Ronciglione – Dovevamo immaginare che Ninfa da Clodia fosse nata per vincere. La cavallina debuttante di Fontana Grande ha centrato tre obiettivi su tre.
Col senno di poi, a guardar bene questa due giorni di corse a vuoto ronciglionesi, la strada fino al traguardo del Palazzaccio era costellata di segnali: per lucidità e tenacia, il palio non poteva essere che suo.
Fotocronaca: Vince Fontana Grande – Le corse a vuoto
Mai un errore o un cedimento. Lo spettacolo vero s’è visto sabato alle prove: cinque batterie da tre cavalli per testare il percorso. Ninfa da Clodia era nell’ultimo gruppo, con la compagna di scuderia Simonella e la veterana del Campanone Queen King. Le biancoazzurre di Fontana Grande si sono lasciate alle spalle la collega verdarancio in un attimo: in piazza della Nave, per Queen King non c’era già più niente da fare. La scena era tutta della sfida in casa tra Ninfa e Simonella. Sorelle di rione. L’una appena dietro l’altra, ricordavano le vecchie Ferrari dei tempi d’oro sempre in pole position. Nessuna disposta a mollare.
Ninfa ha primeggiato sul filo di lana. E poi di nuovo in testa ieri, alle qualificazioni, nella sua batteria da cinque cavalli: 50 secondi per lasciarsi alle spalle le quattro avversarie. In finale, ha superato perfino se stessa: in 48,7 secondi ha archiviato la pratica e riportato Fontana Grande sul gradino più alto del podio.
Quale che fosse il vincitore, a Ronciglione sarebbe stata grande festa comunque. Ma per Fontana Grande, forse, è festa un po’ di più. Tra i nove rioni, quello biancoazzurro è il più titolato, ma era anche il grande assente in questa nuova versione delle corse a vuoto dal 2016 in poi.
Difficile dimenticare i fasti di Follina, l’imbattibile cavalla color cuoio che, dal ’95 al 2004, portò a casa quindici palii, quando si correva ancora due volte all’anno, a Carnevale e a San Bartolomeo.
La riscossa di Fontana Grande riporta un po’ di passato in un presente ancora stretto a tanti ronciglionesi. I nostalgici delle vecchie corse a vuoto sull’asfalto, quando i cavalli salivano perfino sui marciapiedi, faticano ad accettare le tante modifiche dopo l’incidente alla cavallina Tiffany, lo spartiacque che costò cinque anni di stop, tra il 2011 e il 2016.
Due anni fa il palio è tornato ma è diventato “un’altra cosa”. Ed è stato un bene.
Se oggi le corse a vuoto sono più godibili di ieri – non certo per i nostalgici, ma tant’è – è perché ci si può concedere il lusso del relax: i cavalli non corrono pericoli. Lo si può finalmente dire dopo tre edizioni impeccabili, messe in piedi da uno staff che ha compiuto un’impresa paragonabile a ricostruire un intero edificio dalle fondamenta.
C’erano da inventare nuove regole. Nuovi rituali. C’era da riconquistare un pubblico perduto che non credeva nell’amore di Ronciglione per i cavalli (quel pubblico non sapeva neppure che qui sono nate bambine col nome di cavalle e viceversa). C’erano spiriti da placare, per far capire che non “si corre comunque” e non “si corre per forza”, perché può bastare un acquazzone a mandare all’aria una tradizione centenaria: pioveva il giorno dell’incidente a Tiffany, mentre domenica si è deciso saggiamente di rinviare la gara, causa maltempo.
Soprattutto, c’erano i tantissimi occhi addosso di chi mai avrebbe tollerato altri macabri incidenti. Quelli, gli occhi addosso, sono rimasti. Per questo – come si dice da due sindaci a questa parte – non si può sbagliare e, almeno finora, non si è mai sbagliato.
Più controlli antidoping. La terra sull’asfalto e sul pavé. Il centro chiuso al traffico almeno ventiquattr’ore prima delle prove per allestire un tracciato ad hoc. Le paratie in ferro sostituite con la paglia. Addolcita la curva del Gricio, dove si ha la piacevole sorpresa di non vedere più i cavalli cadere.
Se è vero che il margine di rischio è ineliminabile, è anche vero che si è lavorato per ridurlo al minimo. E se adesso la nuova formula funziona, il merito è di chi ci ha creduto.
Holly Golightly
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