Viterbo – Da tre anni lo scrittore spagnolo Juan Manuel De Prada, fra i romanzieri più noti nonché ammirato e controverso opinionista per la carta stampata e la televisione iberiche, trascorre le sue vacanze nella Tuscia.
Pochi giorni fa, accompagnato dal narratore Antonello Ricci e dall’antropologo Marco D’Aureli della Banda del racconto (suo il fotoreportage narrativo) ha voluto visitare alcuni “paesaggi” locali straordinari, tanto eccellenti quanto dimenticati.
In esclusiva per i lettori di Tusciaweb le sue impressioni di viaggio: una appassionata e problematica dichiarazione d’amore per Viterbo e la Tuscia tutta.
La terra più bella e ospitale del mondo
(Trittico di agosto, 1 – Viterbo, visita al giardino perduto di Madonna Cornelia)
Ho viaggiato per la prima volta nella Tuscia alla ricerca del Parco dei mostri di Bomarzo. La lettura di un famoso romanzo dello scrittore argentino Manuel Mújica Laínez aveva instillato in me il desiderio di visitare queste terre. La cotta fu immediata: anche se certo la Tuscia non può competere con ciò che altre regioni italiane offrono al turismo di massa, ho trovato in questi luoghi bellezze naturali e artistiche che non avevo ammirato in nessun’altra parte del mondo; così ho fatto di Viterbo il rifugio della mia felicità, in compagnia di mia moglie, María Cárcaba.
Vi ho anche fantasticato la trama di un romanzo di intrighi, ambientato in Viterbo, Bomarzo e altri luoghi dei dintorni, che vorrei intitolareIl giardino dei mostri. Forse un giorno avrò il coraggio di metterlo su carta.
Sono già tre anni che io e mia moglie trascorriamo l’estate a Viterbo, organizzando ogni giorno modeste escursioni nei più svariati angoli della provincia, pieni di fascino piacevole e segreto. L’anno scorso, leggendo le notizie pubblicate su Tusciaweb, abbiamo appreso dell’esistenza di Antonello Ricci, scrittore appassionato di un amore insonne per il paesaggio e per le tradizioni della Tuscia.
Leggendo i suoi appassionati “ditirambi” consacrati a Viterbo e alle comunità che lo circondano, abbiamo imparato ad amare questa terra ancora di più nelle cicatrici della sua storia e nelle memorie della sua gente. Quest’anno abbiamo avuto la fortuna, finalmente, di incontrare Ricci – fibroso, piccolo, quasi alato – dopo aver avuto una copiosa corrispondenza elettronica con lui. Così abbiamo potuto visitare luoghi che fino ad oggi erano rimasti preclusi alla curiosità mia e di mia moglie, sempre pronti a cercare nuovi misteri.
Antonello ha organizzato per noi, insieme con altri amici spagnoli (il poeta e docente di estetica Ilia Galan, il compositore Josué Bonnín de Góngora), una visita alla dimenticata villa di Madonna Cornelia. Che posto suggestivo per una fantasia letteraria! È sorprendente che un luogo così prezioso debba restare chiuso al pubblico e quasi divorato dalla vegetazione.
Per i visitatori, una delle maggiori attrazioni della Tuscia è la intensa relazione che il suo popolo ha intrattenuto con il paesaggio, fin dal tempo degli Etruschi: con gli acrocori di roccia vulcanica che affiorano fra le alture, con i boschi che ne affollano le pendici, con l’acqua che corre giù per le forre… Questa azione umana sulla natura ha raggiunto a volte memorabili realizzazioni artistiche, anche sconcertanti, sia in età antica che rinascimentale.
Un esempio di questi interventi – senza dubbio modesto rispetto ad altri presenti nel circondario, ma non per questo meno affascinante – è la villa di Madonna Cornelia: essa partecipa di suggestioni bomarzesche, ma con un proprio spirito, giocoso e appartato al tempo stesso, che in tutti noi ha destato ammirazione. Antonello, un narratore pieno di ardore e di conoscenza, ha rievocato per noi il contesto storico del sito, narrandocene l’origine militare, prima che venisse ingentilito in dimora di piacere da una famiglia della nobiltà locale.
Le immagini di Ercole ed Esìone scolpite nella roccia viva denotano uno scalpello minuzioso, quindi maestranze di tutto pregio; la figura panica o faunesca al loro fianco, in possesso di un maschera teatrale dal sorriso sardonico, aggiunge alla scena una sfumatura umoristica o grottesca che la rende ancora più intrigante.
Perché gli antichi proprietari della villa vollero adottare il motivo erculeo? “Non c’è dubbio che intendessero in qualche modo associare l’eroe mitologico con la propria ascendenza familiare, o forse con la fondazione stessa della città”, suggerisce Antonello, che non ama troppo le speculazioni fantasiose (proprio al contrario di me).
Muovendoci fra rovi e ortiche, abbiamo la possibilità di ammirare anche altri motivi scolpiti nella roccia e quasi ricoperti dall’edera: qui un leone potrebbe confermare il riferimento alle origini leggendarie della città; là una fontana con una divinità barbuta (Poseidone?) che sembra imbracciare una cornucopia… Tutto un ciclo scultoreo in perfetta combinazione, quasi simbiosi, con l’acqua che una volta doveva lasciar scivolare la sua musica attraverso la vegetazione, trasformando questo luogo in un autentico ramo dell’Eden.
(1 – continua)
Juan Manuel De Prada
Juan Manuel De Prada è nato nel 1970 a Baracaldo, nella provincia di Biscaglia. Il suo romanzo “La tempesta”, vincitore nel 1997 del prestigioso premio Planeta, è stato tradotto in oltre 20 lingue. Nel 2007 con “Il settimo velo” ha vinto il premio Seix Barral Biblioteca Breve.
In qualità di opinionista d’attualità collabora stabilmente col prestigioso quotidiano conservatore spagnolo “ABC” e con l’emittente televisiva “Antena 3”. In Italia numerosi suoi articoli su temi teologici e politici sono usciti per “L’Osservatore Romano”. I suoi romanzi sono usciti in traduzione italiana per gli editori E/O e Longanesi.
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