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Viterbo - Dalla basilica di San Francesco alle ore 8

Cammino sulle vie dell’esilio di santa Rosa, domani si parte

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In cammino sulle vie dell’esilio di Santa Rosa

In cammino sulle vie dell’esilio di Santa Rosa

Viterbo - In cammino sulle vie dell’esilio di santa Rosa

Viterbo – In cammino sulle vie dell’esilio di santa Rosa

In cammino sulle vie dell’esilio di Santa Rosa - Ombretta Capitoni, Cosimo De Giorgi e Andrea Zolla della Confraternita della Misericordia di Soriano nel Cimino insieme a Silvio Cappelli

In cammino sulle vie dell’esilio di Santa Rosa – Ombretta Capitoni, Cosimo De Giorgi e Andrea Zolla della Confraternita della Misericordia di Soriano nel Cimino insieme a Silvio Cappelli

In cammino sulle vie dell’esilio di Santa Rosa - Seconda passeggiata

In cammino sulle vie dell’esilio di Santa Rosa – Seconda passeggiata

Viterbo –  (s.c.)– Prenderà il via da Viterbo domani domenica 9 settembre, presso la basilica di San Francesco alle ore 8, la quattordicesima edizione della manifestazione “In cammino sulle vie dell’esilio di Santa Rosa” che rappresenta la rievocazione dell’esilio della Santa patrona di Viterbo avvenuto il 4 dicembre 1250.

Un esilio comminato alla famiglia della giovane Rosa con carattere d’urgenza (entro 24 ore), comunicato e ordinato dal podestà Mainetto Bovoli alla madre, sotto pena della confisca dei beni e della limitazione della libertà personale. Alle proteste del padre seguì la replica del podestà viterbese: “vi mando in esilio affinché moriate”.

Le fonti storiche che riferiscono di questo fatto sono principalmente due: la Vita I e la Vita II ovvero i due processi di canonizzazione ordinati rispettivamente da papa Innocenzo IV, nel 1252/1253, e da papa Callisto III nel 1457.

La Vita I è un frammento di codice membranaceo, forse un terzo o un quarto dell’originale, grande circa 12,5 cm x 57 cm, riferibile all’anno 1280 circa dove sono annotati soltanto gli ultimi mesi di vita di Santa Rosa: dal giugno 1250 fino al suo esilio in Vitorchiano. E’ scritto soltanto nel recto e riporta nel verso la prima raffigurazione della Santa. Ad un certo punto lo scritto si interrompe con la parola “tres” riferibile probabilmente ai giorni di permanenza in Vitorchiano.

Il cammino sulle vie dell’esilio di Santa Rosa, da Viterbo a Soriano nel Cimino e Vitorchiano, è da considerare come l’episodio storicamente più importante della sua vita perché ebbe il valore di una condanna a morte.

Sappiamo infatti, a seguito delle ultime ricognizioni medico scientifiche eseguite sul suo Corpo nel 1999, che era affetta dalla mancanza congenita dello sterno e conseguenti gravi difficoltà respiratorie. Malattia che non faceva superare normalmente i due anni di vita.

Obbligare Santa Rosa all’esilio, dunque, ha significato dare il colpo di grazia a quel Corpo che viveva già in condizioni fisiche precarie.

Anticamente Soriano nel Cimino era considerato antemurale dell’Etruria per la sua selva impenetrabile e lo storico romano Tito Livio, nell’anno 443, nella sua “Ab Urbe Condita Historia”, scrive come la selva dei Monti Cimini fosse considerata “piu impenetrabile e spaventosa delle foreste di Germania”.

Ma Rosa, insieme al suo padre e sua madre, non si perdette d’animo e s’incamminarono in direzione di Soriano nel Cimino. Secondo le testimonianze, raccolte nel corso degli anni dopo la sua morte, durante il suo viaggio ricevette l’annuncio da parte di un angelo di un imminente evento favorevole per la chiesa che si materializzò con la morte dell’imperatore Federico II (13 dicembre 1250 Castel Fiorentino in Puglia).

Rosa probabilmente stette a Soriano nel Cimino circa 20 giorni e in questo paese è ancora segnalata e conservata la Cuna di Santa Rosa, anfratto roccioso a ridosso del Castello Orsini, dove si riparò durante la sua permanenza.

Successivamente si spostò e si recò a Vitorchiano, quasi sicuramente per “tre” giorni. In questa città, sempre secondo le testimonianze che ci sono pervenute in forma scritta, guarì la cieca Delicata e sfidò un’eretica con la prova del fuoco.

Il suo ritorno a Viterbo, alla fine del mese di dicembre 1250 o primi giorni di gennaio 1251, fu favorito anche dalla morte dell’imperatore Federico II di Svevia e dal ritorno di Viterbo ad un podestà vicino alla Chiesa.

Santa Rosa fu talmente provata da questo duro viaggio che il 6 marzo 1251 transitò a miglior vita.

Domani domenica 9 settembre, dunque, si rievocherà l’esilio di Santa Rosa da Viterbo, camminando su questo itinerario naturalistico e religioso di rara bellezza tra boschi sorgenti e castelli medioevali.

La manifestazione è organizzata dall’associazione Take Off e si svilupperà su tre domeniche: 9, 16 e 23 settembre prossime.

Per la prima volta, tra gli altri, anche il patrocinio della Gramas – Grandi Macchine a spalla – Patrimonio immateriale Unesco e sarà presente in sua rappresentanza Massimo Mecarini che è anche presidente del Sodalizio Facchini di Santa Rosa. Ad officiare la Santa Messa e impartire ai presenti la benedizione con la reliquia di San Francesco sarà il nuovo superiore della basilica padre Benone Butacu.

Durante il percorso, oltre ai punti di ristoro allestiti dagli organizzatori, sarà possibile anche degustare, nei pressi delle sorgenti dell’Acquaspasa sui Monti Cimini, prodotti tipici e pietanze come zuppa di ceci e farro al rosmarino, polpettine di manzo al vino bianco, salsiccia con cicoria ripassata, cotolette di pollo, insalata e pomodori.

Numerose le emergenze archeologiche che si incontreranno attraversando boschi di faggi e castagni ultracentenari. Tra queste la chiesetta della santissima Trinità, custodita nella Tenuta Sant’Egidio dalla Gea – Gestione educazione ambientale, dove si ritirava a studiare il cardinale e filosofo del XV secolo Egidio Antonini, il Castello Orsini dove nel 1280 morì papa Niccolò III, la chiesetta della Madonna di Loreto citata dal premio Nobel Luigi Pirandello nella sua novella “Canta l’epistola”, e poi passando attraverso le forre, gli strapiombi e i canaloni dei fossi Martelluzzo e Vezza, anche il sito archeologico di Corviano di origine preistorica poi usato in epoca etrusca fino al medioevo, con abitazioni ipogee, necropoli, ruderi di cinte murarie e un castello diroccato. A Vitorchiano la Chiesa di San Michele Arcangelo, la chiesa di Santa Maria degli arrotini e la Casa di Santa Rosa nel centro storico medioevale.

Info: 3382129568

 


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8 settembre, 2018

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