Orvieto – Prosegue fino a fine settembre la mostra allestita a Orvieto dal pittore tedesco Michael Franke “Àntron. Paesaggi etruschi. Genesi pittorica dell’Europa”. Principalmente dedicata ai pittoreschi paesaggi della Tuscia rupestre, essa si snoda nel centro storico della città umbra per cinque diversi e suggestivi spazi allestitivi per lo più ipogei. Su prenotazione sono possibili visite guidate gratuite in compagnia dell’artista. Antonello Ricci è andato a Orvieto per incontrare il maestro Franke e visitare la mostra in sua compagnia. In quest’articolo, in esclusiva per i lettori di Tusciaweb, un resoconto dell’evento (fotoracconto Marco D’Aureli).
Gli occhi chiarissimi, lo sguardo limpido e profondo. Signorile il portamento, le parole scelte con cura pensosa, il suo italiano scorre fluido elegante prezioso eloquente. Si muove a suo agio fra mitologia e lingue classiche, come per strade e piazze della bella Orvieto traverso cui andiamo amabilmente passeggiando-conversando. Colta e raffinata la sua padronanza dei principali temi dell’archeologia antica.
No, visitare in compagnia del maestro Michael Franke (Bonn, 1957) la splendida mostra di pittura “Àntron. Paesaggi etruschi. Genesi pittorica dell’Europa” è un appuntamento che nessun cultore della stupefacente e “perduta” bellezza dei paesaggi dell’Etruria rupestre vorrà perdersi.
Sì, ho scritto Etruria rupestre: che in buona parte vale a dire Tuscia viterbese. Perché è proprio il poetico abitare il mondo peculiare degli Etruschi delle nostre terre il soggetto privilegiato delle 150 opere dipinte da Franke nella sua casa-atelier di Grotte di Castro (affacciata sulla necropoli etrusca di Pianezze) e attualmente esposte in cinque differenti, assolutamente suggestive sedi allestitive nel centro storico di Orvieto (buona parte delle quali ipogee-ctonie: sotterranei del duomo, pozzo di San Patrizio, Orvieto Underground; ma ci sono anche le belle sale del museo “Claudio Faina” e il Muro etrusco di via della Cava).
Il lavoro di Franke è concepito secondo i dettami di un’arte e di una sensibilità cromatica intensamente memori delle epifanie luminose turneriane: i prospetti monumentali delle tombe intagliate sulle pareti a picco delle forre volsine e cimine; il buio delle loro camere sepolcrali; la suggestiva penombra-frescura dei dromos che ancora vi scendono; la vasta e stupefacente rete delle vie cave. Tutto solcato-siglato, tutto “scritto” dalla sapienza degli Etruschi nella roccia viva.
Come un alfabeto perduto, che dall’oblio dei millenni sa ancora restituirci schegge di un’antropologia “altra”, di un altro modo dell’umano esser-nel-mondo. Secondo una concezione del paesaggio più alta e più saggia di quella nostra moderna e contemporanea (tutta ostinatamente risolta secondo le primazie dell’estetico). Idea spirituale, piuttosto. Primigenia forza del principio materno – archetipale, quasi junghiano – che irradia da tombe, antri e cunicoli etruschi; bellezza e genius loci; paesaggio quale “tempio” naturale; natura come spazio del sacro e dunque del rito, cerniera-soglia tra le due dimensioni che accolgono-impaginano-custodiscono la nostra intera vita, la storia stessa dei popoli: questo nostro vivere al crocevia – quasi novelli, mercuriali Turms – tra cielo e sottosuolo, tra luce mediterranea e buio infero, tra nascita e morte, tra regno degli dèi e regno dei morti.
Tornare ad auscultare le pulsazioni di una energia tellurica e di una saggezza tagetica dimenticate da millenni. Questo, a conti fatti, il gradiente di attualità “politica” espresso dal sottotitolo della mostra: “Genesi pittorica dell’Europa”. Come a dire: l’aura dei luoghi, lo spirito intriso di sacro peculiare alla concezione di vita degli Etruschi e degli altri popoli, di una “Italia avanti il dominio de’ Romani” (avrebbe chiosato Giuseppe Micali).
Una lezione tutta da riscoprire insomma, per un’Europa futura, si spera, nuovamente spirituale “secondo natura”, e dunque meno infelice e magari meno ingiusta. Grazie dunque a Michael Franke, colto viaggiatore d’altri tempi, artista dalla spiritualità profonda: per aver “eletto” e dunque sottratto i paesaggi dell’Alto Lazio e della Maremma al meccanicismo e all’usura dello sguardo quotidiano, per restituirceli, vergini e fertili di vibratile intensità, attraverso la sua preziosa tavolozza pittorica, come rinati in un paradigma conoscitivo arcaico e di assoluto valore presente.
Antonello Ricci
La mostra diffusa “Àntron. Paesaggi etruschi. Genesi pittorica dell’Europa” è un progetto italo-tedesco promosso dal Comune di Orvieto. L’iniziativa gode del patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania di Roma, della Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria e del Comune di Perugia.
Su prenotazione sono possibili visite guidate sin compagnia dell’artista: ogni sabato e domenica, ore 11 e 16 (Info Sistema Museo: 0763-343768).
A partire da ottobre e fino al 4 novembre, la mostra manterrà i battenti aperti su un’unica sede espositiva.
Michael Franke ha esposto in prestigiose sedi di città europee quali Roma, San Pietroburgo, Atene. La sua fascinazione, il suo innamoramento per il paesaggio e per l’archeologia etrusca risalgono al 2013-14, quando volle raccogliere e presentare al pubblico i primi frutti del suo lavoro di ricerca nella potente cornice dei Magazzini del Sale del Palazzo Pubblico di Siena, sotto il titolo “Àntron. Divinità etrusche tra inferi ed estasi”.
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