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Lezioni di democrazia - Massimo Bordin, la voce di Radio Radicale, spiega come i politici continuano a ingannare i cittadini e torna sul caso Moro

“Grillo e il Movimento 5 stelle complottisti come Fanfani negli anni Cinquanta…”

di Stefania Moretti
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Viterbo –  Nulla di nuovo sotto il sole. E dire che la novità, dal “governo del cambiamento”, sarebbe il minimo sindacale. Succede, invece, che nell’eterno ritorno della politica italiana, perfino le formazioni più giovani sanno di stantio. “Prendete Grillo e il Movimento 5 stelle – declama Massimo Bordin dal teatro Caffeina -. Non sono originali neanche un po’. Le teorie complottiste sono sport nazionale dagli anni Cinquanta, per maggioranza e opposizione”. E cita Fanfani che, al congresso della Dc, incolpa le banche svizzere per la crisi del suo governo, “quando era evidente che il complotto serviva solo a indorare la pillola della sconfitta”.

Gallery: Lezioni di democrazia –  Massimo Bordin

Così ci ingannano i politici: sempre allo stesso modo. Bordin ne ha parlato anni fa in un libro a quattro mani con Massimo Teodori e ieri a Viterbo nella tre giorni di “Lezioni di democrazia”targata Caffeina.

Viterbo - Lezioni di democrazia - Massimo Bordin

La voce del mattino si materializza eccezionalmente nel tardo pomeriggio, accanto a Giacomo Barelli. Tra il pubblico c’è chi ascolta la sua rassegna stampa ogni giorno ma lo vede per la prima volta: la radio, del resto, almeno quella tradizionale, non restituisce immagini e a Bordin non servono per farsi ricordare. A otto anni dalle sue dimissioni dai vertici di Radio Radicale, lo chiamano ancora “direttore”. E se la sua “Stampa e regime”ha oltrepassato indenne i vent’anni di trasmissioni ininterrotte dev’esserci un perché.

Quella lettura commentata dei giornali, ogni mattina alle 7,35, – requiem più, requiem meno – è a sua immagine e somiglianza: attraversa la storia come questo signore del giornalismo che, da buon cronista, va a caccia dei dettagli e li racconta.

Viterbo - Lezioni di democrazia - Massimo Bordin con Giacomo Barelli

Un’oretta scarsa per smontare cinquanta sfumature di complotto, sguardo lucido e l’immancabile colpo di tosse. Dall’immigrazione – “lì non è cospirazionismo ma volontàdi far leva sulla paura”- alle toghe rosse che “indubbiamente un certo protagonismo ridondante l’hanno avuto”. Dagli hacker russi “da tener d’occhio ma non decisivi per la vittoria di Trump”al rapimento di Aldo Moro. “Un affaire che non si chiude mai, dove il ruolo delle Br è costantemente messo in discussione. Tempo fa, sul Fatto Quotidiano, un professore universitario dubitava perfino che Moro sia stato rapito in via Fani. Paradossale. Siamo al punto che i terroristi, che spesso farebbero bene a tacere, sono costretti puntualmente a rilasciare dichiarazioni per rivendicare sequestro e omicidio. Bisognerebbe sganciare Moro dal caso Moro, perchéle commissioni d’inchiesta e i tanti libri sulla sua fine lo hanno derubricato a protagonista di un giallo, ignorando lo statista che era. E lo trovo davvero riduttivo”.

Stefania Moretti


Lezioni di democrazia – Il programma di oggi e domani 

Sabato 22 settembre, alle 18, Edoardo Novelli parla de “Le campagne elettorali in italia. protagonisti, strumenti, teorie”. Momento centrale delle moderne democrazie, nel corso degli anni le campagne elettorali si sono trasformate. Pubblicitari, sondaggisti, esperti di marketing, hanno sostituito militanti, partiti e candidati; tecniche di campaigning e spot, strategie di media management e storytelling, la rete e i social network hanno preso il posto di manifesti, comizi, volantini.

Alle 19 Alessandro Gilioli con “Twit Republic, così la politica è diventata un social media”. Colloqui con Alessandro Gilioli, Vicedirettore dell’Espresso. La trasformazione ormai sembra completata: la politica è diventata comunicazione social. Possono più un twit o un post che dieci provvedimenti governativi. Ma la democrazia in tutto questo?

Alle 21,30 Piergiorgio Odifreddi con “La democrazia non esiste. Critica matematica della ragione politica”.
Imparare a ragionare politicamente e a formulare domande indiscrete, a partire da quella primordiale: siamo cittadini di un sistema democratico e palese, o sudditi di un regime totalitario e invisibile?

Domenica 23 settembre alle 16 Luigi Di Gregorio con “Demopatia”. La crisi delle democrazie contemporanee spiegata attraverso i mutamenti del demos. Come siamo cambiati e perché? E quanto questi cambiamenti impattano sul presente e sul futuro democratico?

Alle 17, Francesca Scopelliti, Sergio Talamo e Vittorio Pezzuto con “Enzo Tortora, lettere a Francesca”.
A quasi trent’anni dalla morte di Enzo Tortora, la sua compagna Francesca Scopelliti consegna alla memoria degli italiani una selezione delle lettere che il celebre giornalista e presentatore televisivo le scrisse dall’inferno del carcere nel quale era stato sbattuto per “pentito” dire.

Alle 18, Marco Ferrante parla di “Marchionne”. Alla fine dell’«era Marchionne», mentre sono ancora vive le polemiche tra sostenitori e detrattori, Marco Ferrante delinea un penetrante profilo della sua figura di leader solitario.

Infine alle 19, Stefano Feltri con Populismo sovrano. Spaventati dai fantasmi di una sovranità che sembra svanire, stiamo distruggendo proprio quegli strumenti che ci consentirebbero di ricostruirla in un mondo che non è più quello dominato dagli Stati nazionali.


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22 settembre, 2018

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