Viterbo – Un centinaio di poliziotti tra il comando provinciale di via Palmanova e i distaccamenti di Tarquinia e Monterosi. Sono gli uomini del comandante della polstrada Gian Luca Porroni, pronti ad affrontare in forza la settimana del grande esodo ferragostano.
Giro di vite contro la guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di stupefacenti, ma anche contro la guida senza cinture di sicurezza e “distratti” da cellulari, app e navigatori.
Una curiosità. Tra le strade più frequentate dai viterbesi durante l’estate c’è la Cassia Cimina.
“Complice la presenza di tanti alberi che fanno una bella ombra – dice Porroni – è una delle arterie più trafficate, sia da chi va in cerca di fresco sulla Faggeta, al lago di Vico e sui Monti Cimini, sia da chi, come i pendolari, è diretto a Roma e preferisce una strada più panoramica e meno intasata rispetto alla Cassia che attraversa i paesi”.
Comandante Porroni, la guida in stato di ebbrezza e sotto l’effetto di stupefacenti sono tra le cause di gravi incidenti…
“Non si scherza, in gioco ci sono la vita propria e degli altri. Intanto è bene ricordare che tra le categorie a tolleranza ‘zero’, zero alcol, ci sono anche i neopatentati, oltre agli autisti professionali, come chi guida camion, autobus o taxi. Per tutti gli altri, se positivi all’etilometro, in base alle tre fasce previste, si rischiano il processo penale, la confisca del mezzo, se di proprietà, l’invio al Sert e la sospensione della patente fino a due anni”.
Casi “esemplari” da segnalare?
“Uno che fa riflettere. Quello di una ragazza fermata pochi giorni fa per un controllo e trovata positiva all’alcol con oltre 2 grammi/litro nonché alla cocaina”.
A che controlli viene sottoposto il sospetto conducente ubriaco?
“Intanto va ricordato che in caso di incidente, anche senza feriti, si viene sottoposti comunque sia ad alcoltest che a drug test. Per l’alcol, si usa un precursore, di colore giallo, nel quale si soffia. Come un semaforo, ha una luce che diventa verde, arancione o rossa. Se diventa rossa, si procede con l’etilometro, due volte, a distanza di qualche minuto. Poi ci sono le analisi in ospedale, sul sangue e non sull’urina”.
Come funziona invece il “drogometro”?
“Come per l’alcol, si parte con un precursore, simile a un test di gravidanza, dotato di due spatoline che si passano sulla lingua e si infilano in una specie di tubo bianco e azzurro. In pochi secondi, se positivo, c’è una lineetta che dice se si tratta di oppiacei o cannabinoidi o altro. In tal caso si procede col droga test, un apparecchio in cui si infila il precursore, che dà il quantitativo. Ma non basta. Per capire se il consumo è contestuale, serve il medico, che nel caso di controlli programmati, come quelli contro le stragi del sabato sera, è presente e preleva sul posto due stick di saliva da spedire alla direzione centrale di sanità a Roma. Altrimenti si va in ospedale. Fortunatamente adesso Belcolle è dotato delle attrezzature adatte ai controlli ematici, grazie allo sforzo fatto dalla Asl, anche grazie all’impegno della procura”.
Comandante Porroni, due raccomandazioni agli automobilisti sotto il solleone?
“Alle mamme dico di utilizzare i sistemi di tenuta per i bambini. Anche se sono in città o sul lungomare in vacanza e vanno a 30 all’ora. Perché un bimbo ‘libero’ sui sedili, davanti o dietro non importa, in caso di incidente diventa un proiettile. Va protetto, sempre, come quando in inverno gli mettiamo guanti, sciarpa e cappello. A tutti dico invece di non usare il cellulare. E non dico per parlare, perché ormai si usa il Bluetooth. Ma mentre si guida, si usa il telefono per leggere o scrivere messaggi, guardare filmati, scattare o vedere fotografie, ascoltare una canzone, leggere al volo le ultime notizie. Senza contare chi sistema il navigatore non da fermo, ma mentre è al volante. Tutti comportamenti pericolosissimi. Abbiamo fatto diverse contestazioni lo scorso fine settimana e continueremo a farle”.
Servizi potenziati in vista del boom di vacanzieri sulle strade a partire dal fine settimana?
“Ovviamente sì. Su disposizione del Compartimento Polizia Stradale Lazio e Umbria saranno potenziati i controlli con pattuglie ‘extra ordine’ sull’Autosole, coi colleghi di Orvieto e Fiano Romano, e su tutte le principali arterie della provincia. Sulla Cassia, il distaccamento di Monterosi è competente fino alle porte di Roma, Grande raccordo anulare. Inoltre siamo sulla A12, nel tratto Tarquinia-Civitavecchia-Ladispoli”.
E’ vero che sarete presenti con personale in borghese nelle aree di servizio dell’autostrada?
“E’ vero. Sulla A1 ci saranno, oltre alle pattuglie, anche gli uomini del nucleo di polizia giudiziaria, con le auto in borghese, nelle aree di servizio Tevere Est e Tevere Ovest, per prevenire la commissione di reati come le truffe o la vendita di articoli contraffatti”.
Quali sono le principali tratte stradali del Viterbese di vostra competenza?
“Sicuramente la Cassia bis e la Cassia, che taglia la provincia in due per circa 90 chilometri, da sud a nord, fino oltre Acquapendente. Poi c’è la Trasversale, da est a ovest per circa 50 chilometri, che confluisce nell’Aurelia bis, la strada di Monte Romano, uno dei tratti più pericolosi della Tuscia. Poi l’Aurelia, fino al fosso del Chiarone. La Castrense a nord. E la Flaminia a sud, che passa da Civita Castellana, Nepi e Gallese, e collega la capitale con l’Umbria”.
Oltre alle automobili, per schivare il traffico, il comando provinciale dispone anche di moto?
“Ne abbiamo otto, tra Viterbo e Tarquinia. Hanno il vantaggio della dinamicità per cui garantiscono un più pronto intervento, ad esempio in caso di incidente su una strada a grande traffico. Ma avendo solo due bauletti hanno meno dotazioni della auto, le quali dispongono anche di coni, cartellonistica, torce a vento. Per cui serve sempre il supporto di una pattuglia”.
Quali sono le arterie più pericolose?
“L’Aurelia bis è resa pericolosa dal tipo di tracciato, tortuoso e pieno di curve pericolose. Poi c’è la Cassia, per il volume di traffico, tra Monterosi e il Gra. Quindi Tuscanese e Teverina. Non ultima la Castrense, la cui problematicità viene dal fatto che è quotidianamente percorsa da molti mezzi pesanti che la usano come scorciatoia verso il litorale e viceversa. Diversi sindaci hanno sollevato la questione per via dell’attraversamento di molti centri abitati”.
Cosa dicono le statistiche riguardo agli incidenti mortali?
“Cose poco confortanti, purtroppo. Se infatti, dal 2000 al 2014, secondo l’Istat, le morti sulle strade sono diminuite, passando da settemila a tremila, negli ultimi due anni si è registrato prima un arresto e poi, nel 2017, un lieve incremento. Si parla di 50-60 vittime della strada in più, ma per noi è una sconfitta e un segnale d’allarme. Non dobbiamo abbassare la guardia”.
Quanto conta la cintura di sicurezza?
“E’ fondamentale, un vero e proprio salvavita, anche in caso di incidente gravissimo garantisce la tenuta del passeggero, evita che si venga catapultati fuori, che si finisca lanciati come schegge sull’asfalto, che si sbatta violentemente la testa contro il parabrezza. Non c’è giustificazione nel non usarla. I peggiori in assoluto sono quelli che per non sentire il bip dell’allarme, la passano dietro il sedile e la agganciano senza indossarla”.
Silvana Cortignani
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