Viterbo – Master narratore di comunità. Al via la seconda edizione. Con una didattica radicalmente nuova rispetto all’anno scorso. Un’edizione firmata sempre dall’università degli studi della Tuscia e dalla Banda del Racconto. Antonello Ricci, Marco D’Aureli, Alfonso Porta, Davide Ghaleb e Pietro Benedetti. I docenti. Assieme a loro i professori Giuseppe Romagnoli, Rita Biasi, Anna Carbone, Ida Catalano, Francesca Petrocchi, Elisabetta De Minicis e Sofia Paroli Piazza.
Tra i protagonisti del master, anche il direttore del Dibaf Giuseppe Scarascia Mugnozza, il coordinatore del master Stefano De Angeli, e il Nobel Riccardo Valentini. Hanno fatto propria la proposta della Banda e l’hanno trasformata in parte integrante del corpo d’Accademia.
Passaggio fondamentale per una metodica, quella del narratore di comunità, che con la prima edizione del master ha conquistato dignità scientifica. Con tanto di sigillo d’Ateneo.
Il bando per iscriversi è pubblico. Si trova sul sito dell’Unitus. C’è tempo fino al 1 ottobre.
“Il master conferma il quadro operativo dell’anno scorso – ha detto Ricci – Visto il successo dell’anno scorso abbiamo riproposto lo stesso modello con contenuti radicalmente nuovi. Quest’anno sperimenteremo infatti alcuni aspetti ritenuti caldi dal punto di vista della narrazione. Lavoreremo ad esempio sulla narrabilità del restauro, ossia come restituire il restauro attraverso lo strumento della narrazione. Non ripeteremo alcuna delle spiegazioni dell’anno scorso, saranno tutte nuove di zecca”.
Per poter attivare il corso servono dieci iscritti. “Quest’anno – prosegue Ricci – mi aspetto un ulteriore scatto di professionalità da parte di Banda del Racconto e di crescita sotto il profilo della dignità scientifica e di teoria della conoscenza. La scoperta della precedente è aver portato in cattedra il ‘pensiero selvaggio’ mantenendo tutto il rigore delle procedure scientifiche grazie soprattutto al contributo dei docenti interni dell’università. Abbiamo innescato un processo dove si parte dall’esperienza per trasformarla poi in teoria”.
L’obiettivo del 2017 è stato quello di trasmettere strumenti teorici accompagnati dall’esperienza sul campo. Rendere gli studenti protagonisti di una metodica mandandoli in scena. Fin da subito. “E la resa pubblica – ha commentato Antonello Ricci – è stata forte. Abbiamo cercato e trovato nuovi nomi per pratiche nuove. A partire da quest’anno occorre però lavorare anche alla solidità interiore dei nostri apprendisti, comunicando l’idea che il percorso intrapreso è soltanto avviato, ma non concluso, dal diploma. Un viaggio ai suoi inizi. Il nostro apprendista uscirà dal master con la consapevolezza di un percorso che dovrà proseguire con le proprie gambe. Rompendo gli stereotipi e modificando il suo sguardo sul paesaggio”.
Punto di partenza del nuovo corso, uno scritto del filosofo Martin Heiddeger sul perché restiamo a vivere in provincia. “Faremo lavorare i nostri apprendisti sul concetto di ‘comunità’ – aggiunge Ricci -. Un concetto che può significare anche conservazione, reazione, esclusione del viaggiatore e dello straniero. Un fenomeno turbolento. Castigheremo molto le eventuali inclinazioni a glorificare l’orticello del proprio campanile. Su questo saremo molto più selettivi e critici”.
L’anno scorso l’attivazione del master è stato oggetto di qualche critica, proveniente in particolar modo dal mondo delle guide turistiche. pronta la risposta di Ricci. “Il narratore di comunità non è un master per prendere il patentino da guida turistica oppure un suo surrogato. Il narratore ha una consapevolezza dell’entrata in scena della parola e del corpo che non fa parte del dell’orizzonte mentale e culturale della guida turistica. Si tratta invece di un percorso che andrebbe a potenziare l’offerta della guida, così come quella dell’insegnante di scuola. E non lo dico per fare polemica. Nella maggior parte dei casi la guida turistica pensa infatti che il suo lavoro sia ancora quello di illustrare dei contenuti. Più o meno gradevolmente narrati. Aspettiamo anche loro a braccia aperte”.
Il master si aprirà infine con un piccolo fuoco d’artificio. Un evento pubblico con alcuni diplomati dell’anno scorso. Una passeggiata racconto dedicata a Santa Maria in Gradi che si dovrebbe svolgere proprio all’interno della struttura dell’ex carcere viterbese vicino Porta Romana..
“Siamo entusiasti e pronti – conclude Ricci – Con contenuti che collocheranno l’idea di narratore di comunità all’interno del dibattito sociologico e antropologico contemporaneo”.
Daniele Camilli
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