produzione del film Pinocchio, che ha tenuto Garrone molto preso e impegnato per gestirne alcuni difficili aspetti tecnici”. E poi ha aggiunto “A Matteo piaceva molto questa storia del canaro. Poi però, ogni volta che arrivavamo al momento topico in cui dovevamo far uccidere il pugile – qui interpretato da Pesce nel ruolo di Simone – Matteo si bloccava. Lì c’era il senso di tutto il film. Ogni volta mandavamo avanti la stesura poi ci fermavamo. Pause poi avanti poi altre pause. E così passavamo ad altre sceneggiature intanto. Poi, risolti tutti i problemi tecnici per le complesse parti visive avuti sul set di Pinocchio, era tipo maggio e con Matteo, velocemente, in un mese abbiamo portato a termine tutto quello che avevamo maturato per dodici anni. Come se avesse d’improvviso raggiunto la sua completezza. Così a giugno abbiamo chiuso tutto”.
I due attori e lo sceneggiatore, stimolati dalle domande di Magrelli, hanno poi raccontato, della tecnica di Garrone di girare sempre in sequenza. Testimoniando di aver trovato in questo tipo di lavoro una facilità nell’interpretare i personaggi senza spezzare le scene, con continuità, i propri ruoli. “Per me è stato molto bello vivere in quella continuità. In quella ambientazione – ha detto Fonte. La sceneggiatura la abbiamo proprio assorbita. E poi la abbiamo dimenticata”.Poi ha voluto aggiungere “io ero lì, la notte sognavo il film e gli ambienti del film entravano dentro i sogni. Mi volevano menare tutti, i cani mi mangiavano. Stavo lì in un albergo uscivo ero lì. L’unica difficoltà che ho avuto è stato il fatto di uscire da là, da quel teatro di Castel Volturno per spostarmi a girare a Roma. Un luogo caotico. Dove per andare e venire dai set dovevo uscire dalla scena. Andare e venire e ti spezza l’atmosfera. Poi la concentrazione è difficile ritrovarla nel continuo spostarsi”. Magrelli poi ha chiesto “Cosa si sente durante un lavoro così?”.
“Il lavoro di squadra – ha risposto Marcello Fonte – . Tutti quelli che non si vedono ma lavorano lì. L’ambientazione. La vita che ci ha regalato momenti bellissimi in un teatro di posa grandissimo in cui ogni angolo di posa era bono pe girà. La pioggia per esempio. Ce l’ha mandata la vita. Come ogni sguardo di ogni spettatore. Ognuno poi vede quello che sente e che ci vuole vedere in una cosa, in un film. E questa è la bellezza della vita”. Mentre invece Pesce ha risposto parlando della specialità dell’ambientazione “La scelta di quella scena è stata un po’ come un omaggio a “C’era una volta il West”. Un po’ come un non luogo quel posto. Con quei rumori delle altalene nelle prime inquadrature. Senza spazio. E l’occhio di Garrone era interessato al rapporto, in qualche modo sadomasochista, tra i due soggetti. Non tanto all’imbalsamatore che ha rappresentato il personaggio del famoso canaro dell’88. Ma al rapporto tra i due, alle loro solitudini”.
Gaudioso ha poi spiegato alcune caratteristiche di Garrone “Matteo lascia vivere i suoi personaggi attraverso la reazione dei suoi attori. A come si sentono di interpretare. Perché sulla carta c’è scritto quello e ok. Ma poi devi viverla quella storia. E Matteo ci tiene a seguire anche i sentimenti che magari a volte poi ti portano anche da un’altra parte. C’è sempre un disegno. Ma il regista non si deve fermare a fare il compitino. Deve piuttosto, insieme agli attori, seguire una direzione che nasce da lì ma che va oltre a quanto c’è sulla carta”.“Garrone – ha concluso infine Gaudioso – ha trovato in Edoardo e Marcello la coppia perfetta. Marcello poi incarnava esattamente l’idea che aveva in mente. Perché quando scrivi è difficile poi immaginare come sarà un personaggio. Ma la dolcezza di Marcello, la sua umanità, hanno sbloccato Matteo e la sua iniziale perplessità sull’aspetto cruento della storia”.
Valeria Conticiani
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